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Mario Mariotti al Centro Pecci

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Fino al 30 aprile 2012, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato ospita una retrospettiva dedicata a Mario Mariotti, poliedrico artista fiorentino morto nel 1997 all’età di sessant’anni, lasciandosi alle spalle una produzione che spazia dalla grafica alla pittura, dalla fotografia alla performance (intesa quest’ultima nel suo senso più allargato).


Probabilmente i fiorentini ricorderanno l’artista per il suo “intervento” sulla chiesa di Santo Spirito (piazza della palla, 1980), con la proiezione di centinaia di diapositive che per una notte ne trasformarono la spoglia facciata in un vero “palcoscenico dell’immaginario”. Ma l’attitudine performativa dell’artista si espresse anche attraverso pratiche in più piccola scala, come la pittura del volto e delle mani, spesso finalizzata ad ingannare l’osservatore, con le ironiche serie degli Ani-mani e degli U-mani – per non parlare poi dei Giochi di mano, sempre guidati da un gusto istintivo per il gioco linguistico. Questa concezione giocosa e “facile” dell’arte, rese piuttosto difficile l’inserimento di Mariotti entro i circuiti ufficiali, relegandolo spesso in posizioni subalterne e laterali. Ma la sua attività si espresse sfruttando molteplici canali di comunicazione, senza aborrire quelli più puramente “mediatici”. Sorprenderà quindi scoprire le sue mani truccate da calciatori per uno spot sulla tv giapponese (3M): ma questo impegno di “pubblicitario” non contraddice la sua vocazione di artista. E le sue opere possono essere anche ritrovate sulle copertine di alcune tra le più impegnate pubblicazioni culturali: la rivista “Il Ponte”, o la serie de “Il Castoro” per La Nuova Italia, con i profili dei maggiori scrittori e registi della modernità sintetizzati nelle sue “messe in scena” ironiche e spiazzanti. Ma da questa attenzione per lo spazio editoriale nacquero anche opere autonome e veri “libri d’artista”, come il celebre Libro circolare (1968), conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze.

Lungo i suoi quarant’anni di attività, Mariotti s’impegnò a sperimentare con i più disparati mezzi di espressione che il mondo (e la sua città) gli offriva: organizzatore di feste e celebrazioni, bigliettaio di “teatri immaginari”, egli ci lascia il più sorprendente testamento artistico nell’opera Quella volta che sono morto (1994), una serie di prose in linguaggio braille incise sulla superficie di stampe fotografiche.

Nello Spazio Progetti del Centro Pecci, la mostra guida il visitatore attraverso un percorso cronologico, servendosi anche di audiovisivi e non di rado della voce (registrata) dell’artista stesso. A parte una certa trascuratezza riscontrabile in alcune teche che, a tre mesi dall’inaugurazione, risentono un poco dello scorrere del tempo, l’allestimento è ricco di spunti interessanti ed offre anche alcune curiose “prospettive sceniche”, capaci di spingere il senso della mostra ben oltre la semplice documentazione storica: è con questo desiderio di sorprendere il mondo e noi stessi, che il Centro Pecci ha voluto richiamare in vita la vocazione naturale ed istintiva di un artista.

Per DEApress, Simone Rebora

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