Thomas Pynchon, Contro il giorno, Milano, Rizzoli, 2009
Con il suo ultimo libro tradotto in lingua italiana (uscito negli USA nel 2006), Thomas Pynchon trasporta i suoi affezionati lettori sulla aeronave dei ‘Compari del Caso’, per accompagnarli in un viaggio ai limiti del reale – e molto spesso oltre i suoi confini – attraverso la storia e la geografia mondiale, negli anni che vanno dalla Celebrazione del centenario della scoperta dell’America (1892), fin dentro l’orrore della Grande Guerra. Ma la distanza siderale da cui il loro dirigibile osserva i fatti degli uomini, è anche una distanza morale, metafisica, letteraria.
Contro il giorno, è titolo che si presta a molteplici interpretazioni. E non a caso la traduzione francese ne ha messo in luce una delle possibili stratificazioni: Contre-Jour, infatti, non è solo la lotta contro il tempo che scorre inesorabile e ‘unico’ (senza possibili alternative), ma è anche il ‘controluce’ della realtà che si presenta ai nostri occhi. E la copertina dell’edizione italiana, se da un lato ha fortemente semplificato l’idea grafica originale (che presentava la fotografia di un libro dal titolo: Against the Day) è utile per mettere in luce questa particolare stratificazione di significato. Le scritte di copertina, infatti, appaiono ‘stratificate’, sdoppiate sotto la superficie come a rivelare una possibile realtà ‘al di sotto’ della comune percezione – una dimensione nascosta, ma capace di emergere inaspettatamente, fino a confondersi con quello che comunemente viene definito come ‘reale’. E, all’interno del libro, assisteremo a innumerevoli casi di ‘bilocazione’: personaggi che improvvisamente si sdoppiano o si scoprono riflesso di altri (eclatante il caso dei palindromi Renfrew-Werfner), vicende che a un certo punto si separano nei modi più inattesi (quando, per esempio, la nave da crociera Stupendica si sdoppia nell’incrociatore Imperator Maximilian, bilocando di conseguenza i suoi passeggeri, a seconda del ponte su cui si trovavano al momento della ‘trasformazione’, pp.539-49); e molti, molti altri imprevedibili, inconcepibili e quasi inimmaginabili modi di applicare questa ‘logica alternativa’ alla realtà data.
Ma interrompiamo questa analisi, e torniamo al nodo di disgiunzione. Possiamo anche dimenticare tutte le precedenti affermazioni, per scoprire in alternativa che Contre-Jour è anche una vera e propria lotta ‘contro la luce’, una battaglia in cui le ragioni della scienza si mescolano con quelle della politica e dell’economia: ed il libro lo conferma in numerosi casi. Infatti l’elettrificazione del mondo ‘civilizzato’ a cavallo tra i due secoli è spesso presentata da Pynchon come origine segreta di tutti i suoi mali: e il grande ‘cattivo’ della vicenda è appunto Scarsdale Vibe, figura – forse un poco stilizzata – del ricco imprenditore con le mani in pasta dappertutto, in lotta contro gli anarchici, ma soprattutto contro gli scienziati più innovatori e ‘mistici’, che studiano le tecnologie non solo per il loro utilizzo pratico (in primis il mitico Tesla); e non mancano poi sezioni apocalittico-allegoriche, come quella in cui l’arrivo dell’elettricità è rappresentato come una maledizione trasportata da incauti avventurieri, risvegliata da un sonno millenario nei ghiacci artici (pp.162-69, dove influenze filmiche – La cosa da un altro mondo e King Kong – si mescolano a tratti biblici e danteschi).
Ma l’elenco potrebbe proseguire molto a lungo, e, non si dimentichi, finora stiamo ragionando solo sulle possibili interpretazioni del titolo di un libro che, nell’edizione italiana, conta ben 1127 pagine… Perché, naturalmente, la vicenda dei ‘Compari del caso’ è solo il filo conduttore di un immenso intreccio di altre vicende, che si intersecano nei modi più sorprendenti e spesso disorientano il lettore con la loro imprevedibilità (anche a livello di semplice comprensione razionale). Ma forse proprio qui risiede il più grande fascino di questo libro, costruito con la sapienza e l’abilità di uno scrittore ormai affermatosi e pienamente conscio dei propri mezzi. Il fascino di un labirinto che a tratti lascia trasparire una parvenza di ragnatela – un ordine intrinseco che si avverte come presente, ma non si riesce pienamente a catturare. E non a caso, uno dei personaggi principali del libro – o meglio: quello attorno a cui ruotano gran parte delle vicende – porta proprio il nome di Webb (che inevitabilmente riecheggia l’inglese ‘ragnatela’).
Ma questa vuole essere solo la rapida presentazione di un libro – libro che potrebbe offrire innumerevoli occasioni di riflessione critica (per un esempio della loro mole possibile, rimando all’utilissimo ma a tratti dispersivo progetto WIKI: http://against-the-day.pynchonwiki.com/wiki/index.php?title=Main_Page). Occorre quindi limitarsi all’essenziale – o meglio: a ciò che potrebbe convincere (o distogliere) un lettore ad affrontare questa impresa.
Come ultima annotazione, mi pare giusto concludere con alcune osservazioni sullo stile – indubbiamente uno dei maggiori punti di forza di questa opera. E la scrittura scelta da Pynchon per presentarci questo suo viaggio (o lotta) contro il giorno, riflette perfettamente le caratteristiche della vicenda narrata. Quel senso di mistero irrisolvibile, quel gusto per la complicazione e l’inatteso, trova perfetta corrispondenza in uno stile fortemente allusivo e a tratti inestricabile, che mai esaurisce pienamente il suo referente, mantenendosi sempre ai limiti del possibile, aprendo al lettore un susseguirsi di spiragli affascinanti ma mai pienamente definiti, in cui la sua immaginazione possa liberamente operare. Unico modo per darne un’idea, è riportarne un breve tratto:
(il punto di vista è quello dall’aeronave dei ‘Compari del caso’, su una nebbiosa città delle Fiandre) «Miles, guardando da questa altitudine in fuori, verso le umide distanze, all’esitante oscurità in cui poco poteva leggersi su un bassopiano anticamente aggiogato a un destino, salvo una maledizione, contemplava la pallida vastità del crepuscolo con la sua sospesa, ermetica allusività. Che cos’era in procinto di emergere dalla notte, appena dietro la curvatura della terra? La nebbia dai canali saliva verso la nave. Per un attimo emerse un boschetto confuso e isolato di salici… nubi basse a distanza velavano il sole, spezzavano la luce in suggestioni di una città nascosta dietro quello che stava lì, visibile, abbozzata in ombre color bigio e rosa sciupato… nulla di così sacro o strenuamente ricercato come Shambhala, macchiata di una persistente componente di nero in tutta la luce che spazzava questa terra bassa, scorrendo sopra città morte, sopra canali fermi come specchi… ombre nere, tempesta e visitazione, profezia, follia…» (p.577)
Simone Rebora
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