La mancanza di una diffusa ed omogenea educazione ambientale va ravvisata nella tendenza dell'Uomo a considerarsi quale unico e superiore abitante della Terra. Questo habitus mentale, chiamato antropocentrismo forte, porta ad un esagerato utilizzo di apparati tecnici e tecnologici a danno degli animali non umani o comunque non appartenenti alla specie homo sapiens sapiens, l'unica, secondo questo pensiero, ad essere meritevole di soddisfare i propri bisogni e necessità.
Risulta infatti difficile negare quanto l'Uomo sia oggi, come dice il filosofo Hans Jonas nel libro "The Imperative of Responsability" (University of Chicago Press), molto più pericoloso per la Natura di quanto quest'ultima lo sia nei suoi riguardi: per evitare il biocidio, prosegue Jonas, bisognerebbe abbracciare la pratica di un antropocentrismo moderato che conferisca un potere adeguato ed equilibrato all'Uomo in rispetto sinergico con le altre specie viventi.
Andrebbero anche evitate le derive biocentriche opposte all'antropocentrismo forte, portate avanti da alcuni studiosi come White, le quali assurgono la Natura a rango di primo e unico attore della biosfera, infinitamente superiore alla natura umana.
Francesca Toccacielo
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