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Una domenica pomeriggio come tante altre. Per rifuggire dallo stress cittadino mi reco in una delle tante librerie presenti nel centro cittadino di Firenze. Dopo circa dieci minuti di ricerca, l’occhio cade su un lavoro letterario firmato Walter Veltroni : “Senza Patricio”.

Cinque storie argentine, che prendono il via da una casualità: un graffito, che lo stesso Veltroni, intravide su un muro durante una visita a Buenos Aires, e composto da quattro semplici parole: “Patricio te amo. Papà”.

Così l’autore cerca di trovare un perché a tale graffito. Il perché un padre cerca di comunicare il suo affetto con un mezzo così insolito. Un perché costruito attraverso semplici eppur struggenti storie d’amore: dal padre che sa di avere un figlio e consapevole di non averlo mai potuto o voluto conoscere, al tema della lontananza, passando attraverso la storia di un adolescente pieno di sogni e di speranze. Nonostante l’abbandono del padre.

E’ un libro sull’assenza, sul vuoto esistenziale che scaturisce dalla mancanza di affetti, di valori veri, della capacità di dare un senso alla propria vita. Un vuoto che è anche storico, che ha costretto e costringe l’Argentina alla precarietà.

M è un racconto anche di grandi speranze: quelle di una vita felice e di un futuro migliore; quelle di un ritorno di un padre o di un figlio perso o mai conosciuto. Una speranza di cui si fanno interpreti e portavoce soprattutto le giovani generazioni, sempre pieni di grandi sogni, di tante illusioni che fungono da “cari compagni della verde etade”, della “stagion lieta”.  Speranze che col tempo tendono ad affievolirsi. A perdersi. A schiantarsi contro il muro della vita, quando si passa dall’età della giovinezza a quella dell’arido vero.  Lucida e realistica l’analisi dell’ex sindaco di Roma sul mondo giovanile. Analisi che si estende poi anche al nostro tempo. Ad una realtà fluida, dove tutto scorre e scompare con la stessa rapidità con cui compare. Una realtà in cui non c’è spazio per la riflessione, per il pensiero. In cui tutto è frenesia. Un mondo dove tutti vogliono far tutto e nella maniera più veloce possibile. A tal proposito emblematico è un aforisma africano qui riportato,“ voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo”. Sacrosanta verità.

Un libro dai tratti malinconici, in quanto condensa i temi dell’assenza. Dell’attesa. Ma è allo stesso tempo un libro sereno. Trapela infatti nei personaggi la voglia di cercare, di non rimanere immobili, di camminare e trovare una speranza. Perché tutti noi dobbiamo cercare l’estate. Così come fa il ragazzo del terzo racconto. Si può cercare anche quello che non c’è, perché ciò equivale già a trovarle. Questo è Senza Patricio. Consigliato.

 

 

Simone Grasso

 

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