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La questione basca

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Dopo la salita al potere di Zapatero, determinata dalla gestione dell’attentato dell’11 marzo da parte del PP e di Aznar, la questione basca è arrivata ad un punto di svolta storico: per la prima volta, dopo anni di lotta armata, il movimento indipendentista basco e il governo spagnolo hanno intavolato una discussione per cercare di risolvere il conflitto su base politica e non militare.La vittoria alle elezioni del PSOE è avvenuta in un momento molto delicato rispetto alla questione basca: difatti, una delle ultime mosse del PP, prima di passare il testimone ai socialisti, era stata quella di approvare la Ley Organica de Partidos Politicos, grazie alla quale la polizia basca aveva potuto procedere alla chiusura di tutte le sedi delle organizzazioni della sinistra indipendentista e alla liquidazione delle loro finanze.La legge prevedeva, secondo il teorema utilizzato anche dal giudice Garzon, che tutte le espressioni politiche che non aveva mai condannato esplicitamente le azioni armate dell’ETA, erano anch’esse da considerarsi terroristiche. La sinistra indipendentista rispose a quel tentativo di delegittimazione e emarginazione in modo compatto, costringendo lo stesso PNV (che potremmo definire la democrazia cristiana basca) a posizioni misurate, condite da un leggero imbarazzo.

