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L'opera umana di Vittorio De Seta

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Con Vittorio De Seta se ne è andato un altro punto di riferimento della nostra cultura. Infatti De Seta, nato a Palermo il 15 ottobre 1923, dopo aver fatto l'aiuto regista per alcune pellicole commerciali, decide di dare la sua impronta registica e poetica lavorando come documentarista. Erano gli anni di Evans, anni in cui si badava al realismo vero delle immagini e a imprimere sulla pellicola storie vere, umane e soprattutto utili a mostrare pezzi di mondo che molti ignoravano (e ignorano) di conoscere.  Fra il 1954 e il 1959 pertanto gira una serie di film fra la Sardegna e la Sicilia, esperienza questa che lo porta a dirigere il suo primo lungometraggio Banditi a Orgosolo del 1961. Già da questo film l'impronta realistica di De Seta è molto forte  tanto da ricevere il premio come "migliore opera prima" a Venezia. De Seta dirige poi Un uomo a metà, ancora un'opera di denuncia, forte e incredibilmente contemporanea. Passa del tempo e fra l'impegno di documentarista e quello di ricercatore delle sue origini calabresi, dirige per la televisione uno dei prodotti migliori, il Diario di un maestro tratto dal romanzo di Albino Bernardini, una di quelle rare voci di scuola di denuncia vissuta sulla propria pelle. Diario di un maestro è forse la sua migliore opera, realistica all'estremo che vede un indimenticabile Bruno Cirino nei panni che furono del maestro Bernardini autore di Un anno a Pietralata (il rione popolare che la cattiva amminstrazione romana negli anni sessanta creò per sistemare tutti gli sfollati dalle baraccopoli e non solo). Il film è una vera opera didattica poichè segue con attenzione didascalica le lezioni di Cirino, un vero eroe contemporaneo che lotta contro l'indifferenza e l'ignoranza dei suoi colleghi. Inoltre per rendere il film ancora più realistico, De Seta commisiona a Fiorenzo Carpi la partitura che farà da filo conduttore emozionale all'intero film. Quando la pellicola andò in onda sul secondo canale della Rai, non furono poche le critiche, soprattutto da quella parte reazionaria e cattolica della cultura italiana. De Seta è molto bravo a narrare e a mettere insieme i giovani attori non professionisti del film. Questa esperienza permette a De Seta di realizzare Quando la scuola cambia un documentario di grande profondità e di denuncia. Nel 1993 gira il riconoscimento alle origini materne con In Calabria , mentre nel 2006 dirige il lungometraggio Lettere dal Sahara e infine nel 2008 realizza Articolo 23 un brevissimo documentario che racchiude il suo forte impegno sociale e politico. Alla sua opera non sono stati dedicati importanti riconoscimenti, la Rai ha sempre ignorato i suoi film , mentre  Martin Scorzese s'interessa alla sua opera. Esistono tre film che raccontano il suo lavoro e per Feltrinelli è uscito un dvd che raccoglie tutta la prima produzione di documentari. Vittorio De Seta ha lasciato questa dimensione lunedì nella sua casa di Sellia Marina in Calabria dove da tempo si era ritirato.

 

 

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