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Programma del teatro della Pergola- Firenze

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PROGRAMMA

22 marzo – 3 aprile | Teatro della Pergola

(ore 20:45; giovedì, ore 18:45; domenica, ore 15:45; riposo lunedì 28 marzo)

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo, Fondazione Teatro della Toscana

Francesco Pannofino, Iaia Forte, Erasmo Genzini, Carmine Recano, Simona Marchini

MINE VAGANTI - uno spettacolo di Ferzan Ozpetek

con (ordine alfabetico) Roberta Astuti, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini, Edoardo Purgatori - scene Luigi Ferrigno - costumi Alessandro Lai - luci Pasquale Mari

Durata: 2 h, compreso intervallo.

Sentimenti, malinconie, risate, immutate dal cinema al palcoscenico con Mine vaganti al Teatro della Pergola dal 22 marzo al 3 aprile. Ferzan Ozpetek firma la sua prima regia teatrale mettendo in scena l’adattamento di uno dei suoi pluripremiati film (numerosi David di Donatello, Nastri d’Argento, Globi d’Oro). In scena, Francesco Pannofino, Iaia Forte, Erasmo Genzini, Carmine Recano, Simona Marchini, con Roberta Astuti, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini, Edoardo Purgatori.

Lunedì 28 marzo, alle 20:45, Mine vaganti consegna il palco per una sera a Ozpetek in persona, che torna con il suo one man show Ferzaneide – Sono ia! È l’occasione per un nuovo viaggio sentimentale attraverso il racconto dei suoi ricordi, delle suggestioni e delle figure umane che hanno ispirato molte delle sue pellicole, come Mine vaganti.

Al centro di Mine vaganti troviamo la famiglia Cantone, proprietaria di un pastificio in un piccolo paese del Sud Italia, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità l’azienda ai figli.

Tutto precipita quando il figlio Antonio si dichiara omosessuale, battendo sul tempo il secondogenito Tommaso, tornato da Roma per raccontare anch’egli la sua verità. Una favola agrodolce che lascia intatto lo spirito essenzialmente intrigante, attraente e al contempo umoristico della pellicola e in cui il pubblico è chiamato a interagire con gli attori, che spesso recitano in platea come se fossero nella piazza del paese.

La piazza/pubblico è il cuore pulsante che scandisce i battiti della pièce al Teatro della Pergola dal 22 marzo al 3 aprile. Una prospettiva che si realizza con un cast corale e una progressione drammaturgica che ha il sapore di una favola dolce-amara, che fa riflettere con leggerezza e infilza il perbenismo manicheo della famiglia del Sud in cui tutto è plasticamente immobile: i genitori non possono accettare ciò che è fuori dal recinto della “normalità” e i figli si caricano sulle spalle, per anni, il peso del silenzio; ché nulla deve cambiare. D’altronde il tabù è quello della vergogna sociale, la famiglia non può accettare lo sguardo degli altri e le voci, si sa, in paese corrono.

Spiega Ferzan Ozpetek: «Ho tralasciato circostanze che mi piacevano tanto, ma quello che il cinema mostra, il teatro nasconde, e così ho sacrificato scene e ne ho inventate altre, anche per dare nuova linfa all’allestimento. L’ambientazione pure cambia. Ora una vicenda del genere non potrebbe reggere nel Salento, perciò l’ho ambientata in una cittadina tipo Gragnano o lì vicino. In un posto dove un coming out ancora susciterebbe scandalo.

Racconto storie di persone, di scelte sessuali, di fatica ad adeguarsi a un cambiamento sociale ormai irreversibile. Qui la parte del pater familias è emblematica, oltre che drammatica e ironica allo stesso tempo.

Le emozioni dei primi piani hanno ceduto il posto a punteggiatura e parole; i tre amici gay sono diventati due e ho integrato le parti con uno spettacolino per poter marcare, facendone perfino una caricatura, quelle loro caratteristiche che prima arrivavano alla gente secondo le modalità mediate dallo schermo. Il teatro può permettersi il lusso dei silenzi, ma devono essere esilaranti, altrimenti vanno riempiti con molte frasi e una modulazione forte, travolgente. A questo proposito, ho tratto spunto da personali esperienze.

A teatro non ci si dovrebbe mai annoiare. Sono partito da questo per evitare che lo spettacolo fosse lento. Ho optato per un ritmo continuo, che non si ferma, anche durante il cambio delle scene. Qui c’è il merito di Luigi Ferrigno che si è inventato un gioco di movimenti con i tendaggi; anche le luci di Pasquale Mari fanno la loro parte, lo stesso per i costumi di Alessandro Lai, colorati e sgargianti.

Ho realizzato una commedia che mi farebbe piacere andare a vedere a teatro, dove lo spettatore è parte integrante della messa in scena e interagisce con gli attori».

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 18 Marzo 2022 17:56 )  

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