
Nelle foto: due immagini del degrado a Porta al Prato
Sono passati due mesi da quando, il 14 novembre scorso, l’associazione fiorentina indipendente Idra ha segnalato alle autorità, il degrado attorno e addosso alla dugentesca Porta al Prato, prigioniera di un cantiere abbandonato e mai concluso della Linea 1 della tramvia. Nella capitale della cultura, patrimonio dell’umanità, si accumula il degrado addosso alla dugentesca Porta al Prato, nel “cantiere abbandonato” della tramvia. Sono passati due mesi.
E’ passato Natale. Capodanno. La Befana. Ma quell’obbrobrio è ancora lì, tranquillo come non mai, davanti alla sede del Comando della Polizia Municipale. Fra Belle arti, sindaco, UNESCO e Verdi, nessuno che sia stato in grado di mettere assieme un solo intervento concreto di ripristino del decoro.
In pochi metri quadri di città storica, un vero concentrato di oscenità: cantieri, materiali abbandonati, acquitrini, mura storiche invase, munnezza, verghe ad arrugginire, slalom avventurosi per pedoni e ciclisti. Appoggiare transenne e trabattelli ad una porta dugentesca, ma diremmo a qualunque muro fosse pure quello di un palazzo moderno, appare cosa inopportuna e deprecabile. Ma c’è di più. Si può notare, inoltre, un lato della stessa Porta al Prato imbrattato con una scritta cubitale, una delle tantissime, infinite, scritte abusive e spesso incomprensibili o volgari che infestano le mura di Firenze (come, purtroppo, anche di altre grandi città).
Una denuncia, quindi, che mette in evidenza non solo le responsabilità legate alle attività di cantiere ma anche quelle di chi ha inteso imbrattare le pietre della Porta. Il degrado che si manifesta sotto varia natura e che sta colpendo la storia e la memoria della nostra città in questi anni, ivi comprese le scritte a vernice, è ovvio. Nel caso di Porta al Prato, però, ci pare che al “vandalismo ordinario”, anonimo e quotidiano, si sia aggiunta l’iniziativa di soggetti precisi e individuabili, giacché è all’interno di un perimetro di cantiere che questi contributi di degrado sono osservabili. La speranza era che fosse semplice e agevole intervenire, attivando le istituzioni di controllo, perché sia garantita l’osservanza delle normative.
Si dà il caso invece che quei materiali di cantiere siano ancora lì!
Barbara Provvedi-DEApress
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