Musica: Raccolta di recensioni n.2 (b)
(26) MAMAMICARBURO: “Barcelona”
A sei anni di distanza dalla loro ultima fatica, tornano i Mamamicarburo con un disco che segna il conseguimento della loro maturità artistica.
“Barcelona” infatti, oltre a contenere una manciata di canzoni che portano ben in vista i segni primordiali dell’approccio adrenalinico e liberatorio della band di Correggio (“Fatti Fottere”, “Plaster Caster”), presenta episodi in cui l’energia viene opportunamente smorzata per dar spazio a linee melodiche di più ampio respiro (“Sesto Senso”, “L’estate è sempre inutile”) fino a confluire nell’introspezione più intima (“In-sensibile”).
Con “Barcelona” i Mamamicarburo sono riusciti ad attenuare i loro istinti più ribelli senza per questo giocare al risparmio con la loro innata carica emotiva e le proprie energie, dimostrando di essere ormai una rock-band matura, in grado di saper riconoscere e valorizzare le proprie multiformi sfaccettature.
Massimiliano Locandro
(27) MARCOSBANDA: “Il nome dei pomodori”
Che bella sorpresa i Marcosbanda! Dopo aver ascoltato attentamente questo loro primo lavoro, mi sento di confermare appieno i complimenti che piovono da più parti su questo gruppo composto da validi musicisti, “capeggiati” dal songwriter Marco Panetta.
Sono proprio i testi, scritti interamente in italiano, che con incredibile semplicità raccontano storie usando un linguaggio tutt’altro che banale ma perfettamente comprensibile e musicabile, a rappresentare il punto di forza dei Marcosbanda.
Finalmente qualcuno che rifugge dal noioso e sterile cantautorato italiano stile “amore-sole-mare” e ci prende per mano, toccando temi surreali (Il nome dei pomodori), parlando di speranze poetiche (Sarebbe ora), raccontando storie divertenti (Dragau), ironiche (Ginoggino), riflessive (La coperta), teatrali (La vecchia Balilla) e a volte tremendamente romantiche (Se Veronica Sorride).
Un disco vario, ironico ed intelligente, fatto di canzoni vere, scritte con grande maestria e musicate altrettanto bene con un azzeccato mix di swing, jazz, bossa e rock cantautorale.
Il disco si chiude con un azzeccata rilettura in stile pop-jazz de “La Tartaruga”, in onore a Bruno Lauzi, una della più belle novelle mai scritte e cantate, dedicata a tutti i bambini del mondo e non solo, per chiudere gli occhi e riscoprire, anche solo per un attimo, il gusto di “andare piano” in un mondo sempre più popolato da schegge impazzite senza una meta.
Massimiliano Locandro
(28) Martino De Cesare: “In a sentimental sud”
“In a sentimental sud” è l’ultimo lavoro di Martino De Cesare, esperto musicista che può vantare una lunga e gratificante gavetta, arricchita da preziose collaborazioni con artisti del calibro di Eugenio Bennato, Pietra Montecorvino, Enzo Gragnianiello e Tony Esposito.
Già dal titolo di questo suo nuovo lavoro si intravede la precisa volontà di dare massimo risalto alla capacità evocativa della musica, colorando con calde tinte mediterranee i paesaggi sonori che vengono qui dipinti con grande classe e maestria.
L’attenzione si sposta perciò sull’espressività emotiva degli strumenti musicali utilizzati, mettendo in secondo piano la voce, che viene utilizzata con parsimonia ed oculatezza, come in “Jac”, quando l’atmosfera già di per sé carica di un forte pathos viene esaltata dalla caratteristica interpretazione vocale di Pietra Montecorvino, che riesce ad esprimere tutto il suo valore aggiunto, regalando spessore artistico al disco e tanta, tanta classe.
Degna di menzione anche “La canzone di Iuzzella”, scritta interamente da Eugenio Bennato, altro prezioso ospite che ha accettato senza alcun indugio la richiesta di lasciare il suo importante contributo.
