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Buena Vista Social Club alla D.E.A

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Serata Afro-Cubana 

    Giovedì 1 dicembre
   "Buena Vista al DEA club"
    Wim Wenders all'Havana per
    esplorare il talento
    dei musicisti del
    Buena Vista Social Club  

    APERITIVO-MUSICA-FILM
   19,00-Inizio aperitivo
   20,00-Presentazione film
   20,30-Proiezione (105 min.)
   22,15-Dibattito a cura di
   "Cafè reporter"

    La serata universitaria sarà
    accompagnata da brani del
    gruppo Afro-Cubano

Nel 1996 il compositore, produttore e chitarrista Ry Cooder, interessato alla musica con i ritmi provenienti dall' Africa, viaggia verso La Havana dirigendosi verso gli studi Egrem. Sebbene la sua ricerca non risultò così come aveva immaginato, questo non gli ha impedito di conoscere un gruppo fondamentale creato dai leggendari artisti cubani, che erano praticamente dimenticati, avendo anche un' età dai 60 agli 80 anni. Il risultato fu l’album Buena Vista Social Club, con lo stesso nome del gruppo,  che vinse un premio Grammy divenendo famoso a livello internazionale. Girato nel 1998, questo documentario riprende il cammino di Cooder a Cuba, insieme a Ibrahim Ferrer e con gli altri componenti del gruppo con l'intenzione di registrare un nuovo album. Il regista del film, Wim Wenders, insieme ad un ridotto gruppo di ripresa, osserva con attenzione i musicisti negli studi di registrazione, nella loro vita quotidiana, l’approccio con la loro routine e il mondo della passione, che per loro era uguale. Tagliando questi pezzi lui monitorò la vita del Buena Vista Social Club a Havana. Così si diede inizio ad un documentario viaggio, che riprende il cammino degli anziani dal loro paese di nascita verso Amsterdam, dove offrono anche due concerti, e a New York con una presentazione alla Carnegie Hall, a Manhattan.

Ed è certamente il viaggio a New York a rendere un bellissimo paradosso lavita degli artisti fin ora dimenticati, e a creare per il pubblico la stranezza e la bellezza della vita che si espande nel tempo e nello spazio con diverse modalità, ma esprime sempre lo stesso concetto, racchiude lo stesso segreto: l’Arte. Una parola che passa i confini perché non li conosce, il contrario che fa l’essere egoista che si vuol chiudere in sé. Perché l’arte è la comunicazione tra i popoli, l’arte è la formula di mettere d’accordo l’uno con l’altro, perché esprime soprattutto l’universalità che c’è nell' essere umano, andando fuori dalle abitudini, dalle categorizzazioni che servono solo per la paura di non essere specialmente diversi dall’altro.

Questo film è solo un percorso, è la storia in salita di un gruppo che voleva una spinta per andare in su, anche se per loro non serviva così tanto. Loro erano felici, loro vivevano di felicità e loro esprimevano questa felicità che in questi tempi non si trova facilmente in questo mondo che va a mille all’ora. Questo documentario vuole stupirci, in primis con la bravura degli artisti, che riescono a suonare con la stessa facilità di respirare, riescono a creare l’armonia tra di loro e tra il pubblico, e sono sempre sorridenti. Poi dall’altra parte il film ci vuole stupire di quant’è bella la vita, e non ce ne siamo accorti.

Quello che si sente vedendo il documentario è un'emozione forte dal sapore amaro, che comunque non dispiace che ci prenda , e non si risparmiano nemmeno le lacrime, loro sono la valutazione migliore di un'espressione artistica.

 

(erionmollaymeri at yahoo.com)

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 01 Dicembre 2011 09:46 )  

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