
Il sito wired.com ha pubblicato immagini indedite su Abu Ghraib, il carcere speciale iracheno che tra il 2003 ed il 2004 fu usato dai militari USA per torturare i prigionieri di guerra.
Le immagini costituiscono un macabro revival di quell’aprile 2004, quando lo scandalo delle sevizie commesse dai marines nell’ex prigione segreta del regime di Saddam Hussein travolse l’amministrazione Bush e la catena di comando militare in Iraq.
Le istantanee fanno parte degli altri innumerevoli scatti consegnati dal riservista Joseph Darby al dipartimento della Difesa, ma non erano mai state diffuse, né negli Stati Uniti, né in altri Paesi.
Le foto che in precedenza sono state pubblicate nel corso degli anni a più riprese mostrano cadaveri, abusi e sevizie a sfondo sessuale e pornografico: prigionieri nudi e incappucciati, ricoperti di escrementi, ammucchiati in piramidi umane o appesi a testa in giù. Costretti a inginocchiarsi, a strisciare nel fango, a masturbarsi davanti una videocamera, i corpi sfregiati dalle ustioni dei mozziconi di sigaretta o da altri strumenti più invasivi, come i gruppi elettrogeni. Per alcuni c’è anche la pazzia: un detenuto venne mostrato mentre sbatteva ripetutamente la testa contro la porta della sua cella.
Episodi orrendi, che furono definiti bravate di cattivo gusto dagli alti ufficiali statunitensi e alla fine anche dai militari che condussero l’inchiesta interna. Dopo un anno e più di “indagini” retrocessero un colonnello, condannarono a due anni di prigione la soldatessa Linnye England, la ragazza che trascinava un prigioniero iracheno al guinzaglio nei sotterranei del carcere. In tutto 17 soldati furono rimossi dal loro incarico ma molte, troppe domande su questa barbarie rimangono senza risposta.
Le immagini costituiscono un macabro revival di quell’aprile 2004, quando lo scandalo delle sevizie commesse dai marines nell’ex prigione segreta del regime di Saddam Hussein travolse l’amministrazione Bush e la catena di comando militare in Iraq.
Le istantanee fanno parte degli altri innumerevoli scatti consegnati dal riservista Joseph Darby al dipartimento della Difesa, ma non erano mai state diffuse, né negli Stati Uniti, né in altri Paesi.
Le foto che in precedenza sono state pubblicate nel corso degli anni a più riprese mostrano cadaveri, abusi e sevizie a sfondo sessuale e pornografico: prigionieri nudi e incappucciati, ricoperti di escrementi, ammucchiati in piramidi umane o appesi a testa in giù. Costretti a inginocchiarsi, a strisciare nel fango, a masturbarsi davanti una videocamera, i corpi sfregiati dalle ustioni dei mozziconi di sigaretta o da altri strumenti più invasivi, come i gruppi elettrogeni. Per alcuni c’è anche la pazzia: un detenuto venne mostrato mentre sbatteva ripetutamente la testa contro la porta della sua cella.
Episodi orrendi, che furono definiti bravate di cattivo gusto dagli alti ufficiali statunitensi e alla fine anche dai militari che condussero l’inchiesta interna. Dopo un anno e più di “indagini” retrocessero un colonnello, condannarono a due anni di prigione la soldatessa Linnye England, la ragazza che trascinava un prigioniero iracheno al guinzaglio nei sotterranei del carcere. In tutto 17 soldati furono rimossi dal loro incarico ma molte, troppe domande su questa barbarie rimangono senza risposta.

Nicoletta Consumi - DEApress
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