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Il far west delle "Carbon Offset"

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Gli statunitensi la chiamano "la legge delle conseguenze involontarie". Niente di scientifico, piuttosto una constatazione di fatto: la legge sostiene che spesso un'azione finisce col condurre risultati imprevedibili. Molte volete positivi, altre purtroppo con effetti perversi, che incrementano involontariamente le conseguenze negative di un'azione.

Sarebbe, in questo senso, anche il caso del cap and trade, la proposta di bloccare le emissioni di anidride carbonica ad un livello precedente a quello attuale e, dopo averle ripartite tra le nazioni del mondo, permettere alle industrie di commercializzare le quote che non utilizzano.

Secondo alcuni osservatori economici, questa proposta - concepita per limitare ed eventualmente eliminare le emissioni di anidrite carbonica - rischia di trasformarsi nella nuova frontiera della speculazione finanziaria mondiale. Almeno questo è quello di cui si preoccupa Bart Chilton, componente della Commodity Futures Trading Commission, la commissione statunitense di sorveglianza del mercato del futuro.

Chilton è dell'idea che il congresso debba stabilire delle regole ferree per impedire che si formi un'altra botta economica, questa volta colorata di verde. Nel mirino dei regolatori ci sono le cosidette carbon offset, una sorta di cedola di credito: comprandole si può rimediare alle emissioni prodotte da qualsiasi attività umana. Candeggiate come uno strumento in grado di diffondere a livello di massa l'uso di soluzioni che permettono di contenere l'effetto serra, le carnon offset si strasformano in una sorta di bazaar nel quale gli interessi degli operatori di Borsa potrebbero prendere il sopravvento su quelli degli enti locali e del pubblico.

Attualmente le carbon offset vengono utilizzate per rimediare all'inquinamento atmosferico prodotto dalle attività quotidiane individuali più disparate. Il Washington Post non ha esitato a paragonare l'interesse che contraddistingue questi investimenti all'avventurismo sfrenato che caratterizzò la colonizzazione del West da parte dei pionieri americani. A loro parere, le Offset, non solo non riducono le emissioni, ma creano un falso senso di appagamento morale, finiscono con incrementarle.

E' come il riciclaggio della plastica - il problema non è quello di razionalizzare il consumo, ma piuttosto quello di ridurre la produzione degli agenti contaminanti. In molte realtà il riciclaggio ha determinato un aumento del consumo della plastica. E così il dibattito sul "che fare" per salvare il pianeta rischia di far crescere un mercato dove le buone intenzioni si intrecciano con gli interessi speculativi degli operatori di Borsa.

Secondo Joe Romm, direttore del periodico Climate Progress ed esperto di clima del Center for American Progress, la carbon offset dovrebbero essere ribattezzate ripoffset, "ruberie" per dirla in breve. Il mercato delle offset non è popolato solo da iniziative discutibili o eccentriche, ci sono anche organizzazioni che riescono ad usarle sia per prendersi cura dell'effetto serra che per migliorare le condizioni di vita e lavorative delle popolazioni che vivono in aree svantaggiate e depresse del paese.

Questa situazione di confusione potrebbe presto finire: si stanno infatti moltiplicando le organizzazioni che si fanno carico di garantire l'affidabilità dell' Offset e la sua utilità. Tra queste spiccano agenzie come le International Carbon Reduction and Offset Alliance e la David Suzuki Foundation che si battono per l'adozione di uno standard internazionale chiamato "The Gold Standard". E' stato formulato dai creatori del Protocollo di Kyoto ed è sostenuto dal WWF e da Greenpeace.

Elena Saccomanni 




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