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Tutta la Francia contro la loi El-Khomri: no al Jobs Act francese!

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Ieri in Francia, dopo tre settimane di preparativi per lo sciopero generale, gli oppositori alla riforma del lavoro francese hanno avuto il loro primo banco di prova: 266 assemblamenti per circa 2 milioni di persone. A Parigi alle 11 concentramento degli studenti a Place de la Nation; poi alle 13 il concentramento dei lavoratori a Place d'Italie col corteo che si è congiunto a quello degli studenti.
La discussione della legge che viene spesso paragonata al Jobs Act di Renzi è iniziata in parlamento il 24 marzo e le votazioni sono previste per il mese prossimo (probabilmente il 3 maggio). Tuttavia la procedura non sembra destinata ad avere vita facile, con decine di appelli e mobilitazioni in tutto il paese per opporvisi.

Qui di seguito pubblichiamo un interessante articolo al riguardo, tratto dal sito dei Clash City Workers.

Oggi la ‪‎Francia‬ si solleva contro la loi El-Khomri, ossia il ‪‎Jobs Act‬ d'oltralpe. E’ stato sufficiente che il Ministro del lavoro El Khomri presentasse il progetto di legge sulla riforma del mercato del lavoro, la famigerata Loi Travail, perché si organizzasse rapidamente un'opposizione sociale e di massa che a partire dal 9 marzo continua a riempire le strade dell'intera Francia.

Il 9 marzo 500.000 persone hanno sfilato in decine di manifestazioni, per tornarci il 17 e il 24 marzo. La partecipazione è continuata a crescere e oggi per lo sciopero generale si prevede l'adesione di due milioni di persone.
La Loi Travail, una sorta di Jobs Act in salsa transalpina, prevede una precarizzazione e una riduzione di diritti per chi lavora: la libertà di licenziamento per le imprese che potranno limitarsi ad erogare un misero indennizzo economico, l'aumento fino a 12 ore di lavoro quotidiano, la riduzione del pagamento degli straordinari, la possibilità di derogare al Codice del lavoro con accordi peggiorativi a livello d'impresa, la cancellazione del diritto al congedo.

Le prime mobilitazioni hanno obbligato il governo ad apportare delle modifiche al progetto, ma l'obiettivo delle organizzazioni sindacali e studentesche rimane quello del ritiro totale della proposta di legge, che nel frattempo è approdata dentro le aule parlamentari. La discussione è iniziata il 24 marzo e si prevedono le prime votazioni il 3 maggio.

La LoiTravail sembra aver catalizzato una serie di tensioni e conflitti che all'interno della società francese sono rimasti sotto traccia in questi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi da quando sono entrate in vigore le leggi d'emergenza in seguito agli attentati. I movimenti sociali hanno assistito a una drastica riduzione dei propri spazi di agibilità politica, che la protesta di questi giorni sta mettendo in discussione. Le violenze poliziesche perpetrate in particolare sugli studenti, con lo sgombero dell'assemblea generale tenutasi nella facoltà di Tolbiac il 17 marzo, e con l’aggressione gratuita di alcuni agenti verso uno studente di 15 anni, le cui immagini hanno fatto il giro del Paese, hanno contribuito ad accrescere la rabbia e a svelare a cosa servano davvero le leggi d’emergenza: reprimere chiunque lotti per difendere le proprie condizioni di vita.

In questi giorni si parla ovunque di interconnessione delle lotte. Si susseguono assemblee e dibattiti dove si dialoga tra studenti medi e universitari, femministe e migranti, lavoratori e disoccupati. La differenti soggettività sono intente a costruire un terreno comune che metta in discussione radicalmente le politiche neoliberiste della Francia e di questa Europa. L'opposizione alla LoiTravail, sembra essere lo stimolo che può rilanciare le battaglie sociali contro lo stato d'emergenza, le grandi opere e l'islamofobia crescente, per i diritti dei migranti. La reattività del tessuto sociale francese è cosa nota, perciò all'interno del movimento ci si pone l'obiettivo di dare continuità ad una mobilitazione che non si vedeva dal 2006, quando venne bloccato il CPE (contratto di prima assunzione) contro l’allora governo di destra guidato da Sarkozy. La scommessa sarà quindi quella di proseguire anche dopo lo sciopero generale: la mobilitazione infatti potrebbe continuare con la chiamata "Nuit debout" che chiama all'occupazione di una piazza nella notte di domani. Qui si dice che la lotta deve andare avanti almeno fino al 32 marzo.

Ciò che sta accadendo in Francia è un messaggio che non possiamo lasciarci sfuggire, per questo abbiamo scritto una lettera da lavoratori italiani a lavoratori francesi che domani distribuiremo al corteo di Parigi. Soprattutto per questo alcuni di noi sono in questo momento nella capitale, per seguire dal vivo gli avvenimenti, e per dire la verità ai lavoratori italiani e francesi.

Stay tuned!

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