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L'uomo dal fiore in bocca

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Soprintendenza Speciale P.S.A.E. e per il Polo Museale della città di Firenze
Museo Nazionale del Bargello
ETI - Teatro della Pergola
Associazione "Amici del Bargello"
Firenze Musei

Con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Regione Toscana

Con il contributo dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze

 

18 maggio/6 giugno
Cortile del Museo Nazionale del Bargello

Compagnia Sandro Lombardi
L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA
di Luigi Pirandello

l'uomo dal fiore in bocca Sandro Lombardi
il pacifico avventore Roberto Latini

adattamento e drammaturgia Sandro Lombardi
spazio scenico e regia Roberto Latini

costumi Marion D'Amburgo
luci Gianni Pollini
musiche originali Gianluca Misiti
realizzazione scena Luca Baldini

in occasione della Mostra
Il Metodo e il talento. Igino Benvenuto Supino – Primo direttore del Bargello (1896-1906)
aperta dal 5 marzo al 6 giugno 2010

Come è già tradizione da qualche anno, anche il maggio 2010 vede una nuova collaborazione tra il Museo Nazionale del Bargello, la Compagnia Sandro Lombardi e il Teatro della Pergola. Così è accaduto nel 2007, quando alla mostra su Desiderio da Settignano Sandro Lombardi e Federico Tiezzi hanno accostato il dramma dannunziano Sogno di un mattino di primavera, e ancora l'anno successivo con in accoppiata la mostra su Vincenzo Danti e il monologo Erodias di Giovanni Testori e infine nel 2009 con il connubio tra la riforma nella scultura ad opera di Gian Lorenzo Bernini e Il riformatore del mondo di Thomas Bernhard. Nel 2010 l'operazione è resa più ardua dal carattere biografico della mostra che intende proporre la storia del periodo di formazione del Museo del Bargello, alla fine del XIX secolo, attraverso la figura del suo primo direttore, Igino Benvenuto Supino (1858-1940): grande storico dell'arte, ma anche pittore e museografo di fama internazionale, in rapporto con tutte le personalità più eminenti della cultura letteraria, storica e figurativa tra la fine dell'Ottocento e la seconda guerra mondiale. Quest'anno è la contemporaneità quindi il punto d'incontro tra la mostra e il teatro, la vicinanza temporale tra Igino B. Supino e Luigi Pirandello, di cui Sandro Lombardi ha scelto uno dei testi più interessanti e impegnativi, una vera e propria 'prova d'attore'.
In occasione dello spettacolo L'uomo dal fiore in bocca, gli spettatori potranno visitare gratuitamente la Mostra Il Metodo e il talento. Igino Benvenuto Supino – Primo direttore del Bargello (1896-1906) e la Sala Michelangiolo.

Periodicamente, Sandro Lombardi 'incontra' attori o registi o coreografi con cui ama confrontarsi. Così è stato con David Riondino su Dante, con Massimo Verdastro su Bernhard, con Iaia Forte su Testori, con Virgilio Sieni su Pasolini. Ecco adesso, in vista di un Pirandello da allestire nel cortile del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, Roberto Latini che affiancherà Lombardi nel dar vita ai due protagonisti dell'Uomo dal fiore in bocca, per il quale curerà anche la regia, mentre la drammaturgia sarà dello stesso Lombardi.
Per Sandro Lombardi è "una felice occasione di tornare a Pirandello dopo l'interpretazione di Cotrone risalente al 2007 nei Giganti della montagna.
Pirandello venne considerato in vita più un filosofante che un artista, più un pensatore capace di inventare spietati grovigli psichici che un creatore di intrecci scenici. In realtà Pirandello seppe dire una parola originale e unica. Nella sua 'stanza della tortura' (così Giovanni Macchia definisce felicemente il nucleo del teatro pirandelliano) si mettono a nudo gli esseri umani, i loro sogni, i desideri, le sconfitte, i rimorsi, le rivendicazioni impossibili o, come nel caso dell'Uomo dal fiore in bocca, il mistero della vita e della morte.
La vitalità del testo sta nel lasciarne germinare la poesia proprio a partire dalla consapevolezza della sua fragilità, e della fragilità degli esseri umani che al teatro dedicano la vita."
Scrive Latini: "La storia, molto semplice, di un incontro tra due personaggi negli spazi notturni del caffè di una stazione, ha la forza tutta pirandelliana di alcune immagini capaci di staccarsi dalla pagina scritta per mettersi a disposizione della recitazione. Pirandello invita gli attori di continuo. Scrive con la sapienza di parole che s'accompagnano tra suono e senso, che hanno un tempo 'interno' e uno 'esterno': frasi che possono condurre il contesto e determinare lo spazio scenico e altre che sono invece in grado di mettersi a disposizione del progetto registico.
Non siamo strumenti, ma parte di almeno un'occasione che viene dall'incontro: dal dialogo tra me e Sandro Lombardi, dal nostro stesso con Pirandello, da quello dei personaggi e da quanto proponiamo dal palcoscenico e in relazione al pubblico presente."

