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Presentazione libro Buenos Aires cafe

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Riceviamo e pubblichiamo:
BUENOS AIRES cafe
di Lucia Baldini e Michela Fregona, Edizioni Postcart, si presenta:
Martedì 29 novembre alle ore 21.00 alla Galleria IAC di Impruneta (Fi), Lucia Baldini presenta il suo libro fotografico Buenos Aires Cafè, diario di viaggio costruito tra immagini e parole a quattro mani con Michela Fregona. Buenos Aires cafè si è aggiudicato il premio “Marco Bastianelli 2010”
Dire Buenos Aires è come dire tango. Ma dire Buenos Aires è anche come dire: Evita; o: Borges; o: cielo immenso sopra una metropoli immensa, immigrazione italiana e concrezione di dialetti in una lingua immaginaria – il lunfardo. E, ancora, dire Buenos Aires è come dire: golpe, esilio, desaparecidos, quartieri della miseria, scandali politici ed inflazione galoppante. Ad ognuna di queste parole la città presta la propria faccia: interpreta la parte che le è stata assegnata e poi, ancora, cambia di nuovo. Non è possibile essere lineari, quando si parla di questa città: due dimensioni non bastano, tre sono troppo poche. E allora serve chiedere aiuto a più linguaggi, mescolarli e dare vita a qualcosa di diverso: così fanno Lucia Baldini e Michela Fregona in questo nuovo libro, Buenos Aires Café.
Una decina di anni fa avevano indagato, insieme, la risonanza che aveva portato in Italia l’ultima ondata del tango argentino attraverso echi, imitazioni e mutazioni. Avevano dragato, prima in Anime Altrove (2001, Colombi ed.) e poi in Tangomalìa (2005, Postcart) le notti della Penisola in cui si infilava una nuova generazione di entusiasti tangueros. Ora le due ribaltano la prospettiva: vanno di là del mare per costruire questo nuovo libro, che è, insieme diario di viaggio; guida sentimentale; romanzo fotografico. Non si può semplificare una città che è, sin dalla sua nascita, il risultato della stratificazione e dell’imitazione. Per questo è necessario ricorrere a più forme dell’espressione, occorre ibridarsi. E Lucia Baldini e  Michela Fregona fanno esattamente questo:  mescolano i linguaggi, raccontano attraverso le fotografie, fermano un’immagine nella parola. La macchina fotografica di Lucia Baldini è più che mai precisa. Ascolta i particolari, fa parlare le ombre, rapisce il pensiero di un albero, di una piazza, di un salone da tango, di un selciato. É inquieta fino all’angoscia, e lucida fino all’impudicizia.
Dal canto suo Michela Fregona mette in fila i personaggi, i caratteri, le assenze: crea un singolare mosaico di voci, di suoni, di musiche. Così il diario del viaggio delle due diventa, in un tempo solo, il racconto dell’amicizia instaurata di strada in strada con la vita di Buenos Aires e il luogo dal quale scaturisce una inedita galleria di fantasmi.
Lucia Baldini e Michela Fregona fanno, insomma, l’esperimento di una differita sulla memoria della città; sul suo passato recente e lontano. Sulla mescolanza perenne e inestricabile di queste due dimensioni (la mitica e la quotidiana) che sono la sostanza di cui Buenos Aires, da sempre, si nutre. E, in questo, sono i caffé il luogo d’elezione: quello dove la metropoli si fa piccola; dove l’enormità, l’assurdo, lo spaesamento cercano di sopravviversi attraverso il calore e l’intimità rassicurante del contatto umano. Basta chiedere ai grandi, del passato ma non solo, e ognuno del proprio passaggio formativo a Buenos Aires citerà il proprio locale preferito: Pirandello aveva il nobile Tortoni; García Lorca la confiteria dell’Hotel Castelár;  Roberto Arlt il Café Margot; Borges il giardino esterno de La Biéla. Per ciascuno un locale, uno stile, una storia.
Lucia Baldini e Michela Fregona si muovono sull’inflessibile reticolato stradale della città come in una scacchiera della memoria. E più la costruzione geometrica delle avenidas appare rigida, più inaspettati sono gli incontri che ne scaturiscono. Perchè Buenos Aires è, insieme, la città più a sud dell’occidente; e la città più occidentale del sud.
Ed è, fondamentalmente,  una sola cosa: una lunga insonnia.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 24 Novembre 2011 14:05 )  

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