Proprio nella giornata che ricorda le conquiste delle donne verso l’uguaglianza di genere, un incendio ha ucciso, in Guatemala, 40 giovanissime ragazze. Nell’area femminile della casa di accoglienza Virgen de la Asuncion di San José Pinula l’8 marzo è infatti divampato un terribile incendio, sulle cui cause si sta indagando in un’inchiesta aperta per determinare le eventuali responsabilità, una trentina di ragazze sono morte tra le fiamme, altrettante sono in ospedale, dieci non ce l'hanno fatta, tra le altre molte sono in condizioni critiche.
Appena 24 ore prima le giovani avevano iniziato una protesta per denunciare gli abusi sessuali e la pessima alimentazione che ricevano nella struttura; protesta che era proseguita la mattina dell’8 fino ad essere interrotta dal fuoco.
L’istituto era stato inaugurato nel 2006 ed era incaricato di accogliere 400 tra bambini e ragazzi di strada o vittime di violenza per educarli e dargli un ambiente sicuro; presto però nella struttura si contavano il doppio delle persone che teoricamente poteva gestire e 800 minorenni si sono ritrovati stipati nella casa, in condizioni evidentemente precarie.
La procuratrice per l’infanzia e i diritti umani Hilda Morales ha annunciato che esigerà la chiusura della struttura ritenendo che l’amministrazione abbia fallito nel proprio mandato e rilevando come, già l’anno scorso, fossero state sollecitate indagini e misure precauzionali per proteggere coloro che già allora avevano denunciato gli abusi sessuali.
La vicenda è stata troppo ignorata e – come spesso accade – ignorare gravi ingiustizie può portare a tragedie come questa. Mi sento di dire che quest’anno anche lo stesso 8 marzo ha in parte fallito: le manifestazioni delle donne e per le donne si sono fatte sentire quasi ovunque al grido di “non una di meno”, sostenendo con forza che finché ci saranno donne che subiscono ingiustizie o violenze, nessuna sarà davvero libera.
Eppure in quello stesso mercoledì sono almeno 40 le donne “di meno”, ragazze giovanissime che non avevano colpe e che avevano cercato di ribellarsi alle condizioni di violenza che subivano, ma che non sono state aiutate. Quaranta donne che, se non sono state ascoltate in tempo, dovevano almeno essere ricordate in questi giorni, essere motivo di dolore e rabbia, soprattutto adesso, nel mese dedicato all’impegno per l’uguaglianza: non lasciamo nessuna/o in disparte, ovunque viva, ovunque muoia “Non una di meno”.
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






