Dopo giorni di estenuanti combattimenti Laurent Gbagbo è stato catturato all’interno della sua residenza-bunker. Attualmente lui e la moglie sono domiciliati all’Hôtel du Golfe di Abidjan - da mesi quartier generale di Alassane Ouattara, il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale - e tenuti in custodia dalle forze del rivale. Nella serata di ieri Gbagbo è apparso in TV, dove ha lanciato un appello alla resa, auspicando una rapida conclusione della crisi civile che negli ultimi mesi ha messo in ginocchio la Costa d'Avorio. Ouattara ha dichiarato che il presidente uscente ed i suoi collaboratori affronteranno i procedimenti legali necessari ad accertare le loro responsabilità, promettendo l’istituzione di un’apposita commissione di verità e riconciliazione, volta a gettare luce sui crimini e gli abusi commessi in questi mesi. Ha inoltre scoraggiato i propri connazionali dall’abbandonarsi a sentimenti di vendetta, intimando di astenersi da qualsiasi atto di ritorsione. Le violenze, però, non sono terminate con l’arresto. Il figlio del presidente uscente è apparso sanguinante davanti alle telecamere e, nello stesso albergo in cui si proclamava la pacificazione del paese, sostenitori di Gbagbo sono stati salvati a fatica dal linciaggio. Nei giorni scorsi in alcuni villaggi erano già stati documentati stupri ed esecuzioni sommarie, attribuiti dalle organizzazioni umanitarie ad entrambi gli schieramenti (fonte: Euronews). L’emergenza umanitaria affligge anche la capitale ed i suoi abitanti, stremati da 10 giorni di violenti scontri a fuoco. I frequenti tagli alla corrente, la mancanza di acqua, cibo e medicine, hanno spinto Ouattara a chiedere l’aiuto delle truppe ONU e del contingente francese per ristabilire la sicurezza sul territorio (fonte: Reuters). Il coinvolgimento della comunità internazionale nelle operazioni che hanno portato alla cattura di Gbagbo - stando alle testimonianze - rimane controverso. Toussaint Alain, consigliere del presidente uscente, ha riferito a Reuters che l’arresto è stato eseguito dalle forze speciali francesi, che hanno poi consegnato il prigioniero alle truppe dell’avversario. Abdon Bayeto, rappresentante di Gbagbo in Inghilterra, ha definito l’intera faccenda un “colpo di stato perpetrato dai francesi”. Nella mattinata di lunedì veicoli corazzati francesi sono stati visti avanzare verso la residenza presidenziale, bombardata nel corso della giornata anche da elicotteri delle Nazioni Unite. Un rappresentante dell’esercito francese ha negato che le operazioni condotte nei pressi del palazzo siano state coordinate con le forze di Ouattara. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha dichiarato che l’intervento ONU era volto esclusivamente a distruggere l’arsenale pesante di Gbagbo (fonte: Al Jazeera).
Federico Fragasso
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