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Costituzione tunisina e nuovi diritti sulle donne

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Costituzione tunisina e diritti femminili. La donna da complementare alle (quasi) pari opportunità.

Giuliana Sgrena: "vittoria a metà"“Tutti i cittadini e le cittadine hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri davanti alla legge senza nessuna discriminazione”; questo il testo dell'articolo 20 della nascente Costituzione tunisina appena approvato. Fin qui tutto bene.

Ma – perché c'è sempre un “ma” - Giuliana Sgrena commentando la notizia sottolinea come questa rappresenti una “vittoria a metà”: mancano ancora infatti, come già denunciato da numerose ong interessate alla questione, precisi riferimenti che vietino esplicitamente l'approvazione di leggi discriminatorie relative al sesso, all'etnia o alla religione, e soprattutto l'approvazione dell'articolo 45, che definisce i diritti delle donne e sancisce i principi di pari opportunità tra uomo e donna.

Quello che può sembrare ridursi a una questione formale (se mai una questione costituzionale può essere considerata a un aspetto formale) in realtà non lo è: è infatti dello scorso anno la proposta del partito religioso di Ennahdha (subito ritirata in seguito alle proteste) di introdurre il concetto di “complementarietà”: le donne avrebbero cioè goduto di diritti in quanto complementari del maschio; per quanto riguarda invece le discriminazioni religiose Mongi Rahouisi del Fronte popolare si è sentito definire “nemico dell'islam” (con minacce di morte a seguire) da un deputato di Ennahdha per aver proposto un emendamento che proibisse l'accusa di apostasia.

La questione è insomma più che mai controversa, per un paese fino ad ora considerato il più avanzato dell'area islamica sul tema dei diritti delle donne.

Come se non bastasse ad aumentare la tensione si aggiungono anche questioni di natura strettamente politica: l'approvazione della nuova Costituzione infatti, inizialmente prevista per il 23 ottobre 2012 e progressivamente slittata fino al 14 gennaio 2014, se non ratificata dai due terzi dell'assemblea costituente dovrà essere sottoposta a referendum, col rischio che a farne le spese siano la nuova legge elettorale e lo stesso appuntamento delle prossime elezioni, entrambe responsabilità dei costituenti.

Possiamo così consolarci nella consapevolezza, se è lecito parlare di “vittoria a metà”, almeno è stato scongiurato un disastroso “passo di gambero”.

L'allerta tra gli osservatori e i promotori dei diritti internazionali delle donne resta alta.

                                                                                                            Stefano Campo

fonte: http://ilmanifesto.it/parita-tra-donne-e-uomini-in-costituzione-ma-e-una-vittoria-a-meta/

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 08 Gennaio 2014 17:39 )  

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