Il 13 e 14 gennaio scorso nella Valdisieve si è svolta un’iniziativa organizzata dal collettivo Voci dalla Macchia, intitolata “Liberiamoci di TAV e inceneritore, liberiamo i nostri spazi”. Durante il primo giorno di dibattito hanno preso parte alla discussione alcuni esponenti dei Comitati popolari no-tav. Dopo un’approfondiata relazione sui temi del lavoro a ciclo continuo, sui finanziamenti a TAVspa e sull’impatto ambientale del Treno Alta Velocità, sono intervenuti coloro che, avendo portato avanti una battaglia di sensibilizzazione e informazione sul proprio territorio e in difesa della propria terra, sono riusciti a moblitare l’intera valle e non solo, contro l’apertura dei cantieri per la costruzione della tratta Torino-Lione.Durante il loro intervento, i no-tav, riportando l’esperienza delle giornate di Dicembre, hanno sottolineato il desiderio e la necessità che la Valsusa non rimanesse isolata nella sua lotta, ma che quel conflitto fosse generalizzato.Quel racconto è stato un importante contributi alla discussione che poi è stata sviluppata subito dopo, su di un argomento che riguarda la Valdisieve e i suoi abitanti molto più da vicino: la costruzione del nuovo inceneritore\ termovalorizzaore di Selvapiana.
Un mese prima si era svolta al cinema Accademia di Pontassieve un’assemblea pubblica convocata dalle amministrazioni dei comuni della Valdisieve e del Valdarno assieme all’ex-municipalizzata AER, la società per azioni che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nell’area.Il primo a prendere la parola fu il Sindaco di Pontassieve Marco Mairaghi che in una lunga introduzione cercò di spiegare i motivi per i quali secondo gli amministratori fosse necessaria la costruzione di un termovalorizzatore.Purtroppo però il sindaco, in circa mezz’ora di intervento, non riportò neanche un dato sull’impatto ambientale e sanitario che un simile impianto poteva produrre. Subito dopo si è aperto il dibattito: sono intervenuti il dott. Banchi di Medicina democratica, Rossano Ercolini del comitato “Non bruciamoci il futuro”, alcuni esponenti del coordinamento dei Comitati della Piana, oltre a Voci dalla Macchia e al neonato Comitato Valdisieve.Il cosiddetto ampliamento del vecchio inceneritore di Selvapiana, un impianto in grado di bruciare 10000 tonnellate di rifiuti ogni anno, che in futuro nè brucerà 70000, fa parte di un progetto ben più ampio che prevede la messa in funzione di quattordici inceneritori in tutta la Toscana ed è portato avanti nello specifico dal piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti.Nonostante le vivaci proteste che si sono alzate durante il dibattito, l’amministrazione di Pontassieve, la maggior azionista di AERspa, non ha voluto minimamente mettere in discussione la possibilità di interrompere, anche per un breve periodio, i lavori di progettazione dell’impianto.Durante quell’occasione la popolazione prima di tutto si lamentò dell’inesistenza di un reale percorso partecipativo su temi così importanti che possono incidere pesantemente sulla vivibilità di un territorio, che per di più basa la sua economia sul turismo e sulla produzione di vino, olio e prodotti tipici. Il sindaco si difese da queste accuse dicendo che votandolo, la popolazione aveva votato un programma che prevedeva la costruzione di quell’impianto.Purtroppo per lui fu smentito, visto che il programma elettore non parlava di “impianto di incenerimento”, bensì della costruzione “di infrastrutture in grado di rendere il territorio autosufficiente per quanto riguardava lo smaltimento dei rifiuti”.In realtà, qull’assemblea pubblica, non era un momento di apertura e di confronto, ma un atto dovuto per legge e burocreticamente necessario affinchè i lavori di progettazione proseguissero. Per quanto riguarda AER e le amministrazioni l’impianto deve essere e sarà costruito. I motivi di questa scelta non stanno nè nell’idea di una fantomatica scelta di responsablità politica, nè nella volantà di eliminare le discariche, ma nel disegno economico teso a far profitti bruciando i rifiuti. Il termovalorizzatore non è altro che un impianto di incenerimento in grado di produrre energia elettrica. Questa viene in gran parte assorbita per far funzionare l’impianto stesso e in parte viene venduta all’Enel. Secondo una direttiva europea i rifiuti vengono considerati una fonte di energia rinnovabile e così quest’energia “pulita” viene venduta al triplo del prezzo di mercato. L’Enel