Mentre Papa Francesco si dice "preoccupato" e prega apertamente per la pace, gli Stati Uniti hanno iniziato a evacuare anche il personale diplomatico dall'Ucraina. Per il segretario di stato americano Antony Blinken, tutto ciò è motivato dall'imminente minaccia di un attacco russo. I cittadini statunitensi sono stati del resto invitati a "tornare a casa", come quelli di molte nazioni occidentali.
Questa preoccupazione non è ufficialmente considerata come motivata dal governo ucraino (che ha anche rifiutato di chiudere il suo spazio aereo), e quello russo parla di "isteria"; tuttavia esistono vari "nodi" la cui soluzione diplomatica non sembra essere vicina. I principali "problemi sul tavolo" sono quelli dell'espansione Nato ad Est, e la questione dei separatisti russofoni di alcune zone dell'Ucraina. Sul primo è evidente che l'Occidente non ha nessuna intenzione di dare garanzie concrete. Una futura adesione dell'Ucraina alla Nato è una possibilità che i paesi occidentali vogliano che rimanga "aperta", e le aperture su possibili riduzioni di alcuni armamenti non convincano Mosca. Sul secondo problema, sia il governo ucraino (che sostiene o comunque "copre" gruppi paramilitari di estrema destra) che i "separatisti" sono accumunati dal non desiderare una soluzione pacifica, ed è difficile credere che questa possa venire dall'esterno.
Tutta questa crisi è stata comunque innescata da esercitazioni militari e da concentramenti militari russi, sulla cui effettiva consistenza si possono ovviamente fare solo ipotesi, figuriamoci poi se sia possibile sapere quale sia la loro effettiva funzione. E' difficile scegliere a chi credere nel gioco delle propagande contrapposte, gioco nel quale i fatti hanno scarsa importanza.
La Francia ha provato a "recitare il ruolo di paciere" (in fondo la Francia è quella che ha meno da guadagnare in un possibile conflitto) ma con scarsi risultati. Gli altri paesi Nato si sono allineati con Washington nel minacciare sansioni in caso di aggressione militare russa, spesso però rimanendo sul vago su cosa debba essere considerato come un'aggressione e su quali sarebbero le sanzioni. Le industrie militari occidentali hanno bisogno di un nemico per giustificare le continue spese in armamenti dei governi. Spese che, appaiono sempre più "incongrue" ad un opinione pubblica provata da due anni di pandemia. Dall'altra parte, è plausibile che l'escalation non dispiaccia neppure a Putin, la cui situazione interna non è delle più floride, nè agli oligarchi russi il cui potere non può che uscire rafforzato da questa situazione. Molti paesi europei hanno poi "il loro particolare tornaconto" come la Polonia che "coglie la palla al balzo" per giustificare nuovi comportamenti incivili nei confronti dei migranti. La posizione dell'Ucraina "ne esce rafforzata" comunque vadino le cose. Il leader ucraino Zelensky può giocare la parte del moderato e del pacifista semplicemente ...Non facendo nulla. I crimini di guerra del famigerato "battaglione Azov" (https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglione_Azov ) sono ormai dimenticati da tutti. Se la Russia attaccasse può fare la parte della vittima, se la Russia non attacca è chiaro che un domani, lui sarà giustificato (quantomeno: dall'Occidente) a fare qualsiasi cosa "gli passi per la testa". E' bello essere "l'ago della bilancia".
E' difficile quindi, che da una situazione così vantaggiosa per tanti governanti "se ne esca presto e bene". I "comuni cittadini" che, comunque vadino le cose "cascheranno sempre male" dovrebbero far sentire la loro voce contro le manie guerresche dei governanti.
Fabrizio Cucchi/DEApress
Fonti: https://www.bbc.com/news/world-europe-60365017
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2022/02/13/ucraina-venti-di-guerra_c0fde1b6-2dad-4ad4-b3ec-2f5cad30d45a.html
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