LAVORO DA MORIRE
scritto e diretto da Riccardo Rombi. Con Jacopo Gori
Teatro Corsini, Barberino di Mugello
(in replica al Teatro Puccini di Firenze il 14, 15 e 16 dicembre)
A Pietro
Dare un nome e un volto ai morti sul lavoro. Perché non restino fantasmi. Perché le loro storie, di uomini e di donne, diventino parte di una memoria collettiva; parte di una storia come lo sono piazza Fontana, piazza della Loggia, la stazione di Bologna, l’Italicus o Ustica. E perché si vada oltre il vestito della domenica, perché una vittima del lavoro sia ricordata e rimanga da monito ben oltre i funerali, i fiori e le frasi di circostanza.
Ed è proprio da quel vestito della domenica, quello che ci si mette per le feste, ma anche nella tomba, che comincia la storia di Mario e di “Lavoro da Morire”. Ci sono l’infanzia, i sogni, gli affetti, le paure, ci sono l’amore, la voglia di emancipazione e di riscatto, c’è la rassegnazione. Quello di Mario è il racconto di uno dei tanti operai morti di “malattia professionale”, cancellati dalla nostra memoria da un paese che deve crescere a tutti i costi, che deve andare avanti senza badare se sulla sua strada non resta che un cimitero di croci. Il progresso. Il sacrificio per il progresso. Sembra di sentire echi lontani, di quella Cina che propaganda i valori asiatici della rinuncia dell’oggi per il bene del domani. Ma siamo maledettamente qui, in Italia. A morire come a migliaia e migliaia di chilometri da noi.
La bellezza di un testo, come quello scritto da Riccardo Rombi, sta nella sua verità. Che non è fatta di sermoni, ma di semplici ma autentici brandelli di una vita presa a schiaffi dall’indifferenza e che pretende la dignità di essere raccontata. Una verità sostenuta anche dalla buona prova di Jacopo Gori, un attore non professionista che recita con dignità e con la consapevolezza di chi sa, avendo lavorato nei cantieri navali di Viareggio, cosa significhi essere un operaio oggi. Ancora oggi.
La serata del Corsini di Barberino di Mugello è stata dedicata alla memoria di Pietro Mirabelli, il minatore, morto in Svizzera in un incidente sul lavoro, dopo che già era diventato il simbolo della lotta contro le «morti bianche» dei cantieri dell’Alta Velocità del Mugello. Per onorare la sua memoria è nato un comitato che sta raccogliendo le firme per inviare una lettera al Presidente della Repubblica.
Giulio Gori
scritto e diretto da Riccardo Rombi. Con Jacopo Gori
Teatro Corsini, Barberino di Mugello
(in replica al Teatro Puccini di Firenze il 14, 15 e 16 dicembre)
A Pietro
Dare un nome e un volto ai morti sul lavoro. Perché non restino fantasmi. Perché le loro storie, di uomini e di donne, diventino parte di una memoria collettiva; parte di una storia come lo sono piazza Fontana, piazza della Loggia, la stazione di Bologna, l’Italicus o Ustica. E perché si vada oltre il vestito della domenica, perché una vittima del lavoro sia ricordata e rimanga da monito ben oltre i funerali, i fiori e le frasi di circostanza.
Ed è proprio da quel vestito della domenica, quello che ci si mette per le feste, ma anche nella tomba, che comincia la storia di Mario e di “Lavoro da Morire”. Ci sono l’infanzia, i sogni, gli affetti, le paure, ci sono l’amore, la voglia di emancipazione e di riscatto, c’è la rassegnazione. Quello di Mario è il racconto di uno dei tanti operai morti di “malattia professionale”, cancellati dalla nostra memoria da un paese che deve crescere a tutti i costi, che deve andare avanti senza badare se sulla sua strada non resta che un cimitero di croci. Il progresso. Il sacrificio per il progresso. Sembra di sentire echi lontani, di quella Cina che propaganda i valori asiatici della rinuncia dell’oggi per il bene del domani. Ma siamo maledettamente qui, in Italia. A morire come a migliaia e migliaia di chilometri da noi.
La bellezza di un testo, come quello scritto da Riccardo Rombi, sta nella sua verità. Che non è fatta di sermoni, ma di semplici ma autentici brandelli di una vita presa a schiaffi dall’indifferenza e che pretende la dignità di essere raccontata. Una verità sostenuta anche dalla buona prova di Jacopo Gori, un attore non professionista che recita con dignità e con la consapevolezza di chi sa, avendo lavorato nei cantieri navali di Viareggio, cosa significhi essere un operaio oggi. Ancora oggi.
La serata del Corsini di Barberino di Mugello è stata dedicata alla memoria di Pietro Mirabelli, il minatore, morto in Svizzera in un incidente sul lavoro, dopo che già era diventato il simbolo della lotta contro le «morti bianche» dei cantieri dell’Alta Velocità del Mugello. Per onorare la sua memoria è nato un comitato che sta raccogliendo le firme per inviare una lettera al Presidente della Repubblica.
Giulio Gori
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