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Il cambiamento climatico

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(ANSA) “Il cambiamento climatico è con noi. I cittadini si aspettano che l’UE prenda l’iniziativa in questo campo” ha detto il commissario all’ambiente Stavros Dimas nella primavera del 2007. Secondo un sondaggio d’opinione dell’Eurobarometro, metà dei cittadini europei sono molto preoccupati per gli effetti del cambiamento climatico e del riscaldamento globale. L’80% circa di essi ritiene che l’UE debba fissare una percentuale minima di energia rinnovabile in ogni paese membro per sostenere le politiche del cambiamento climatico. L’Europa sembra aver assunto un ruolo di primo piano a livello globale nella lotta contro il cambiamento climatico, guadagnandosi apprezzamenti internazionali. La Commissione europea aveva avviato le prime iniziative collegate al cambiamento climatico già dal 1991, quando elaborò una Strategia Comunitaria per limitare le emissioni di anidride carbonica (CO2) e migliorare l’efficienza energetica.

Nel marzo 2000 la Commissione europea lanciò il primo Programma Europeo per il Cambiamento Climatico (PECC) creato per avviare misure, provvedimenti e un programma di scambio delle emissioni per garantire la riduzione delle emissioni dell’UE dell’8% al di sotto dei livelli del 1990 entro il 2008-2012, sulla base degli impegni del Protocollo di Kyoto. L’elaborazione del primo PECC richiedeva che tutti i gruppi interessati lavorassero insieme, compresi i rappresentanti delle varie direzioni generali della Commissione, i paesi membri, l’industria e i gruppi ambientalisti. Il programma prevedeva una vasta gamma di iniziative, compresa la promozione di fonti di energia rinnovabile e di automobili a basso consumo energetico. La seconda fase del Programma Europeo per il Cambiamento Climatico (PECC II) venne lanciato nell’ottobre 2005. E’ suddivisa in vari gruppi di lavoro: revisione del PECC I, aviazione, C02 e le automobili, cattura e stoccaggio del carbonio, misure di adeguamento e revisione del programma di commercio delle emissioni. Il progetto di vendita delle emissioni di gas a effetto serra EU ETS ha un ruolo di primo piano nella lotta dell’Europa contro il cambiamento climatico. Ha iniziato a funzionare nel gennaio 2005 come il più ampio progetto multisettoriale di vendita di emissioni al mondo. Permette alle imprese che superano le quote massime assegnate loro per le emissioni di C02 di acquistare quote da imprese “più verdi” aiutando in tal modo l’UE a raggiungere gli obiettivi complessivi del protocollo di Kyoto. Circa 12.000 grandi impianti industriali sono in grado di vendere e acquistare permessi per rilasciare C02 nell’atmosfera per un totale del 40% circa del totale delle emissioni di C02 nell’UE. Le imprese produttrici di elettricità, quelle siderurgiche, del vetro e del cemento sono tra quelle coperte dal programma.

Ma altri settori che emettono rilevanti quantitativi di C02 come i trasporti e l’industria delle costruzioni non sono coperti. C’è stato comunque un problema: l’assegnazione di un numero eccessivo di “indennità di C02” da parte di alcuni paesi membri ha fatto calare il prezzo dell’anidride carbonica minando così la credibilità del progetto stesso.

Nel gennaio 2007 la Commissione propose una riduzione dei gas a effetto serra del 20% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. La Commissione sperava che questa decisione potesse “avviare una nuova rivoluzione industriale”. L’ambizioso obiettivo vincolante fu approvato dal Vertice di Primavere nel marzo 2007. L’UE si è impegnata ora a perseguire questo obiettivo unilateralmente con o senza un accordo internazionale su come procedere dopo il 2012, la scadenza prevista da Kyoto. L’UE spera che dare l’esempio indurrà paesi come gli USA e la Cina a seguirla. Per raggiungere questo obiettivo la Commissione propone che il mercato interno di gas ed elettricità nell’UE venga completato. Inoltre di tutta l’elettricità che verrà consumata nell’UE il 20% dovrà provenire da fonti di energia rinnovabili come quella eolica e solare e il 10% dei carburanti utilizzati devono essere bio. Un ulteriore obiettivo è la riduzione del 20% del consumo complessivo di energia.

 

Francesca Toccacielo

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 23 Dicembre 2009 15:36 )  

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