Massimo La Zazzera - tradizione nella voce dei flauti
Mercoledì 17 Agosto 2011 13:05
Marco Ranaldi
Chi fosse Massimo La Zazzera non si è in molti a saperlo, poichè nel grande bosco della musica, persone come lui hanno operato nel silenzio della cultura e dell'arricchimento del proprio percorso musicale che diventa percorso d'innovazione. Eppure, dopo i tempi di De Martino, dei segmenti di recupero di una grande tradizione del canto salvifico, della terapia delle corde canore, tutto ciò che è seguito come riscoperta ha assunto il valore del mero recupero opposto allo svilimento commerciale. Invece Massimo La Zazzera, abbandonati i panni del flautista classico (basti pensare che veniva dalla scuola di uno degli astri mondiali Laurent Masi) per diventare interprete delle musiche dei tempi e del tempo. Massimo, nella sua serietà e semplicità , ha ricercato nei vari movimenti della musica, andando a recuperare le proprie radici pugliesi per spaziare nel tempo passato e in quello del presente tradizionale. E' morto nel silenzio pesante di ferragosto, dove tutto si ferma e chi se ne va non ha manco il tempo di comunicarlo al resto del mondo. Inoltre Foggia, la sua città è nel resto del mondo con i suoi muri di incomunicabilità dai quali Massimo ne era scappato suonando i suoi mondi sulle strade delle terre. Ed è stata la terra la sua vera natura di musicista, la terra contrapposta all'aria che lo rappresentava, le radici di un tempo che grazie a lui, alla sua musica e alla sua grande professionalità non ha mai mancato di suonare come specchio del tempo e della vita che immancabilmente scorre.
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 19 Ottobre 2011 08:23 )