Oggi e domani si terranno a Roma i colloqui tra gli investigatori inviati dal Cairo e i magistrati italiani per cercare di far chiarezza sul caso Regeni.Quello che probabilmente è il punto più importante è se le autorità egiziane abbiano deciso infine di collaborare o se intendano continuare sulla strada dei depistaggi per tentare di nascondere ciò che ormai è evidente a tutti: nella morte del giovane ricercatore italiano, torturato dal 25 gennaio al 3 febbraio, le autorità egiziane sono coinvolte fino al collo.
Dal canto suo l'Italia chiede da tempo immagini video, tabulati telefonici, referti e verbali per cercare di far luce sul caso. Gli egiziani hanno annunciato che presenteranno un dossier sul caso Regeni di oltre duemila pagine, che include un esame compiuto su 200 persone di diverse nazionalità che avevano rapporti con la vittima. Ma non è detto che si tratti dei documenti richiesti più volte dall'Italia, ritenuti indispensabili per fare passi in avanti verso la verità, dopo i depistaggi - ultimi quello di un omicidio commesso da una banda di rapinatori; e di un "incrocio" tra l'omicidio Regeni e un traffico di reperti archeologici gestito da una banda locale - da parte delle autorità egiziane, censurati pubblicamente dal governo italiano.
Gli investigatori italiani potrebbero chiedere anche informazioni sull'interesse che le autorità egiziane avessero per le ricerche di Regeni, in particolare per i suoi incontri con il sindacato degli ambulanti e per quel progetto, solo abbozzato e forse non gradito al Cairo, che era nella mente del ricercatore italiano, di chiedere un finanziamento da 10mila sterline alla Antipod Foundation per promuovere un programma di sviluppo proprio in Egitto.
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