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Teatro: Rocky Horror Live

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Rocky Horror Live
tratto dal Rocky Horror Show di Richard O'Brien. Traduzione e Adattamento di Nicola Magnini e Riccardo Giannini. Regia di Riccardo Giannini.

Interpreti: Roberto Marcucci, Margherita Ventura, Federico Romoli, Clara Brajtman, Didier Girauldon, Stefano Acciarino, Chiara Salvadori, Beatrice Guarneri, Giulia Gazzeri, Riccardo Giannini, Emanuele Nardoni. Corpo di ballo: Stefania Avila, Michela Ceseri, Federica Colzi, Nicola Giannellini, Giulia Lapini, Elio Mariniello, Giulia Melani, Marina Melani, Lorenzo Riserbato, Gianna Salvati, Valentina Sereni, Jennifer Settesoldi. Coro: Federica Capanni, Daniela Ciani, Lapo Ignesti, Ilaria Lapini, Paola Maria, Valentina Melani, Matteo Urro. Musicisti: Dino Giusti, Nicola Magnini, Manuel Martini, Federico Pacini, Simone Palmigiano.

Cast tecnico: Scene Gianni Calosi, Coreografie Luigi Ceragioli e Cristhian Palmi, Direzione Arrangiamenti Dino Giusti, Luci Giannico Bittini, Costumi Niccolò Gabbrielli, Trucco Ilaria Macioce, Arrangiamento Cori Andrea Greco, Suono Marco Pulitori, Supervisione Tecnica Claudia Checchi, Direzione di Scena Valentina Maugeri e Evelina Visani, Produzione Nicola Magnini.

Teatro Dante, Campi Bisenzio


rocky



Il Rocky visto dal giardino: una locomotiva ricoperta di paillettes

Rompere la quarta parete, varcare il muro tra realtà e finzione, e accomodarsi su una seggiola in un angolo del giardino non sarà forse la prospettiva migliore da cui assistere a uno spettacolo, ma forse, del teatro, è la maniera migliore per scorgerne la magia. In una sapiente disarmonia con quanto accade in scena, nello scorrimento continuo di movimenti felpati, tra scene che filano via lisce, pause di ristoro, momenti di tensione perché manca uno strumento o perché una scarpa non è quella giusta, il dietro le quinte è una rappresentazione nella rappresentazione, in quanto costituisce lo specchio deformante di quanto accade sul palco: se lo spettacolo va a gonfie vele, eccome se va, nel giardino e nella corte si balla che è un piacere; e, d'altro canto, dal palco si butta un occhio proprio alle quinte, perché se il pubblico nascosto dal buio quasi non si vede, i compagni sono lì accanto che ballano e saltano sorridenti a dirti che lo spettacolo funziona.
Riattraversando idealmente il boccascena e osservando questo Rocky con una prospettiva più consueta, non si può non restare travolti dalla straordinaria energia della rappresentazione. Chi scrive, in onor di verità, è pinterianamente ligio alla supremazia della prosa su ogni altro genere teatrale, perché strumento narrativo più lineare e efficace; ma anche il più strenuo tra i detrattori del musical, non potrà non riconoscere che dal Rocky emana una forza ludica, una tenuta stilistica, una costanza altrimenti sconosciute al genere.
E il Rocky di Magnini&Giannini, partendo dalla saggia scelta di tradurre solo i testi recitati e di lasciare le canzoni alla freschezza originale, procede spedito e scintillante come una locomotiva ricoperta di paillettes. Ci sono ritmo, allegria, cattiveria, fantasia... E c'è, ne va reso merito a tutta compagnia degli attori, una magistrale concentrazione in scena: nessuno rimane anche un attimo incantato, tutti, anche nell'angolo più sperduto del palcoscenico, anche in terzo piano, continuano a recitare il proprio impercettibile copione, mentre sulla ribalta i protagonisti rubano la scena (esemplare in questo la prova di Ventura, Romoli, Acciarino e Salvadori). E se la concentrazione rappresenta il miglior biglietto da visita per la credibilità di uno spettacolo, perché solo così può risultare credibile allo spettatore, ecco che nasce una robusta sintonia tra il palco e la platea.
Il “Mamma, ma lui l'è buho”, gridato da un bambino di età scolare mescolato tra le poltrone di sala verso il povero Frank, mette sì a nudo le gravi amnesie del nostro sistema pedagogico, ma testimonia anche il vigore con cui la finzione scenica ha imposto la propria materializzazione-incarnazione sugli spettatori, persino i più piccini (e distratti per definizione). E' una questione di credibilità dello spettacolo, non ne facciamo un problema di bene-pensiero, anche se certo il Rocky è scandalo per definizione, se per scandalo si intende l'invidia di chi vorrebbe ma non può e quindi si vendica con la più frusta delle morali.
A proposito di Frank’n’Furter-Marcucci, il suo ruolo cardine funziona davvero bene: forse il taglio interpretativo prescinde sin troppo dalla natura del personaggio, uno scienziato che in quanto tale dovrebbe essere attraversato da dubbi e da slanci di esaltazione, mentre nel nostro caso prevale lo sguardo annoiato del metrosessuale che scruta con occhio annoiato la goffaggine di Janet e Brad; ma, il nostro Frank è di una crudeltà così genuina da far impallidire persino l'originale e, soprattutto, ha un'invidiabile presenza scenica che lo rende, oltre che protagonista, anche direttore d'orchestra di questo Rocky. La qualità del canto, l'energia dei ballerini, la vivacità dei musicisti e le audaci invenzioni sceniche (come il ferocissimo video dell'omicidio di Eddie o la spumeggiante gag della doccia) danno spessore a questo musical, che trova forse il suo limite in qualche pausa eccessiva, consumata sulla ribalta tra qualche divertissement fuori scena.
Ritmo, allegria, cattiveria, fantasia, si era detto; di fronte a questa ricerca di intensità, sarebbe stato facile scivolare nel pressappochismo interpretativo. E invece no, perché tra i molti meriti del Rocky Horror Live, c'è anche quello di aver dipinto dei personaggi forti, dei caratteri marcati, ma dando loro una dimensione prospettica molteplice; senza, insomma, scadere nel macchiettismo.

Giulio Gori

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 21 Novembre 2010 16:11 )  

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