newsletter n. 213/anno 2°, settemnre 2008
*Turchia: gruppo editoriale accusa, "con il premier Erdogan si è aperta
un'epoca buia per la libertà di stampa" *
*11.09.2008 - *Il discorso pronunciato domenica contro il gruppo editoriale
Dogan dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan "è il segno più
tangibile che un'era molto pericolosa si è aperta nella storia della stampa
turca". Così Aydin Dogan ha risposto oggi con una nota al duro attacco
sferrato nel fine settimana da Erdogan contro il gruppo da lui presieduto,
accusato di aver dato ampio spazio a una vicenda giudiciaria che vedrebbe
coinvolto lo stesso premier per vendicarsi di un favore politico negatogli.
Il premier aveva chiesto a Dogan di fare chiarezza "entro una settimana,
altrimento lo farò io" e la frase ha scatenato aspre polemiche e accuse di
minacce e censura rivolte a Erdogan. Per Dogan, usare i propri poteri per
minacciare la stampa è "un grave crimine costituzionale, perchè la nostra
Costituzione garantisce la libertà d'espressione". La situazione, secondo
l'editore, è destinata a degenerare, in quanto gli esponenti del governo
"hanno fatto di tutto finora per sopprimere i media e si capisce che queste
pressioni aumenteranno sempre di più". La vicenda giudiziaria che ha fatto
esplodere il caso riguarda un processo in corso a Francoforte, in cui alcuni
testimoni hanno dichiarato che sette milioni di euro raccolti
dall'organizzazione benefica 'Deniz Feneri' sarebbero finiti nella mani di
un alto funzionario del governo turco (secondo alcune fonti lo stesso
Erdogan) e quindi trasferiti a media vicini al partito di governo, l'Akp di
Erdogan. Tv e quotidiani del gruppo Dogan, tra cui figurano Hurriyet,
Milliyet, Vatan, Radikal e la tv CnnTurk, hanno dato spazio alla notizia,
scatenando l'ira di Erdogan. Nel suo comunicato, Dogan ricorda che le accuse
arrivano da un procuratore tedesco e sono state rese pubbliche in Turchia
dal principale leader dell'opposizione, Deniz Baykal (Chp), in un'intervista
al canale Ntv. "Che ruolo ho io in questa vicenda?", si chiede Dogan,
spiegando che i suoi media hanno dato la notizia per dovere di cronaca su un
fatto molto grave. Quindi l'editore parla delle accuse rivoltegli da
Erdogan, secondo il quale il gruppo avrebbe agito sulla base di interessi
economici e per vendetta per un favore negato. "Ho raggiunto questa fase
della mia vita senza sacrificare la mia moralità e il mio onore - assicura -
Posso fare affidamento sulla mia moralità in questo mondo e nella vita che
verrà". *(fonte: ADN Kronos International)
**Georgia/Russia: il conflitto continua ad avere ripercussioni gravi sulla
libertà di espressione *
*11.09.2008 - *Dopo il conflitto tra la Georgia e la Russia, la situazione
della libertà di espressione nella regione è notevolmente peggiorata.
Reporters sans frontières ha registrato numerosi tentativi di intralciare il
lavoro dei giornalisti e numerose violazioni del diritto all'informazione
della popolazione georgiana. "Deploriamo tutte queste violazioni della
libertà di stampa che si susseguono nelle regioni toccate dal conflitto tra
la Georgia e la Russia. Tutti gli attori coinvolti nel conflitto dovrebbero
garantire la libertà di movimento e di azione ai giornalisti in loco," ha
dichiarato RSF. L' 8 settembre, un gruppo di giornalisti della televisione
pubblica polacca, Polska TV, e il loro autista georgiano sono stati fermati
da una milizia osseta, poi consegnati all'esercito russo. Dalla Georgia,
cercavano di entrare in Ossezia del Sud ma, secondo i militari, non erano
muniti dei lasciapassare necessari. Sono stati liberati il giorno seguente.
Due giorni prima, nella regione di Shavnabada (30 km a sud di Tbilissi),
secondo quanto è stato riferito dai canali georgiani Roustavi 2 e Imedi,
Georgi Ramichvili, cameraman di Roustavi 2, è stato ucciso mentre effettuava
un reportage presso una base dell'esercito georgiano. Il giornalista è stato
colpito da una pallottola vagante. Nessun commento da parte delle autorità.
