Niente
sesso siamo inglesi di Anthony Marriot e
Alistair Foot, adattamento di Gianfelice Imparato, regia di Renato Giordano
Con Erica Blanc, Gianfelice Imparato, Valerio Santoro, Loredana Giordano. Scene
e costumi di Aldo Buti
Al Teatro della Pergola fino al 4 gennaio 2009
Messo in scena a Londra dal 1971 al 1987 con il primato di 6761
rappresentazioni consecutive, la commedia di Anthony Marriot e Alistair Foot
(portata al cinema nel 1973 ad opera di Cliff Owen) viene oggi riproposta con
la sagace trovata di un’ambientazione vaticana che ne amplifica la portata
narrativa, materializzando in modo decisivo le ragioni di imbarazzo dei
protagonisti borghesi, costretti loro malgrado a ritrovarsi la casa invasa da
prodotti pornografici.
Nonostante una fabula piuttosto inverosimile e toni assi frivoli, si tratta di
un lavoro che merita attenzione per la capacità calibrata di unire comicità
verbale e fisica, con un intreccio che ne amplifica efficacemente la
progressione. Di fronte a una prima parte che si regge sulla lenta scansione di
pur garbate trovate registiche (dal citofono aziendale, all’organo che censura
i termini osceni), la seconda è invece fondata, più saggiamente, sullo sviluppo
narrativo e sulla capacità degli interpreti di sostenere gli altissimi ritmi
scenici, lasciando proprio sulle spalle degli attori la maggiore responsabilità
della sfida.
Nei primi passi di questo “Niente sesso siamo inglesi” emerge del resto
evidente la carenza di concentrazione degli commedianti. Santoro e Giordano
calcano le battute, quasi a sottolinearle, commettendo l’errore capitale per un
comico, ovvero rendendo palese il timore che le ironie non facciano ridere. Woody
Allen avrebbe eccepito che è meglio piazzare lazzi e sberleffi di soppiatto,
quasi sottovoce, perché un’arguzia che esce a denti stretti ha un effetto
infinitamente più devastante. Ma ancor di più, Imparato è freddo e legnoso e la
sua dinamicità tarda a scalpitare. Ma come un deus ex machina, l’entrata in
scena di una vulcanica Erica Blanc (pur arrivata da pochissimo nella compagnia)
dà la carica alla truppa: voluttuosa e provocante come una vera diva, sfarzosa
fino ai limiti del grottesco, dipinge una borghese dai modi villani cui non manca
nulla la per somigliare a un lampadario Liberty. L’effetto scenico di questo
maestoso carro armato, che, impertinente, richiama lo stile tutt’altro che
minimal della Sofia Loren delle ultime decadi, presta un impulso decisivo ai
compagni; soprattutto ad Imparato, che diviene infine il vero mattatore del
palcoscenico.
Ed è proprio quando gli attori danno la sensazione di divertirsi, di
dimenticare la responsabilità di fare ridere a tutti i costi, facendo spazio
alla spontaneità, che la rappresentazione decolla in una spiritosa esplosione
di energia.
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