Impressioni su Pratolini - Raramente ho trovato – nella mia vita di studioso, di lettore – affinità tali da rendermi “simpatico” un artista, ancor prima di
leggere quello che aveva effettivamente scritto. E non solo per una questione geografica (Lui era nato a Firenze, io Fiesole), ma soprattutto per alcune somiglianze dedotte dalla semplice biografia. Innanzitutto, come me era autodidatta. Arrivato a frequentare le lezioni universitarie, non dava esami (non poteva farlo): le frequentava per amore, perché sentiva che gli erano necessarie, importanti. In secondo luogo, Pratolini ebbe una miriadi di esperienze, non solo lavorative, nella sua vita: fatto che si avverte leggendo le sue opere, da “Cronaca familiare” a “Metello”, giacché in esse butta la sua stessa vita, magari sistemandola un pò per creare una forma letteraria; ma pur sempre c’è. Successivamente, potremo parlare della padronanza che aveva dello scritto in toto, non soltanto a livello di contenuto ma anche nella forma, alternando ipotassi e paratassi in modo esemplare, senza stancare la lettura.
In particolare, dei pochi libri che ho letto su di Lui, rilevante mi è parso “Cronaca familiare”, forse un pò sottovalutato dalla critica perché uno dei primi scritti rilevanti di Pratolini – quindi ancora acerbo – e perché scritto in prima persona. Esso narra della storia dell’autore fiorentino con suo fratello (altro tratto affine al mio), con una liricità che talvolta frantuma il muro della prosa, per entrare in quello della poesia senza versi. In verità, dapprima non
sembrerebbe così: lunghe e noiose descrizioni dei luoghi, delle persone accompagnano il lettore, che rimane perplesso. Ma già dai primi fatti, azioni, si capisce che quello di prima non era che un antefatto della storia, la quale diviene pure commuovente verso la fine, nel calvario del fratello all’ospedale romano.
Vi sono insomma tutti gli elementi, anche quelli tralasciati in questo mio breve scritto, per collocare Pratolini come uno dei più importanti narratori del secolo scorso, soprattutto per aver saputo raccontare la poliedricità dell’essere umano sotto tutti i punti di vista (politico, sociale, psicologico, ecc.).
Luca Vitali Rosati
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