Il 1° settembre, il corrispondente del sito di informazioni Humanrights.ge,
Saba Tsitsikachvili, è stato fermato e percosso mentre seguiva la
manifestazione Stop Russia a Gori. Lo scorso 24 agosto, Saba Tsitsikachvili
era già stato intimidito ed insultato dal vice del governatore dopo la
pubblicazione di un articolo che sottolineava le lentezze delle autorità
georgiane nel distribuire gli aiuti umanitari alla popolazione. Lo scorso 7
settembre, nella regione di Zugdidi (ovest), alcuni militari russi hanno
cercato di fermare un gruppo di giornalisti della televisione georgiana
Roustavi 2. I militari hanno sequestrato il materiale e arrestato i
giornalisti. Minacciandoli con le armi, i soldati hanno condotto i reporter
nella loro base. Solo l'intervento di alcuni osservatori dell'ONU ha
permesso la loro liberazione. L'accesso all'informazione rimane molto
limitato in Georgia. Dall'inizio del conflitto, lo scorso 8 agosto, i canali
russi e i siti Internet che finiscono con ".ru" sono inaccessibili.
"Chiediamo alle autorità georgiane di rendere nuovamente possibile l'accesso
alle fonti di informazione, comprese quelle russe," ha dichiarato RSF. I
canali della televisione georgiani sono quasi tutti controllati dal
presidente Mikhaïl Saakachvili. L'unico canale dell'opposizione, Kavkassia,
è spesso inaccessibile. Un esempio: lo scorso 1° settembre, il canale
diffondeva il suo programma quotidiano "Spektr" ma è stato interrotto quando
i politologhi invitati hanno cominciato a criticare la posizione georgiana.
La spiegazione ufficiale data dalle autorità per spiegare l'interruzione del
programma: un problema tecnico.* **(fonte: RSF-Italia)**
**Edvige: la Grande Schedatura Informatica, cresce la protesta in Francia*
*di Roberto Reale *
*10.09.2008 - *In Francia il prossimo 16 ottobre è in programma una giornata
di mobilitazione contro Edvige. La Santa, duchessa di Slesia e Polonia, non
c'entra se non indirettamente. Chi ha organizzato la protesta ha
semplicemente approfittato della ricorrenza religiosa che cade esattamente
in quella giornata. Ma stavolta le questioni di fede non hanno parte in
causa nella vicenda. Associazioni e sindacati francesi ce l'hanno con
un'altra Edvige, con il sistema di maxischedatura informatica varato a fine
giugno dal governo, cui è stata data proprio questa denominazione
(Exploitation documentaire et valorisation de l'information Generale).
L'idea dei manifestanti è di andare davanti alle prefetture per consegnare
provocatoriamente alle autorità i propri documenti in modo tale da
"agevolare il lavoro alla polizia". Ma che cos'è allora questa Edvige? E'
una sorta di "Grande Schedario" in cui - per tutte le persone al di sopra di
13 anni - possono essere inseriti recapiti e indirizzi, anche mail, numeri
di telefono, fotografie e comportamenti, informazioni fiscali e
patrimoniali, segni particolari, dati riguardanti le relazioni personali. Il
decreto di autorizzazione prevede poi in modo esplicito che persone che
svolgono attività politico/sociali possano essere tenute particolarmente
d'occhio soprattutto se le "loro attività sono suscettibili di minacciare
l'ordine pubblico". Lo scenario non è dei più tranquillizzanti. E in Rete è
subito partito il tam tam. Sono state raccolte centinaia di migliaia di
firme, sono stati presentati ricorsi al Consiglio di Stato. Su Youtube non
mancano i filmati che denunciano i rischi legati ai possibili abusi di
questa inquietante "Grande Sorella". C'è anche chi ci scherza sopra , ma
l'allarme è sicuramente diffuso soprattutto fra i giovani. A livello
politico si registra sul tema una crescita dell'attenzione. L'opposizione
socialista ha chiesto il ritiro dei decreti attuativi di Edvige. Il leader
centrista Bayrou ha parlato di "oltraggio ai francesi". Nella maggioranza si
è detto perplesso il ministro della difesa, una posizione che il capo del
Governo Francois Fillon non ha per nulla gradito. Sulla stessa linea di
Fillon l'Eliseo che minimizza dicendo che in fondo non c'è nulla di nuovo
rispetto al passato. Non sarà facile comunque a Sarkozy mettere a tacere la
vicenda. Perché se è vero che le "schedature" sono sempre esistite è ancora
più vero che l'invasività dei nuovi sistemi di controllo e monitoraggio dei
comportamenti personali è tale da poter produrre effetti devastanti per il
rispetto della privacy dei cittadini. E' questo il tipo di democrazia nel
quale possiamo riconoscerci? O assomiglia piuttosto al sistema che George
Orwell aveva profeticamente disegnato nel suo 1984? *(fonte: Rai News24)*
*Information Safety and Freedom
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sito web:
*http://www.isfreedom.org*
analisi, documenti e notizie sullo stato di salute della libertà di stampa
nel mondo
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