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Un tuffo nel passato ...verso gli Oscar

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THE ARTIST.
Un tuffo nel passato aspettando gli Oscar 2012.

Hollywood 1927. George Valentin, star del cinema muto, cavalca l’onda del successo; è il volto indiscusso del grande schermo, si lascia coccolare dai suoi fans e le sue interpretazioni in film d’avventura e storie d’amore finiscono su tutte le prime pagine dei rotocalchi americani.
La sua fama sembra inattaccabile ma qualcosa sta cambiando. La grande macchina cinematografica hollywoodiana si appresta ad aprire le porte al sonoro, lasciandosi alle spalle tutto ciò che è parte del passato, di quel cinema che per anni aveva accompagnato il pubblico americano e che adesso sembra pronto ad essere dimenticato per sempre.
George si ritrova così a fare i conti con i nuovi volti del cinema sonoro che poco a poco lo trascineranno nella spirale del fallimento. La sua stella si sta oscurando per lasciare il posto ad una ancora più brillante; quella di Peppy Miller, una giovane comparsa che, di lì a poco, dopo aver ottenuto una piccola parte nell’ultimo film di George, scalerà la vetta del successo incarnando l’emblema della nuova frontiera del cinema.
Due destini incrociati che porteranno i  protagonisti a scontrarsi ed incontrarsi dietro l’obiettivo della macchina da presa e nella vita reale.

A sole due settimane dall’evento cinematografico californiano dell’anno, il film diretto da Michel Hazanavicius, già premiato all’ultima edizione del Festival di Cannes per la categoria miglior attore protagonista, è una tra le pellicole più quotate ad aggiudicarsi la prestigiosa statuetta dorata dell’Accademy Award.
Dieci sono le nominations per The Artist nelle categorie di “miglior film”, “miglior interpretazione maschile”, “miglior attrice di supporto”, “fotografia”, “costumi”, “regia”, “scenografia”, “montaggio”, “musiche” e “sceneggiatura”.
Nel 2012, dove il cinema dei grandi registi d’oltre oceano è pervaso dalla tecnica del digitale, del 3D e dello stop-motion, qualcuno ha trovato il coraggio di proporre al grande pubblico internazionale una pellicola in bianco e nero, completamente muta, rigorosamente girata in quattro terzi come vuole la tradizione cinematografica precedente gli anni ’50 e dove le battute degli attori sono riportate dai tipici cartelli dell’epoca.
Un piccolo gioiello del passato che, grazie all’estrosità e alla fantasia del regista francese, si materializza come per magia nel XXI secolo trascinando il pubblico nella Hollywood degli anni ’30.
“Coltivavo la fantasia di realizzare un film muto. Ma soprattutto perché una scelta di questo genere impone a un regista di affrontare le proprie responsabilità e di adottare un modo molto particolare di raccontare una storia. Non è più compito dello sceneggiatore o degli attori raccontare la storia, spetta solo al regista farlo. E’ un tipo di cinema dove tutto passa attraverso le immagini, attraverso l’organizzazione dei segni che un regista trasmette agli spettatori. E poi è un cinema molto emozionale e sensoriale. E’ un lavoro appassionante. Mi sembrava una sfida magnifica e sentivo che se fossi riuscito a portarla a termine, sarebbe stato molto gratificante”.
Sono queste le parole del regista che, con grande maestria, è riuscito a vincere la sua sfida e quella ancor più difficile di portare al successo un film che esce totalmente dai canoni del cinema di oggi.
Un viaggio appassionante in un passato che nessuno di noi ha vissuto e che conosciamo grazie ai racconti, alle testimonianze storiche e alle preziose bobine cinematografiche giunte fino ai giorni nostri.
Un piacere per lo sguardo, catturato dalle espressioni dei volti e dai movimenti sinuosi dei corpi dei protagonisti al ritmo di tip tap e charleston tra pailettes e lustrini tipici degli abiti dell’epoca e per l’udito, deliziato dalle musiche che seguono le movenze degli attori dando voce ad una carezza, ad un movimento della mano, all’andatura affaticata di un attore ormai finito nel dimenticatoio e a quella vivace di chi si avvicina al successo.
Una storia emozionante ed esilarante allo stesso tempo, in cui lo spettatore è catapultato nella Hollywood degli anni ’30 e dove vi rimane intrappolato con estremo piacere dal primo all’ultimo minuto, ammaliato dalla potenza affettiva del bianco e nero e dalla forza espressiva di Jean Dujardin nel ruolo di George Valentin e di Bérénice Bejo in quello di Peppy Miller.
Chissà se The Artist riuscirà a sottrarre lo scettro dorato ai grandi del cinema americano. Per saperlo dovremmo aspettare il 26 febbraio quando, durante la cerimonia di premiazione dell’84esima edizione degli Oscar, verranno consegnate le tanto ambite statuette.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 10 Febbraio 2012 19:47 )  

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