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L'OROLOGIO DELLA STORIA

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Questa guerra ci ha reso tutti diversi da quello che credevamo di essere. D'altronde è accaduto anche con la c.d. pandemia di Covid 19 che ha flagellato tutti negli ultimi due anni. Ambedue le circostanze, gravi e terribili, riferendomi all'epidemia e alla guerra in atto in Europa ( non saprei darle altro nome perché rifuggo da tutti quelli "tecnici" sempre usati dai guerrafondai di turno, ovvero, azione di polizia internazionale piuttosto che azione di pace o guerra preventiva ecc...) ci hanno cambiati, ma non come ci dicevamo fra di noi giusto due anni fa, ma bensì in peggio.

Questa osservazione, però, vale molto di più per il primo evento e molto meno per il secondo, ovvero mi riferisco alla guerra in Ucraina. In questo secondo caso sarebbe più giusto affermare he non siamo cambiati realmente, ma che ci siamo scoperti per quello che eravamo, ovvero irriflessivi, di parte, alla ricerca di un antagonista comunque sia che ci rassicuri sulle nostre qualità e sulla bontà del nostro agire, che ci confermi, insomma, nelle nostre certezze sia pure in assenza di prospettive tranquillizzanti. Essere convinti di avere ragione, sia pure soccombendo a eventi che trascendono da noi, ci tranquillizza e ci pone al riparo dai possibili morsi della nostra coscienza, e avere una coscienza è molto importante. Tuttavia, in circostanze come quella che stiamo attraversando, occorre anche altro per attrezzarsi a dovere in modo da affrontare i temi che abbiamo davanti.

Dico questo perché tutti noi ci ripetiamo con una certa angoscia come e quando usciremo da questa specie di incubo, inaspettato ( ma solo per noi uomini e donne della strada ) del conflitto in Europa che tanto ci angustia e che tanto modifica le nostre vite, per il momento, solo in termini economici. Da molte parti leggo alcuni parallelismi che riguardano gli eventi dell'ultimo grande conflitto mondiale, e che spingerebbero a ragionare nella stessa direzione con la quale, le allora democrazie occidentali affrontarono, tardivamente ma poi efficacemente, i termini del conflitto. La storia, mi si dice, deve insegnare. E infatti la storia insegna, ma non insegna a ripercorrere esattamente la stessa strada, e questo perché la strada non è mai esattamente la stessa.

La storia ci insegna che occorre verificare sempre le circostanze nelle quali ci troviamo a vivere in un certo contesto, non che i contesti sono sempre uguali a sé stessi. Ora, per fare un onesto parallelismo con l'ultimo conflitto mondiale, possiamo dire che se, allora e con una certa lungimiranza, le potenze "democratiche" ( lo metto fra virgolette perché in quelle democrazie i diritti civili e sociali erano pressoché assenti...) avessero tenuto conto del modo con cui la crisi che determinò poi quanto avvenne il 1mo settembre del '39, avessero lavorato diversamente per impedire ciò che poi le trascinò nel conflitto, probabilmente la storia sarebbe stata diversa. Se non si comprende come si è entrati dentro una nassa, (termine da pescatori ma credo comprensibile,...) sarà difficile poi uscirne indenni; perché un'altra lezione della storia ci dice che, varcato un Rubicone non si torna indietro e la strada è segnata.

Ciò che, mi auguro, possiamo avere imparato dalla storia, non come evento già accaduto, ma come fatto possibile e talvolta ineludibile nel comune interesse, è ritornare sui nostri passi e riattraversare quel limite senza pensare di aver rinunciato alle nostre ragioni, al nostro onore o avere abdicato alla nostra coscienza, per scrivere una diversa storia. Si potrebbe obbiettare che in termini concreti non sto proponendo nulla, e nemmeno sarebbe giusto o importante lo facessi, dal momento che qui parliamo fra pochi amici e il nostro dire è e sarà di nessuna rilevanza, ma io penso che ogni azione umana prende le mosse da interessi o da principi.

Spesso dai primi mascherati da secondi. Ecco: nessun principio può ledere l'uomo in quanto tale perché un principio generale è che l'uomo deve essere un fine e non un mezzo. Se continueremo a scambiarlo per un mezzo destinato ad altri fini, la storia non ci avrà insegnato nulla, e nemmeno gli svizzeri, con i loro 365.000 rifugi antiatomici e l'app che gli avviserà dell'arrivo degli ICBM vedranno niente di simile a quanto sono in grado di vedere adesso. L'orologio della storia è a 98 secondi alla mezzanotte. Non stiamo a guardarlo procedere, fermiamolo.

 

 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 18 Marzo 2022 09:33 )  

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