non la comprerebbe mai se non ricevendo fondi statali che coprono il disavanzo tra il prezzo dell’energia pulita e il costo di mercato dell’energia stessa. I cittadini, di conseguenza, non avrebbero nessun guadagno economico da questo scambio, ma anzi rischierebbero di pagare bollette più salate. Inoltre, una voce delle bollette Enel, la componente A3, fa sì che una parte dei soldi che tutti noi paghiamo venga destinata alla costruzione di impianti capaci di produrre energia rinnovabile, e quindi anche per gli inceneritori.L’unico guadagno, sempre su di un piano economico, che i cittadini potrebbero trarre dalla costruzione dell’inceneritore potrebbe esser quello di veder ridurre la bolletta corrisposta per la nettezza urbana.Recentemente però le amministrazione della Valdisieve hanno votato nei consigli comunali il passaggio da TARSU a TIA, cioè da tassa a tariffa.Questa è un’applicazione del decreto Ronchi in materia di rifiuti: potremmo considerarlo un passaggio positivo se questa non fosse che un’attuazione parziale del decreto, la cui innovazione fondamentale stava nel far pagare bollette proporzionali alla quantità di rifiuti prodotti. Ciò però non sarà possibile poichè, non esistendo una raccolta differenziata porta a porta, non è possibile valutare la quantità di rifiuti realmente prodotta da un nucleo familiare o da un’azienda.In questo caso il passaggio da tassa a tariffa non è altro che una copertura economica per le amministrazioni comunali: l’applicazione della tariffa infatti prevede che il servizio dello smaltimento dei rifiuti sia completamente a carico della popolazione, senza oneri finanziari per le casse comunali.Ciò che veramente però interessa e deve interessare alla popolazione della Valdisieve riguarda l’impatto ambientale e sanitario derivato dall’emissione nell’aria di diossine e nanopolveri.Pochi mesi fa, AERspa ha organizzato un altro incontro, anch’esso facente parte dell’iter burocratico necesserio per rendere definitivo il progetto: in quell’occasioni esperti ed ingegnieri spiegarono ai presenti il funzionamento dell’impianto e il modo in cui venivano controllate le emissioni delle polveri sottili. Ciò che sottolinearono a più riprese fu il rispetto da parte dell’impianto di Selvapiana di tutte le norme in materia di emissione. In quell’occasione non fu lasciato spazio per il dibattito e i relatori si rifiutarono di rispondere alle domande che venivano urlate dal pubblico.Secondo il parere del dott. Banchi di Medicina Democratica e del prof. Gulisano della Facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Firenze il fatto che l’impianto sia a norma di legge non è una garanzia per la salute dei cittadini. I filtri che vengono applicati agli inceneritori non sono in grado di trattenere le particelle più piccole emesse dalla combustioni dei rifiuti. Più sarà alta la temperatura dei forni e maggiore sarà il frazionamento delle diossine e la dispersione nell’aria di sostanze come cadmio e piombo gravemente nocive per la salute. Inoltre i rilevatori posti in prossimità degli impianti di incenerimento non sono una fonte attendibile per quanto riguarda l’inquinamento prodotto. Lasciando da parte il fatto che spesso questi apparecchi sono stati manomessi per impedire la chiusara di impianti fuorilegge, è necessario sottilineare il fatto che questi non sono i grado di misurare la reale contaminazione dell’ambiente. Le nanopolveri non sono pericolose soltanto perchè possono esser respirate, ma soprattutto perchè tendono ad accumularsi nel terreno e nelle falde acquifere entrando così nella catena alimentare e sfuggendo a qualsiasi tipo di controllo e monitoraggio.Il professor Montanari, che recentemente si è recato in provincia accompagnato da Beppe Grillo, che attraverso il suo blog sta aiutando i medici e comitati per far arrivare alle persone un’informazione corretta riguardo ai rischi prodotti da questi impianti, ha più volte ribadito che le polveri sottili sono la causa di malattie mortali come i linfomi, oppure di tumori alla tiroide, malformazioni alla nascita ed in alcuni casi riescono addirittura a penetrare nelle cellule modificando la composizione dei filamenti di DNA. Queste particelle sono talmente piccole che neanche gli alveoli dei nonstri polmoni sono in grado di filtrarle e trattenerle. Uno dei motivi per cui, secondo gli amministratori e le ex-municipalizzate sarebbe indispensabile costruire gli inceneritori dipende