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Musica: Raccolta di recensioni n.2 (c)

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(31) ME FIRST AND THE GIMME GIMMES: “HAVE ANOTHER BALL!” 

Nati nel 1995 da una geniale intuizione di Fat Mike, bassista dei NOFX nonché proprietario della casa discografica Fat Wreck Chords, i Me First and the Gimme Gimmes hanno saputo in breve tempo conquistarsi le simpatie di un pubblico sempre più folto ed entusiasta, arrivando a produrre ben sette album, più numerose collaborazioni a vario titolo.
“Have Another Ball” rappresenta l’ultimo capitolo di una lunga e divertita saga artistica, e contiene al suo interno una serie di pezzi registrati tra il 1995 ed il 1997, la maggior parte dei quali vennero scartati dal precendente “Have A Ball” e talvolta inseriti in alcune compilation discografiche.
La formula è sempre la solita e grazie al cielo produce ancora oggi stessi benefici effetti:  si prende una canzone famosa, possibilmente di matrice west-country, e la si “coverizza” a dovere, fino a renderla quasi irriconoscibile, estirpandone fuori in un sol colpo un’inaspettata anima carica di adrenalina e improvvise scosse piene di quella divertita irriverenza  tipica del punk-rock.
 E così la pallosa “Mahogany” si trasforma di punto in bianco in un potente slogan da pogo, “You’ve Got a Friend” viene letteralmente ribaltata grazie ad un’iniezione di energia elettrica allo stato puro, mentre “Country Roads” viene lasciata correre senza freni, a mille all’ora, nel tunnel del divertimento. Rimane solo il tempo di erigere una lapide sopra “Don’t Let the Sun Go Down On Me”, con buona pace della stilosa coppia Elton John - George Michael, prima che la bocca si apra senza alcun preavviso in un’energica e divertita risata.

Massimiliano Locandro



(32) MICEVICE:”Experiments on the Duration of Love” 


Dietro al progetto Micevice si nasconde la figura di Giovanni Ferrario, chitarrista e produttore attivo da quasi un ventennio con collaborazioni che spaziano tra i Lula, gli Scisma, Cristina Donà, Morgan e non ultima PJ Harvey, che l’ha voluto a tutti i costi per la realizzazione del suo recente lavoro.
Experiments on the Duration of Love non è una nuova uscita bensì una ristampa di quel bellissimo lavoro prodotto nel 1999 e registrato tra la Sicilia e l’Australia da Norman Fagg con la supervisione di Hugo Race, che subito era diventato un gioiello raro ed introvabile.
Di tutto ciò bisogna ringraziare My Honey Records, che ha riportato alla luce, con ottima nitidezza dei suoni e colori queste undici bellissime canzoni scritte e suonate quasi una decina di anni fa ma dalle sonorità assolutamente attuali.
Ad animare quasi tutte le 11 tracce troviamo la splendida voce di Marta Collica, che sa essere teneramente soffusa nella notturna “Degenerate Me”, sognante in “True”, dolcemente ipnotica nelle atmosfere medioevali di “Sun”, inquietante durante lo strano incedere di “The velvet palace” e nella successiva “Denise” etristementemalinconicain “Sick”.
In tutti i pezzi si sente la personale impronta della chitarra di Ferrario, struttura portante e vera anima di tutte le canzoni, che con nitidi assoli, geniali distorsioni e talentuosi tocchi riesce a costruire, aiutato da un basso sempre vivo e presente, atmosfere sognanti, malinconiche ed inquietanti al tempo stesso.
Un disco che vale la pena di possedere, anche solo per rendersi conto di come la bella musica possa sempre suonare attuale, anche con molti anni di distanza.

 

Massimiliano Locandro





 (33) Numero6:”Quando arriva la gente si sente meglio” 

 
I Numero6 sono un gruppo che sta destando molta attenzione nella scena indie italiana, grazie al loro sound immediatamente riconoscibile ed a testi curati e privi di banalità e luoghi comuni.
A due anni di distanza dal fortunato album “Dovessi mai svegliarmi” i Numero6 sono tornati con un nuovo Ep che accoglie tre pezzi inediti e due rifacimenti di canzoni già uscite in precedenza.
Nonostante la breve durata, “Quando arriva la gente si sente meglio” si rivela pieno di sorprese. Si parte con il rifacimento di “Da piccolissimi pezzi” che per l’occasione viene stravolta ed affidata alle fascinose tonalità vocali vagamente “italianizzanti” del grande cantautore folk-rock americano Will Oldham, meglio conosciuto come Bonnie “Prince” Billy. La successiva “Navi stanche di burrasca” non è da meno: la canzone è stata infatti scritta di getto niente di meno che dal famoso scrittore Enrico Brizzi nell’ambito di una collaborazione che in futuro porterà ad un progetto discografico di prossima pubblicazione. Si prosegue con “Aspetto”, originale stravolgimento in chiave electro-folk di una canzone già nel repertorio dei Laghisecchi, per poi finire con altri due inediti “Quel giorno cosa avevo?” e “Un segnale debole”, pezzi che confermano appieno la fortunata formula dei Numero6: cura estrema per i testi e per gli arrangiamenti, a cui si aggiunge una timbrica vocale molto espressiva e originale.
Non rimane che aspettare il nuovo album, augurandosi che la gente affluisca a frotte per riuscire ad ascoltare meglio.

