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FABBRICA EUROPA prosegue

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Riceviamo e pubblichiamo:

"FABBRICA EUROPA prosegue presentando Vivo e Coscienza di Luca Veggetti
al Teatro Cantiere Florida giovedì 28 maggio alle ore 21.

Il frammento Vivo e Coscienza di PIER PAOLO PASOLINI, é un balletto-cantata scritto per la Biennale di Venezia e rimasto incompiuto. Seguendo una forma ciclica propone uno schema dove l’opposizione tra vita e coscienza è incarnata da due personaggi antagonisti. Realizzando la loro identità rispettivamente attraverso danza e parola, essi sono in successione emblematici di un periodo storico diverso. Una forma mista e singolare che, nella sua relazione tra danza, parola e musica, riporta alle origini del teatro stesso. Ripercorrendo lo schema formale di Pasolini, il progetto di Luca Veggetti ne esplora tutte le possibilità. La voce poetica di FRANCESCO LEONETTI - poeta e amico personale di Pasolini, nonché attore emblematico in alcuni suoi film - registrata per l’occasione, è uno straordinario contributo artistico, un documento di valore inestimabile che sembra riportare in vita Pasolini stesso (ricorre quest’anno il quarantennale della sua morte) attraverso la toccante presenza vocale del suo amico e collaboratore.

 giovedì 28 maggio ore 21 > Teatro Cantiere Florida (via Pisana 111r, Firenze)

LUCA VEGGETTI

VIVO E COSCIENZA

da Vivo e Coscienza di Pier Paolo Pasolini (1963)

COREOGRAFIA, REGIA E DISPOSITIVO SCENICO: Luca Veggetti

MUSICA E PROGETTO SONORO: Paolo Aralla  -  LUCI: Paolo Latini

VOCE: Francesco Leonetti

CON: Francesca Bugelli, Pierluigi Castellini, Donato Demita, Laura Ghelli, Liber Dorizzi,

Giovanfrancesco Giannini, Helena Mannella, Sara Paternesi, Filippo Porro, Loredana Tarnovschi

PRODUZIONE: Fondazione Milano Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi

Il progetto esplora le possibilità offerte dal materiale relativo al balletto-cantata Vivo e Coscienza di Pier Paolo Pasolini. Scritto negli anni ’60 e rimasto incompiuto, avrebbe avuto la Biennale di Venezia come destinazione in una collaborazione con il compositore e direttore d'orchestra Bruno Maderna, e l'attrice Laura Betti. Seguendo una forma ciclica che ricorda quella dei Sette peccati capitali di Brecht/Weill o della Lulu di Wedekind/Berg, Pasolini propone uno schema dove l’opposizione tra vita e coscienza è incarnata da due personaggi antagonisti che, realizzando la loro identità rispettivamente attraverso danza e parola in una serie di gesti e situazioni ricorrenti, saranno in successione emblematici di un periodo diverso: Seicento, Rivoluzione Francese, Fascismo, Resistenza. Una forma mista e singolare che, nelle sua relazione tra danza, parola e musica, riporta alle origini del teatro stesso. Ripercorrendo lo schema formale di Pasolini, lo spettacolo si articola così in quattro scene e in quattro “danze” di: lavoro – rivoluzione – guerra – morte dove Vivo e Coscienza agiscono in contrappunto a un “coro” che assume in ogni quadro identità diverse. Data la natura frammentaria del testo di Pasolini, così come il fatto che dei quattro quadri previsti ne completò come dialogo solo il primo, ci è sembrato più interessante lavorare sul materiale delle didascalie, proponendo un rapporto di diegesi tra testo e azione. Questo ha introdotto, grazie all'idea di Marinella Guatterini, un elemento di grande rilievo e interesse nella produzione: la voce di Francesco Leonetti, poeta e amico personale di Pasolini, nonché attore emblematico in alcuni suoi film. La voce poetica di Leonetti, registrata per l’occasione con l'aiuto di Eleonora Fiorani, è uno straordinario contributo artistico, un documento di valore inestimabile che sembra riportare in vita Pasolini stesso attraverso la toccante presenza vocale del suo amico e collaboratore. Esso serve come tessuto connettivo al materiale musicale. Una partitura di grande spessore e interesse che il compositore Paolo Aralla costruisce in parte elaborando materiali musicali e sonori di epoche diverse, essa si aggancia alla struttura ciclica di Pasolini spaziando dalla ieratica musica del ‘600 sino a materiali popolari del dopoguerra. A questa si aggiunge inoltre un progetto sonoro che, esplorando le possibilità di captazione del movimento, ne sfrutta il loro trattamento in tempo reale. I danzatori grazie a un particolare dispositivo audio inserito nei tavoli scenografici trasformano il movimento in suono.
Luca Veggetti

VIVO E COSCIENZA, IL BALLETTO DI PASOLINI

“Vivo, rozzo adolescente, sta lavorando la terra; a scelta può potare le vigne o falciare l’erba con una grande falce celtica, o fare la raccolta delle mele, o arare; un lavoro antico perché siamo nel 1660. Vivo potrebbe però anche essere un pastore abruzzese o pugliese, o un marinaio, o un pescatore; potrebbe trovarsi su una spiaggetta a Terracina, a Napoli, ad Amalfi, ad accomodare le reti, a tirare in secco la barca…Poiché è pura vita, il suo lavoro è una danza…”. Inizia così l’abbozzo del balletto cantato Vivo e Coscienza che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1963, con l’idea di destinarlo al coreografo francese Maurice Béjart. Il recupero del libretto non avvenne prima del 1998, grazie a Laura Betti, mentre la sua pubblicazione è successiva (in Pier Paolo Pasolini Teatro, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Meridiani Mondadori, 2001). (...) La breve traccia di Vivo e Coscienza è suddivisa in quattro episodi e giustappone continuamente i due protagonisti del titolo. (...) “Verrà un giorno in cui la Vita sarà Coscienza e la Coscienza Vita”, conclude Pasolini, siglando un’allegoria coreutica che potrebbe sembrare ingenua. In realtà, i risvolti etici del libretto provano quanto lo scrittore-regista avesse colto il bisogno di nuova tensione ideale nella danza degli anni Sessanta. Doppiamente calzante sarebbe stata la destinazione béjartiana se si considera la struttura corale delle azioni coreografiche, destinate a un largo numero di ballerini e decisive per illustrare gli ambienti storico-sociali in cui si colloca l’impossibile dialettica tra i due protagonisti. (...). Vivo e Coscienza è un abbozzo curioso, greve di simboli, assai difficile da mettere in scena (...), ma sprigiona un fascino particolare. Certe immagini faunesche, caravaggesche, gotiche e neorealiste - la contrapposizione tra Vivo e Coscienza -, ovvero il dissidio tra corpo e lingua, tra passione e ideologia, rimandano all’elogio della danza in Nietzsche, che inneggiò alla libertà tragica e alla smemoratezza del corpo contro la prigionia ideologica. Idee influenti e non poco nella nuova danza a partire dal dopoguerra.

Marinella Guatterini"

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 05 Giugno 2015 15:39 )  

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