Riceviamo e pubblichiamo:
Mercoledì 7 dicembre alle ore 21 al Teatro Studio va in scena in prima nazionale il nuovo lavoro del gruppo DIVANO OCCIDENTALE ORIENTALE, “Pepè el bastardo impaziente e innamorato”, testo vincitore della VII edizione del Premio Fersen per la drammaturgia 2011. Si tratta di un monologo scritto, diretto e interpretato dal giovane Giuseppe L. Bonifati che, accompagnato dalla fisarmonica di Francesca Palombo, racconta dell’amore di Pepè per Catilina, di come lui voglia sapere subito se le lei lo riama del suo stesso amore, di come, somigliando a un Romeo pasoliniano bellissimo e sottoproletario, si piazzi sotto al suo balcone…“Ed ero tornato al mio paese. Era da molto che non vi ritornavo, ed era la prima volta che vi portavo il mio amore latino. Le avevo tagliato anche i capelli lunghi. Così andai in strada… Sulla via principale del paese incontravo molte persone che non potevano riconoscermi. Passavano oltre, una dopo l’altra. Poi fermai una di loro, ero sicuro che mi avrebbe riconosciuto anche se non mi aveva salutato. Gli domandai: “Perché non mi salutate? Perché non salutate il mio amore latino?” “Non è il tuo amore” rispose. “Qui abbiamo visto la sua foto, è molto differente. Il tuo amore vero ha i capelli lunghi”. Giuseppe L. Bonifati è artista poliedrico che vanta collaborazioni con grandi nomi della scena italiana e internazionale come Eugenio Barba, Julia Varley, Motus, Renato Carpentieri, Remondi e Caporossi, Ruggero Cappuccio, Andree Ruth Shammah, Roberto Cavosi. Negli anni passati ha vinto il Bando “ETI-I Teatri del Sacro 2009 con “Ammaliàta” e è stato finalista al Premio Kantor 2010 indetto dal Teatro CRT di Milano con "Cala 'a Saudage", testi entrambi da lui scritti e diretti. Sempre mercoledì 7 dicembre al Teatro Studio la danzatrice SILVIA GRIBAUDI si esibisce in sequenza alle ore 22 in “A corpo libero”, lavoro vincitore dei Premi di pubblico e giuria Giovane Danza D'Autore Veneto 2009, e alle ore 22.30 in “Wait”, una performance site specific all’interno del teatro: “A corpo libero” è un lavoro che ironizza sulla condizione femminile a partire dalla gioiosa fluidità del corpo, che esplora da un punto di vista drammaturgico un tempo di inadeguatezza, un tempo di onnipotenza e un tempo di accettazione in una contaminazione di tecniche espressive. Un corpo che danza che occupa spazi pieni e vuoti, che si relaziona con le sue curve e le sue “parti molli”, mostrando sempre più forme comiche ma anche “drammatiche”. “A corpo libero” attraversa la trasformazione, il tempo della femminilità che cambia e analizza il tempo dell'azione nella relazione con il pubblico. “Wait” è un lavoro sull'ascolto del tempo e sulla diversità a confronto, scontro, relazione e unità. La continua rottura e frammentazione di immagini che attraversano mondi apparentemente distanti e portano alla luce figure umane femminili che nella loro diversità compongono una unità. Lo spazio teatrale diventa site specific, il ritmo dello spettacolo e la sua forma si adatta allo spazio creando di volta in volta un rapporto vivo e dinamico tra palco, artisti e pubblico. Un lavoro tra performance e spettacolo il cui centro è la comunicazione tra la diversità di stili, tra corpo/spazio e ironia, tra l’astratto e il concreto che fanno balzare dal mistico al terren.
Giovedì 8 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Studio EGUMTEATRO e GOGMAGOG presentano “Quanto mi piace uccidere… (storia di un politico toscano)”, diretto da Virginio Liberti e interpretato da Tommaso Taddei. Dopo il trittico pirandelliano del 2009, le due compagnie tornano a collaborare per riaffermare l’idea di una pratica teatrale fatta di curiosità artistica e di impegno sociale. Sulla scena Tommaso Taddei è un promettente politico di 30 anni appena eletto dai suoi concittadini. Amante di emozioni forti, l’onorevole Taddei ha fondato la sua lista civica a poche settimane dalle ultime elezioni battendo con grande disinvoltura i suoi avversari, politicamente più esperti e economicamente più agiati. In questa piacevolissima serata, Taddei racconta la storia della sua vita: l’amore per l’ allevamento dei polli, il giardinaggio come terapia anti-stress contro la gente maleducata, l’hobby per gustosi sughi per la pasta da lui interamente confezionati, senza dimenticare come era previsto, i duri ricordi di un’infanzia difficile, la giovinezza piena di voci del aldilà che gli dicevano cosa fare e cosa non fare, il suo amore per le donne mai corrisposto e le notti in cerca di compagnia e di emozioni forti. Dopo gli ex animatori di crociere, imprenditori, magistrati, avvocati, soubrette e comici, ecco quel che mancava: L’onorevole Tommaso Taddei. Simbolo della nuova politica italiana che ama tanto la vita quanto la morte (degli altri). Sempre giovedì 8 dicembre alle ore 21.15 e alle 22.15 al Teatro Studio ALESSANDRA MAOGGI dà vita a “SUCCO. ti ho scritto una lettera d’amore, la vuoi leggere?”, un’installazione animata, uno spazio e un corpo in trasformazione (Spettacolo per 40 persone - Prenotazione obbligatoria).“Succo” è uno spazio abitato per un tempo, dotato di alcuni elementi “familiari”, in cui si agiscono materiali elementari ed oggetti comuni, assumendo l’azione tecnica come parte del movimento scenico. Luogo-scenario del cambiamento, lo spazio e il corpo, raccolgono i segni dei gesti, in un racconto frammentario, in cui si animano alcune immagini, situazioni, piccoli mondi paralleli, connessioni pratiche e passaggi emotivi. La performance varia, determinata dallo spazio e dalla presenza del pubblico. L’uso di diversi linguaggi attraverso cui poter creare un luogo della possibilità e della contraddizione. Infine, giovedì 8 dicembre alle ore 21.30 e alle 22.30 presso la Wash&Dry Scandicci, Mauro Stagi mette in scena la performance (Spettacolo per 20 spettatori - Prenotazione obbligatoria). “Noise” (in inglese =”rumore, clamore, interferenza”) come il massiccio bombardamento di informazioni da parte dei media, della televisione, dei talk show, le continue opinioni e commenti da parte di un fantomatico pubblico sempre presente in ogni momento della nostra vita, che ci invade quotidianamente e ci confonde, distogliendo il più delle volte l’attenzione da noi stessi. La performance è una lotta continua tra il soggetto: un essere vivente e il sottofondo: una partitura sonora fatta di risate e applausi registrati di voci intercettate, di dissonanze che esce fuori dal ruolo prestabilito e prevarica la persona, minacciandone l’identità, fino quasi al punto di rubargliela. L’individuo: una persona normale in un mantra (nell’induismo formula sacra o magica dal sanscrito “mente che agisce” o “mente protetta”) fatto di respiri, atteggiamenti discorsi stati d’animo, ansie, momenti d’ilarità cerca di costruirsi il suo percorso quotidiano e allo stesso tempo il modo di rispondere a questa continua pressione. Ne esce fuori una situazione assolutamente ironica e visionaria.
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