Ancora scontri in Siria. Ora le proteste si sono spostate nella città di Latakia, dove le forze di polizia cercano di reprimere le proteste. Hanno causato la morte di almeno 12 attivisti. E’ intanto atteso dai manifestanti il discorso del presidente Assad, che dopo cinquant’anni promette la sospensione dello stato d’emergenza. Inoltre il governo ha promesso di dimettersi, modificando l’articolo 8 della Costituzione che vede il partito del governo come il partito guida della società e dello stato. Verranno inoltre date maggiori garanzie legali ai giornalisti. Intanto i manifestanti hanno assaltato due camionette della polizia, incendiato la società di telefonia gestita dalla famiglia Assad e la sede locale del partito di governo, il Ba’ath. I manifestanti hanno fatto sapere che non molleranno la presa finché non verranno accolte le loro richieste. Le vittime confermate dalle fonti governative sono una trentina, mentre gli attivisti ne contano almeno un centinaio. Gli ultimi aggiornamenti, riportano alcune testimonianze secondo cui l’esercito siriano avrebbe circondato con i carri armati la città di Deraa, sede iniziale delle proteste, sparando sui manifestanti, ma il governo smentisce. La situazione è ulteriormente aggravata dalle divisioni religiose interne al paese. "The guardian" pronostica un possibile intervento iraniano in favore di Assad.
Fonte: Ansa, BBC
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