Nel complesso “In a sentimental sud” si rivela essere un lavoro elegante ed impegnato, che si lascia ascoltare con piacevolezza ed evoca sapori tipicamente mediterranei e tutta quella pacatezza che descrivono alla perfezione la gente e la terra del Sud, suggerendo momenti di raffinato relax.
Massimiliano Locandro
(29) Mauve: “Kitchen Love”
Non esiste un coltello che riuscirà a tagliare il soffuso strato di malinconia che si percepisce durante l’ascolto di “Kitchen Love”, intensa opera prima dei Mauve.
L’intero lavoro alterna situazioni tra loro contrastanti, ricche di sfumature intense e di suoni ovattati ed irrequieti al tempo stesso, il tutto pervaso da una latente malinconia di fondo.
Il trio piemontese descrive paesaggi sonori con eleganza ed energia, alternando momenti di rara dolcezza ad improvvise sferzate elettriche e scrosci di feedback, dimostrando così di aver bene imparato la lezione dei maestri Sonic Youth.
Il risultato è assai coinvolgente: come non lasciarsi trasportare dall’adrenalinica cavalcata strumentale di “Sean Connery” o dai dolci arpeggi della soffusa “Canterbury”?Quello che stupisce dei Mauve è proprio la bellezza dell’imprevedibilità: si passa infatti dalla nervosa carica elettrica dell’iniziale “88” ai toni surreali e ricchi di fascino di “Jaguar, We Have To Go”, passando per i dolci e rassicuranti lidi di “Electronic Scales” e “Fake Youth”.
C’è anche il tempo di stupirsi di fronte alla stupenda “Butter”, canzone che inizia con un’ingannevole dolcezza per poi sfociare a tradimento in una cascata di feedback e rumori disturbati.Un plauso particolare per l’eleganza estetica del booklet va di dovere alla Canebagnato Records, che come al solito dimostra di saper confezionare ad arte i propri prodotti.
Raramente la forma si abbina alla sostanza: quando ciò accade qualcuno dice che si stia per accendere una nuova stella.
Massimiliano Locandro
(30) Meg: “Psychodelice” Maria Di Donna, in arte Meg, si ripropone a distanza di quattro anni dal primo lavoro solista con Psychodelice, album meno introspettivo e maggiormente ritmico ed istintivo.
Sono proprio i suoni di chiara matrice elettronico-sperimentale, affidati all’estro di Stefano Fontana (meglio conosciuto come Stylophonic) e a significative incursioni di Mario Conte e di Danilo Vigorito a rappresentare il vero punto di forza di questa sua seconda fatica.
Ascoltando con attenzione le dieci canzoni attraverso le quali si snoda l’intero lavoro si nota chiaramente la volontà di cercare soluzioni ritmiche e testuali sperimentali, su cui poter modulare al meglio l’aggressività e la particolare timbrica vocale di Meg.Molto apprezzabile e di fondamentale importanza risulta perciò il lavoro di Stefano Fontana, vero e proprio maestro nello scegliere ed amalgamare sapientemente campionamenti, samplers e loop elettronici, cucendo su misura i tappeti sonori più confortevoli su cui poter esaltare le dialettiche emozionali espresse da Meg.Il lavoro nella sua interezza scorre piacevolmente, alternando momenti delicati (“E’ troppo facile”), aggressivi (“Running Fast”), adrenalinici e sfacciatamente ballabili (“Promises”) ed una hit di sicuro successo radiofonico (“Distante”).
Non mancano però episodi di minor spessore, nei quali Meg sembra quasi nascondersi dietro l’ombra del geniale quanto inarrivabile folletto islandese Bjork, ma per fortuna si tratta di momenti sporadici.Nel complesso Psychodelice risulta essere un lavoro “fresco”, estivo, ricco di spunti originali e permeato di un’elettronica ricercata ma ballabile, che regalerà qualche meritata gratifica a Meg ed un piacevole ascolto a chi vi si avvicinerà senza alcun tipo di pregiudizio.
Massimiliano Locandro
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