L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA
di Luigi Pirandello
note di regia

"Ho risposto all'invito di Sandro Lombardi con l'entusiasmo di poter lavorare con lui. Lo ringrazio in queste note allo spettacolo, per la fiducia, la disponibilità alla condivisione e per quella capacità rara che è l'ascolto in tutte le sue estensioni. Permettetemi di includere, in questo ringraziamento, Federico Tiezzi, primo sostenitore di questo incontro, per la stima dimostratami e la discrezione del suo accompagnamento.
L'occasione è un testo di Luigi Pirandello molto frequentato, nel corso di tutto il Novecento, dai più grandi attori italiani e non: "L'uomo dal fiore in bocca", che da quasi un secolo è un banco di prova per attori di diverse generazioni e provenienze. La storia molto semplice di un incontro casuale tra due personaggi negli spazi notturni del caffè di una stazione, ha la forza tutta pirandelliana di alcune immagini capaci di staccarsi dalla pagina scritta per mettersi a disposizione della recitazione.
Pirandello invita gli attori di continuo. Scrive con la sapienza di parole che s'accompagnano tra suono e senso, che hanno un tempo "interno" e uno "esterno": frasi che possono condurre il contesto e determinare lo spazio scenico e altre che sono invece in grado di mettersi a disposizione del progetto registico.
Ho chiesto a Sandro di allontanarci dal testo e dalla vicenda raccontata per poter guardare meglio. Per sentire meglio le parole e i silenzi presunti.
Per ripercorrere quella distanza poi, tornando indietro, e con la suggestione preziosa d'una conquista: il dubbio.
Senza certezza alcuna siamo ritornati a Pirandello mettendo tutto in discussione. Abbiamo trattato ogni certezza come possibile distrazione, come una deviazione da quella suggestione.
Abbiamo scelto di confrontarci su teorie e pratiche della scena, costruendo una relazione che ci desse la possibilità di giocare seriamente al teatro e a Pirandello, attraverso i personaggi del "pacifico avventore" e dell' "uomo dal fiore in bocca". Questa scelta ha determinato l'astrazione dello spazio scenico curato da Luca Baldini e la tessitura di musiche e suoni firmata dall'inconfondibile lavoro di Gianluca Misiti. Con Marion D'Amburgo e Gianni Pollini, rispettivamente responsabili di costumi e luci, abbiamo giocato con lo spazio reale e con uno immaginario, con un tempo senza tempo, eppure in movimento.
Tutto questo ci ha aiutati a contrastare l'abitudine di considerare questo testo come un monologo, un monologo mascherato da dialogo.
Dalle possibilità che ci venivano dalla drammaturgia curata da Sandro Lombardi, abbiamo trasformato il testo in un monologo a due voci, inseguendo, come direbbe Pirandello stesso, un'immaginazione: vi è il dubbio che il pacifico avventore possa essere una proiezione mentale dell'uomo dal fiore in bocca; che egli stesso sia una fantasia, che possa essere tutto un'invenzione, favorendo in questo modo, la necessità del suo racconto, non la sua destinazione.
Le parole si sono staccate dalla vicenda e restate addosso alle nostre voci permettendoci di scardinare ogni dimensione di "rappresentazione". Le considerazioni sulla vita e sulla morte, le posizioni dei due interlocutori si sono schiuse come oltre la vicenda stessa.
Questa chiave di lettura ci ha permesso di scrivere qualcosa che, dentro il dubbio, è diventata interessante.
Penso che dal palco abbiamo il dovere di considerare il testo - e i classici in generale - non come letteratura, ma come materiale a disposizione dell'appuntamento-teatro. Di verificare le parole mentre le diciamo, di verificarne i silenzi intorno, d'indagare quanto detto e tentare l'esplorazione di quanto taciuto o non detto ancora.
Dobbiamo suggerire possibilità, ascoltare e stare in relazione con quanto succede in scena, non eseguire partiture, non inseguire virtuosismi.
Non siamo strumenti, ma parte di almeno un'occasione che viene dall'incontro: dal dialogo tra me e Sandro Lombardi, dal nostro stesso con Pirandello, da quello dei personaggi e da quanto proponiamo dal palcoscenico e in relazione al pubblico presente."

 

Roberto Latini

Spettacoli dal 18 maggio al 6 giugno - tutti i giorni tranne lunedì 24 e 31 maggio – ore 21,15
biglietti: intero 15 euro – ridotto 12 euro

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