Massimiliano Locandro   




(34) NUOVI ORIZZONTI ARTIFICIALI: “Quindici dita di spazio” 

Album di debutto per i milanesi N.O.A. che dopo qualche anno di dura gavetta sono riusciti a sfornare questo bel disco, grazie alla collaborazione con l’etichetta torinese i.presume.
Il genere musicale è elettro-pop con testi in italiano; le coordinate musicali spaziano tra Bluvertigo, Ustmamò, Dottor Livingstone, anche se il tutto viene affrontato con una certa dose di originalità ed ironia, a partire dai testi, che lanciano messaggi precisi e affrontano temi non sempre banali.
Si parte con “Processo a Lugin”, dura riflessione sul consumismo e sul materialismo imperanti nella società contemporanea, il tutto addolcito dalla bella voce di Emanuela Colli, che ben si amalgama con la voce impostata di Paolo Soffientini. Subito dopo i ritmi si alzano con “0.36 (frequenza stabile)” episodio ballabile più che riflessivo, che mi ha portato alla mente i primi lavori dei Bluvertigo. “La Fabbrica” è secondo me la canzone più riuscita del disco, in cui i N.O.A. prendono per un attimo le distanze dal pop e dall’elettronica “easy-listening” e ci descrivono con angoscia i pregi ed i difetti della mente umana, usando suoni metallici ed industriali che creano un’atmosfera inquietante. Si prosegue con “Svelando Salomè” canzone dal cui testo deriva il titolo del disco, amara riflessione sulle contraddizioni e gli equivoci che spesso dividono il sesso dall’amore, simbolica misura della distanza tra sentimenti ed istinto animale e delle complicazioni che poi ne derivano. Altre canzoni degne di nota sono “Artenoire”, lenta e raffinata descrizione di una storia d’amore e la conclusiva “Clelia ha il profumo del mare”, che col suo ritmo ripetitivo ed inesorabile, riesce ad evocare molto belne la fine di una storia d’amore.
In definitiva si tratta di un buon disco d’esordio per i N.O.A., che sono riusciti ad unire sonorità orecchiabili a testi complessi ed a tratti dolorosi.
Non tutto gira però alla perfezione: il suono fin troppo pulito non rende merito all’energia che potrebbe essere sprigionata “live” e relega il disco in un settore marcatamente pop, che a mio modesto avviso non rende merito alle buone qualità, grinta ed originalità di questo valido sestetto milanese.

 Massimiliano Locandro




 (35) ULTIMAVERA: “Dimore EP” 

Con questo Ep ottimamente autoprodotto, in uscita per CinicoDisincanto, gli Ultimavera si affacciano sui confini nazionali proponendo cinque canzoni molto curate e sicuramente ben suonate.
L’elemento caratteristico degli Ultimavera è l’elevata capacità di giocare con le parole, dando vita a testi mai banali e di rapida “commestibilità”, che ben si amalgamano con la miscela rock-cantautorale da loro proposta.
Le canzoni fluiscono schiette, sembrano quasi cartoline illustrate, fotografie di particolari situazioni o di caratteristiche realtà paesane  tanto care alla società italiana. Si parte con la grintosa e adrenalinica “Francesco Saffa”, che inscena un simpatico siparietto tra due ex-compagni di scuola che si incontrano dopo molto tempo e certo non nascondono i reciproci rancori repressi. Rock ed energia sono componenti che caratterizzano anche la successiva “Santodromo”, con un ritornello immediatamente cantabile e di sicuro appeal.
La canzone di maggiore impatto è a mio avviso la successiva “Pornocrazia”, impreziosita da un riff adrenalinico e da suggestioni indie-rock che nulla tolgono alle parole, che come al solito scorrono fluide e affilate come lame di un rasoio. Stesso discorso vale per “Lunazioni”, che ben riesce a rendere musicabile un testo onirico, che sembra quasi sia uscito da un capitolo di Alice nel Paese delle Meraviglie. Si prosegue poi con “Stretto da Messina” canzone malinconica e a tratti personale, degna chiusura di questo EP che ci consegna una bella novità in cerca di conferme sulla lunga distanza. 

Massimiliano Locandro

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 17 Aprile 2020 20:05 )  

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