La dimostrazione di quanto questa legge fosse inopportuna è arrivata in modo ufficiale con il voto per il referendum riguardo alla costituzione europea, per il quale l’affluenza alle urne è stata molto bassa e la percentuale dei no ha raggiunto un livello molto alto rispetto al resto della Spagna, ma soprattutto con il voto delle regionali di qualche mese dopo: Batasuna, in quel periodo, invitò il governo spagnolo a tornare sui suoi passi, dichiarando che comunque fossero andate le cose sarebbe stato presente alle elezioni. Il PSOE, che a parole si dichiarava già disponibile all’apertura di un confronto con il popolo basco, non fece niente per permettere a Batasuna di candidare i propri rappresentanti alle regionali, ma una settimana prima del voto fu presentato il Partito Comunista delle Terre Basche. Otegi dichiarò che Batasuna avrebbe dato il suo totale appoggio a questo partito, nato nel 2002 e sempre rimasto nell’ombra.Da parte del PP vi fu l’ennesima levata di scudi con l’obiettivo di escludere i nuovi candidati dalla lista elettorale: il tentativo non andò a buon fine. Sia il PSOE, sia il PP, sia lo stesso PNV, uscirono ridimensionati rispetto al voto di quattro anni prima, mentre il Partito Comunista delle Terre Basche guadagnò voti rispetto a quelli che alle elezioni precedenti aveva ottenuto Batasuna.Il popolo basco aveva dimostrato che una legge non era in grado di cancellare una lotta basata su un sentimento popolare così diffuso.È stato questo il momento in cui Zapatero ha preso veramente in considerazione la proposta di pace che era stata avanzata da Batasuna: la sinistra indipendentista aveva lanciato un appello affinché  il conflitto basco potesse esser risolto da un processo democratico cui avrebbero dovuto partecipare tutte le componenti basche, mentre con Madrid e Parigi sarebbe dovuta esser avviata una trattativa rispetto ai numerosissimi prigionieri politici vittime della dispersione.Nel frattempo ETA si preparava a lanciare il “cessato il fuoco” permanente perché il processo di pace potesse fare il suo corso.Adesso facciamo un salto che abbraccia un arco temporale di quasi 18 mesi: arriviamo al 30 dicembre 2006. Un furgone,  esplode in un parcheggio antistante l’aeroporto di Madrid: due morti, numerosi feriti oltre ai danni arrecati alla struttura. ETA aveva avvisato le autorità competenti un’ora prima dell’esplosione. Per il gruppo Euskadi ta Askatasuna l’attentato rappresenta un salto di qualità: fonti ufficiali (anche se discordanti tra loro) parlano di una quantità di tritolo compresa tra i 300 e i 600 kg di tritolo. I morti sono due ecuadoregni che dormivano in una macchina posteggiata nello stesso parcheggio dove era stato sistemato il furgone, rubato qualche giorno prima ad un giovane, rilasciato subito dopo l’attentato.Zapatero, incalzato dalle pressioni della destra spagnola, ha così deciso di sospendere il processo di pace. Batasuna ha immediatamente comunicato che, pur non aspettandosi un attentato di tale portata, continua a considerare il processo di pace in corso.ETA, dal canto suo ha aspettato qualche giorno, ma non ha mancato di diffondere un comunicato nel quale spiega la propria posizione, assumendosi la responsabilità dell’attentato di Madrid.L’azione non era stata effettuata per uccidere e l’organizzazione scarica sulla Guardia Civil la responsabilità di non aver sgombrato il parcheggio, avendo avuto il tempo necessario per farlo. Sempre secondo ETA, il cessate il fuoco è ancora in vigore, ma con quest'azione militare voleva dimostrare che il gruppo è ancora in grado di affrontare uno scontro armato: l’attentato è avvenuto in momento in cui il processo di pace stava vivendo un periodo di stallo che destava grosse preoccupazioni sulla reale volontà del governo spagnolo di giungere ad un accordo.Nei mesi precedenti l’attentato, Batasuna aveva denunciato più volte la crisi del processo di pace accusando il governo spagnolo di temporeggiare, con l’obiettivo di far perdere a Batasuna credibilità, aiutando il PNV a recuperare il terreno: l’affanno in cui si trovava il Partito Nazionalista Basco era sempre più evidente visto l’arretramento delle sua posizioni conservatrici a favore di un progetto di autonomia sempre più larga, necessità dettata dall’avanzamento di Batasuna sul piano dei consensi dovuto alla sua coerenza e alla politica indipendentista. ETA, intanto, aveva divulgato un comunicato simile: durante un comizio, infatti, erano saliti d’improvviso sul palco tre uomini con il volto coperto, due dei quali imbracciavano fucili, mentre il terzo ha letto un comunicato interamente euskara, in cui il gruppo dichiarava che la lotta “armi in pugno” per l’indipendenza e il socialismo non sarebbe finita fino a quando il governo spagnolo non avesse deciso di rispondere alle condizioni necessarie perché il processo di pace si sviluppasse.Presumibilmente è poi accaduto un altro fatto, cui la stampa e i mass media non stanno dando importanza, ma che sicuramente ha rappresentato un momento centrale nella decisione di ETA di tornare a far detonare una bomba: durante il mese scorso, una fuga di notizie, aveva fatto comparire su alcuni quotidiani degli articoli, prima parzialmente smentiti, e dopo lasciati cadere nel vuoto, come troppo spesso avviene in questi casi. Sembra che una delegazione del governo spagnolo e una di ETA si fossero incontrati nel sud della Francia. Se è impossibile sapere su quali argomenti si siano confrontati le due delegazioni, è possibile ipotizzare che ETA abbia chiesto garanzie in merito all’amnistia e alle condizioni dei quasi 800 prigionieri politici dispersi nelle carceri spagnole e francesi che, durante il governo Zapatero, hanno continuato ad aumentare di numero.La reazione di ETA può far pensare che l’incontro non sia andato a buon fine.Dopo l’attentato di Madrid, il 6 gennaio, nei Paesi Baschi si è svolta una giornata in solidarietà con i prigionieri politici: la repressione dello stato spagnolo nei confronti della sinistra indipendentista non si è fatta attendere e, mentre la Guardia Civil bloccava gli autobus che accompagnavano i familiari dei prigionieri politici, la polizia basca caricava i manifestanti che erano già arrivati a destinazione.Quest'atteggiamento, ha dato modo alla sinistra indipendentista basca di affermare che Madrid stava solo aspettando il momento più opportuno per usare la mano pesante contro il popolo basco: il PSOE, in questo modo, ha dimostrato di mettere in pratica le stesse congetture proprie del PP e di Garzon.Vedremo adesso come, e in che modo, Batasuna, ETA e il governo spagnolo affronteranno il futuro che gli aspetta e soprattutto come reagiranno i prigionieri ad una situazione che rischia di aggravare le loro condizioni di detenzione già oggi disumane.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 11 Gennaio 2007 00:33 )  

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