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La poesia araba in Sicilia: la Qaṣīda

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In Sicilia, dal VIII al X secolo d.c., la poesia ha svolto un ruolo importante, alcune fonti ricordano come i sovrani e i ceti benestanti si appropriarono di questa forma di cultura popolare e la fecero diventare mezzo di esaltazione del potere ad opera di alcuni poeti che, a loro volta, trovavano tra le caste privilegiate persone pronte a diventare i loro mecenati e protettori.

Le innovazioni andaluse nell'isola siciliana si affiancarono alle forme poetiche più classiche con una compenetrazione anche nella vita quotidiana, attraverso cantori (cantastorie) che continuarono a trasmetterne la cultura orale. Durante la dominazione aghlabita, che dal IX secolo iniziò a colonizzare l'isola, e cosi nasce la prima scuola di pensiero sulle composizioni poetiche che nelle corti si ispiravano alle vicende di guerra. Tra i vari poeti del tempo troviamo emiri, ministri, dignitari e anche militari superiori. In seguito con l'avvento della dinastia Kalabita (X secolo d.c.) dopo il dominio fatimida, sia l'arte che la cultura conobbero un periodo di grande splendore, sebbene tra il 990 e il 1019 la poesia continui ad essere panegirico dei potenti ma in maniera minore anche appannaggio del popolino. Inoltre, gli arabi attingono sia alla cultura ellenica che a quella persiana, ad esempio, dai greci viene ereditato il motivo "bacchico".

La poesia araba/siciliana successivcamnete recepisce innovazioni e cambiamenti, e così sarà anche dopo con i normanni e gli angioini. Inoltre, si ha notizia di una scuola poetica nata in Sicilia a metà del 1200 probabilmente alla corte degli Hohenstaufen (Svevi). Il periodo più importante per la poesia islamica è quello abbaside, dinastia che governò dall'VIII al XIII sec,. in Arabia, e che vide il suo massimo splendore nel periodo tra VIII e IX secolo.

Alla corte degli Umayyadi, in Andalusia, si sviluppò un'altra forma di poesia  la "Muwashshah" che si affermò sia nel Maghreb che nel Mashrek. Naturalmente la lingua usata fu l'arabo colloquiale o la lingua romanza formatasi in Spagna. Venivano usati soprattutto gli stessi temi della Qaṣīda (esaltazione di Dio, elogio ai sovrani, descrizione della natura e dell'amore), però si differenziava in quanto ogni verso terminava con un congedo, come se fosse una forma completa. Anche lo zajal appare, per la prima volta in Andalusia, come componimento e dove il fiorire di forme poetiche fu il frutto della presenza in quelle zone di popoazioni, culture e lingue (almeno cinque) che si erano fuse insieme.

La forma poetica araba era una forma di dialogo interiore con l'Onnipresente che viene omaggiato nella sua essenza di creatore e fungeva altresì quale strumento per tramandare i codici sociali, la conoscenza e la cultura. I popoli nomadi e seminomadi avevano bisogno di radici e da sempre hanno capito l'importanza del racconto scenico orale e la magia del monologo che, a differenza del dialogo, rende partecipe attraverso l'ascolto in silenzio. Ascoltare in silenzio rendeva la narrazione importante e il ritmo e la ripetizione facilitavano la scoperta di una identità comune. Dunque, la poesia araba giunse all'ode attraverso la Qaṣīda che poteva essere composta anche da cento versi: l'oratore si esibiva dinanzi ad una platea ed incantava gli ascoltatori silenziosi con parole fluttuanti, melodiche e ritmate. Ogni componimento veniva tramandato quasi fosse "un tesoro delle genti"  sì da rafforzare l'identità del gruppo territoriale. Quando apparve la scrittura araba, essa fu un segno di conquista, che partendo dall'unità religiosa, si propagò in tutto il Mediterraneo. L'alfabeto arabo si è formato dall'alfabeto aramaico e le conquiste portarono progressivamente il linguaggio a conoscere varie trasformazioni dialettiche. Il "Rawi" è colui che recitava: uno stesso componimento, poteva essere recitato da persone ed in luoghi differenti, e così di conseguenza cambiava a seconda delle genti e dei luogo.

Le Qaṣīde più antiche venivano chiamate Mu'allaqat (le appese) ed i loro autori furono considerati maestri dell'arte poetica. "Diwan" significa registro dei fatti e della memoria collettiva. La Qaṣīda ne è l'esempio più noto e più diffuso: si tratta di una forma elastica la cui struttura fu codificata da Ibn Qutayba nel IX secolo in tre parti: la rievocazione dei luoghi (dove il poeta era stato un tempo o residuo della memoria o ancora immagine del Paradiso; oppure il luogo nel quale egli aveva visto l'amata per l'ultima volta); il viaggio, tema particolarmente caro a popolazioni nomadi e seminomadi, con elogi alle tribù incontrate e quadri paesaggistici; la considerazione dei limiti dell'uomo dinanzi alla forza della natura. Il tema predominante era l'amore e con essoi i corteggiamento, la passione, l'abbandono.  La Qaṣīda preislamica è una catena descrittiva di situazioni e luoghi d'animo in un susseguirsi di immagini e affronta temi come la solitudine, la povertà, il deserto e la morte. Tuttavia, assume nel tempo una struttura non rigida, nel senso che essa poteva essere comunque modificata dal poeta in base alle sue esigenze temporali. .

Si può, quindi,  avanzare l'ipotesi che la Qaṣīda nei vari periodi pre e post islamica abbia influenzato la nascita della poesia e soprattutto del Sonetto ideato da Jacopo da Lentini verso la metà del Duecento, presso la scuola poetica siciliana, e trasmesso poi alla poesia toscana, da qui, a quella inglese, francese, tedesca, spagnola e portoghese. 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La forma poetica islamica nasce come ode all'onnipresente, una forma di dialogo interiore dobe l'anima sale e si espone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 20 Gennaio 2021 11:21 )  

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