
E’ bufera sulla scoperta di conti segreti di politici italiani nel Liechtenstein.
“L’Agenzia delle Entrate - ha dichiarato il leader dell’Italia dei Valori Di Pietro - avrebbe nelle sue mani la lista completa dei rei. Da cittadino e da leader di partito impegnato nella redazione delle liste di candidati per le prossime Politiche ritengo di avere il diritto di conoscere i nomi quantomeno dei politici: per evitare di ritrovarmi a candidare persone che poi invece non hanno tempo per venire in Parlamento in quanto sono impegnati ad andare in Tribunale”.
A sorpresa Buttiglione ha fatto outing: “Ho un conto a Vaduz l'avevo aperto quando insegnavo lì”.
Buttiglione si è scusato dicendo di essere stato professore e co-rettore presso una prestigiosa istituzione culturale nel Liechtenstein, la International Academy of Philosophy.
“In quel periodo, ovviamente, ho percepito dei denari dalla International Academy of Philosophy che ho allocato in un conto. Ero residente e i residenti possono aprire conti. Non si tratta di un conto cifrato ma un conto come quello della povera gente che prende lo stipendio. È una cosa naturale, ci sono 2.000 italiani che lavorano in Liechtenstein e immagino che ci siano 2.000 conti, il mio è uno di quelli. Dopodichè ho smesso di lavorare in Liechtenstein, ho tenuto aperto il conto nella romantica speranza di riuscire a tornarci un giorno”.
C’è da crederci?
Intanto il fisco italiano affila le armi contro i possibili evasori con conto corrente a Vaduz e ha già predisposto una task-force pronta a operare controlli sui conti in Liechtenstein.
L’Agenzia delle Entrate, nell’ambito dello scambio di informazioni attivato nell’Ocse, starebbe lavorando sull’elenco già da qualche settimana per verificare quali dei conti italiani nel piccolo principato siano là legittimamente o per non pagare le tasse. Massimo riserbo, per ora, sui nomi ma sull’ordine di grandezza del problema non ci sono dubbi. Oltre un centinaio le posizioni al vaglio per conti il cui valore andrebbe dalle centinaia di migliaia di euro alle decine di milioni.
La lista di nomi sarebbe composta in gran parte da “persone fisiche”, quindi non da società. Accanto ad ogni nome ci sarebbero gli importi depositati e i dati consentirebbero di effettuare una piena tracciabilità degli importi e quindi di verificare se eventuali redditi percepiti in Italia sono poi stati sottratti agli occhi indiscreti del fisco portandoli nella cassaforte di Vaduz che fino a poco fa era considerata impermeabile al fisco.
Intanto a Vaduz la procura ha aperto un’inchiesta preliminare perché Heinrich Kieber colui che ha venduto la lista potrebbe essere accusato di spionaggio e quindi per lui potrebbe aprirsi un procedimento per “divulgazione di segreti d’impresa a favore dell’estero”.
Per gli italiani che hanno conti nella banca di Vaduz potrebbe scattare da subito la contestazione di evasione fiscale. Chi porta fondi all’estero deve riempire un apposito quadro della dichiarazione dei redditi e, se questo non è stato fatto, la contestazione diventa più facile. In ogni caso, poi, l’aver portato i propri fondi in un paradiso fiscale è un indicatore di "pericolosita’" tributaria che certo giustifica una maggiore attenzione.
Nicoletta Consumi - DEApress
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






