Si è tenuta oggi al Consiglio della Regione Toscana la conferenza stampa di presentazione del “Manifesto per la medicina integrata”, promossa dalla CONMI (Consulta Nazionale per la Medicina Integrata) e dalla SIOMI (Società Italiana di omeopatia e Medicina Integrata). Il Manifesto verrà presentato dai relatori sabato 3 Dicembre a Palazzo Vecchio per offrirlo alle riflessioni delle varie istituzioni che parteciperanno all’evento, tra cui le Federazioni Nazionali Ordini dei Medeci, Odontoiatri, Farmacisti, Biologi, le Federazioni Italiane delle Società Scientifiche, dei Medici Pediatri e dei Medici di Medicina Generale, le Associazioni nazionali delle medicine complementari e delle discipline del benessere e della salute.
Alla conferenza hanno partecipato Fabio Roggiolani (Presidente Onorario della CONMI), Simonetta Bernardini (Presidente della SIOMI), Mauro Romanelli (Ufficio Presidenza Consiglio Regionale della Regione Toscana), Rosanna Pugnalini (Commissione Sanità Regione Toscana), Cristina Giachi (Assessore alla Ricerca del Comune di Firenze).
I rappresentanti di CONMI e SIOMI hanno spiegato che lo scopo della proposta contenuta in quello che è il primo Manifesto internazionale è rafforzare -o costruire ex novo- l’alleanza e l’integrazione tra la biomedicina convenzionale (o accademica) e le CAM (Complementary and Alternative Medicines), cui fanno riferimento discipline come omeopatia, agopuntura, fitoterapia, chiropratica, yoga, schiatsu. Fabio Roggiolani e Simonetta Bernardini, affermando che sono varie le esperienze di integrazione nei servizi sanitari pubblici già concretizzatesi in molte Nazioni industrializzate, e che è costante l’aumento del numero di pazienti che si rivolgono a cure CAM (in Italia siamo sul 20%), dichiarano che il problema è quello della mancanza di un accordo che possa coordinare i diversi sistemi sanitari nella realizzazione di sistemi di medicina integrata. Per Simonetta Bernardini questa non deve essere alternativa ma deve ufficialmente “entrare nella casa della medicina”, prendendosi i relativi diritti e doveri, per creare un nuovo pensiero e una “Nuova Medicina”.
Questo nuovo pensiero, prosegue Mauro Romanelli, è quello che va verso un approccio interdisciplinare alla salute del cittadino, in cui il paziente non deve essere solo “oggetto della malattia” ma anche e soprattutto soggetto, unità di corpo, mente e spirito capace di un’autoguarigione che va insegnata e supportata attraverso un sistema di cure più personalizzato, più sostenibile e meno aggressivo.
I punti cardine del manifesto sono stati infine riassunti dal Presidente della SIOMI e sono: libertà di cura per il medico e libertà di scelta per il paziente; alleanza tra risorse per migliorare l’efficacia e la sostenibilità della medicina; giustizia sociale per quanto riguarda l’accesso alle cure complementari; utilizzo di un approccio globale (relazionale, biologico, ecologico e antroposofico) ai pazienti; creazione di équipe multiprofessionali per porre fine alle gerarchie di competenze dove i medici ortodossi esercitano e controllano tutti i percorsi di cura.
Il Presidente Onorario della CONMI si è augurato che “tutti i medici diventino anche omeopati”, ed ha risposto alla mia domanda riguardo al possibile ostacolo dello scetticismo, sia dei pazienti che degli stessi medici, dicendo che, oltre al già citato numero in crescita delle richieste di cure alternative nel nostro Paese (20%), i medici che già aderiscono a questa integrazione sono il 50 %. Roggiolani ha poi concluso la conferenza ricordando che l’Italia si inserisce nel panorama internazionale di “Integrative Health Care” grazie all’esperienza della Regione Toscana, che nel 2007 si è dotata di una Legge di riconoscimento delle medicine complementari e nel febbraio 2011 ha inaugurato il primo Centro ospedaliero di Medicina Integrata nell’ Ospedale di Pitigliano.
Alla conferenza hanno partecipato Fabio Roggiolani (Presidente Onorario della CONMI), Simonetta Bernardini (Presidente della SIOMI), Mauro Romanelli (Ufficio Presidenza Consiglio Regionale della Regione Toscana), Rosanna Pugnalini (Commissione Sanità Regione Toscana), Cristina Giachi (Assessore alla Ricerca del Comune di Firenze).
I rappresentanti di CONMI e SIOMI hanno spiegato che lo scopo della proposta contenuta in quello che è il primo Manifesto internazionale è rafforzare -o costruire ex novo- l’alleanza e l’integrazione tra la biomedicina convenzionale (o accademica) e le CAM (Complementary and Alternative Medicines), cui fanno riferimento discipline come omeopatia, agopuntura, fitoterapia, chiropratica, yoga, schiatsu. Fabio Roggiolani e Simonetta Bernardini, affermando che sono varie le esperienze di integrazione nei servizi sanitari pubblici già concretizzatesi in molte Nazioni industrializzate, e che è costante l’aumento del numero di pazienti che si rivolgono a cure CAM (in Italia siamo sul 20%), dichiarano che il problema è quello della mancanza di un accordo che possa coordinare i diversi sistemi sanitari nella realizzazione di sistemi di medicina integrata. Per Simonetta Bernardini questa non deve essere alternativa ma deve ufficialmente “entrare nella casa della medicina”, prendendosi i relativi diritti e doveri, per creare un nuovo pensiero e una “Nuova Medicina”.
Questo nuovo pensiero, prosegue Mauro Romanelli, è quello che va verso un approccio interdisciplinare alla salute del cittadino, in cui il paziente non deve essere solo “oggetto della malattia” ma anche e soprattutto soggetto, unità di corpo, mente e spirito capace di un’autoguarigione che va insegnata e supportata attraverso un sistema di cure più personalizzato, più sostenibile e meno aggressivo.
I punti cardine del manifesto sono stati infine riassunti dal Presidente della SIOMI e sono: libertà di cura per il medico e libertà di scelta per il paziente; alleanza tra risorse per migliorare l’efficacia e la sostenibilità della medicina; giustizia sociale per quanto riguarda l’accesso alle cure complementari; utilizzo di un approccio globale (relazionale, biologico, ecologico e antroposofico) ai pazienti; creazione di équipe multiprofessionali per porre fine alle gerarchie di competenze dove i medici ortodossi esercitano e controllano tutti i percorsi di cura.
Il Presidente Onorario della CONMI si è augurato che “tutti i medici diventino anche omeopati”, ed ha risposto alla mia domanda riguardo al possibile ostacolo dello scetticismo, sia dei pazienti che degli stessi medici, dicendo che, oltre al già citato numero in crescita delle richieste di cure alternative nel nostro Paese (20%), i medici che già aderiscono a questa integrazione sono il 50 %. Roggiolani ha poi concluso la conferenza ricordando che l’Italia si inserisce nel panorama internazionale di “Integrative Health Care” grazie all’esperienza della Regione Toscana, che nel 2007 si è dotata di una Legge di riconoscimento delle medicine complementari e nel febbraio 2011 ha inaugurato il primo Centro ospedaliero di Medicina Integrata nell’ Ospedale di Pitigliano.
Irene Sonnati
irenesonnati at yahoo.it
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