dal fatto che non possiamo più permetterci di continuare a riempire le discariche, come se coloro che si battono contro la costruzione degli inceneritori avessero mai affermato che le discariche sono la soluzione alternativa.Innanzitutto è importante mettere in evidenza come spesso nelle discarche finiscano anche plastica e vetro che teoricamente dovrebbero esser detinate alla raccolta differenziata, e che la carta ed il cartone, anch’esse già predisposte per il riciclaggio finiscano nei forni degli inceneritori per tenerne alta la temperatura. Le discariche sono nocive poichè i rifiuti vengono tritati e pressati: la frazione organica presente diventa così una componente inquinante poichè filtra nel terreno portando con se sostanze che impoveriscono e con il tempo sterilizzano il terreno stesso.La costruzione degli inceneritori non risolverebbe il problema delle discariche poichè, se il 70% dei rifiuti bruciati viene emesso nell’aria sotto forma di fumi, il 30% restante diventa ceneri altamente inquinanti: anche gli inceneritori hanno bisogno di discariche, ma non per rifiuti potenzialmente inerti, ma per ceneri e scorie speciali.I comitati stanno da tempo portando avanti una proposta alternativa sia alle discariche che agli inceneritori: il trattamento a freddo, che è in via di sperimentazione nel nord Europa, in California, e già a regime in Australia.Il trattamento a freddo, però, deve esser inserito in un contesto più ampio per poter esser realmente incisivo: in primis è necessario che diminuisca la produzione di rifiuti a monte, in secundibus necessita di una raccolta differenziata porta a porta che porti il riciclaggio dal 40% (come attualmente avviene nella Valdisieve) al 70%, come avviene in alcune parti dell’Italia del nord dove addirittura il territorio è amministrato da giunte di centro-destra.La frazione residua, circa un decimo del totale dei rifiuti prodotti, potrebbe esser così trattata con questo metodo. Il trattamento a freddo prevede che i rifiuti vengano portati all’interno di infrastrutture dove i lavoratori hanno il compito di eliminare le parti di organico residue. A questo punto, i rifiuti vengono inertizzati attraverso un meccanario che “centrifugandoli” elimina l’ultima frazione di organico liquido presente. Infine i rifiuti vengono messi all’interno di grandissime vasche e grazie al loro peso e a trattamenti di biossidazione, si comprimono liberando CO2 e metano.Il costo di realizzazione di impianti come questo porterebbe ad un risparmio del 60% circa rispetto alla costruzione di un inceneritore e gioverebbe anche all’occupazione: il rapporto tra lavoratori assunti per il funzionamento e la manutenzione di un inceneritori o di un impianto per il trattamento a freddo sarebbe di 1 a 20.Come si può dedurre un dibattito come questo è destinato, se andrà avanti nel tempo, anche ad innescare un dibattito sul modo di produzione e sul nostro modello di sviluppo. Le amministrazioni della Valdisieve hanno già speso circa un miliardo di vecchie lire per la progettazione del nuovo inceneritore\termovalorizzatore e sono pronte a spendere 52milioni di euro per la sua costruzione.L’inizio dei lavori è previsto all’incirca per il mese di marzo del 2007. Perchè ciò avvenga però il comune di Rufina dovrà espropriare alla fattoria di Selvapiana le terre adiacenti al vecchio inceneritore che da ottobre tornerà in funzione: anche rispetto a questo l’amministrazione ha fatto una scelta piuttosto discutibile. Sono stati spesi, infatti, diversi milioni di euro per rimettere in funzione l’inceneritore dopo la sua chiusura avvenuta nel gennaio 2005 poichè i filtri presenti nell’impianti non erano a norma. Tutti questi soldi sono stati spesi per una riapertura destinata a durare per pochi mesi visto che il nuove inceneritore sorgerà al posto del vecchio che dovrà esser raso al suolo.
Intanto però Voci dalla Macchia e il Comitato Valdisieve si stanno organizzando per occupare le terre che un giorno ospiteranno i cantieri, per svolgervi attività aggregative, culturali e politiche, cercando di stimolare la partecipazione e cercando di rendere quello spazio un luogo di informazione e un punto di riferimento per la popolazione, proprio come hanno fatto i comitati popolari in Valsusa, seguendo il loro esempio e cercando di generalizzare quel conflitto, la lotta contro piccole e grandi opere.
Davide Pinelli - DEApress
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