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Giuseppe Mazza- Artista

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XXI Festival Mediamix – Antropologia della Visione
Le radici dello sguardo,
l’evoluzione della forma.
La mia avventura nel mondo dell'arte ha avuto inizio nel silenzio di una soffitta a San Pietro in Guarano, un piccolo borgo calabrese dove, all’età di tredici anni, ho scoperto che la realtà poteva essere reinterpretata attraverso il colore. Quel luogo sospeso è stato il mio primo laboratorio dell'anima, il punto di partenza di un viaggio visivo che dura da oltre cinquant'anni.
La mia formazione è stata segnata da un incontro fondamentale: quello con il maestro Walter Parrillo ,che mi ha trasmesso non solo le basi tecniche del disegno e della prospettiva, ma soprattutto il rigore necessario per guardare oltre la superficie delle cose. Da allora, la mia pittura è diventata uno strumento d'indagine, un modo per mappare il mondo e l’esperienza umana.
Partecipare al XXI Festival Mediamix in un contesto così prestigioso come la Sala dei Marmi di Firenze rappresenta, per me, un ritorno all'essenza stessa dell' "Antropologia della Visione". Le opere qui esposte sono il risultato di questa stratificazione: l'imprinting della terra d'origine, le atmosfere e
i colori, uniti alla capacità dell'arte di farsi ponte tra le diverse discipline, spaziando dalla letteratura al teatro ,dalla poesia alla musica che questo Festival celebra.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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"Ho iniziato a dipingere verso l'età di quindici anni per poi interrompere per un lungo periodo dedicandomi ad un altro lavoro. Ho ripreso nuovamente dopo la pandemia: all'inizio per esprimermi dipingevo prevalentemento paesaggi e volti poi sono rimasto folgorato dall'espressionismo astratto (tipo Pollok) che mi permetteva di veicolare le emozioni trasformando le tele in scene artistiche..."  

Ho visionato i quadri di Giuseppe Mazza solo quest' anno: la sensibilità dimostrata nelle sue opere mi ha richiamato alla memoria artisti di fine novecento ma non voglio fare confronti perché Giuseppe Mazza ha sicuramente una sua personalità artistica che esprime con colori a volte forti ma anche tenui, naturalmente  al fruitore cerca di anticipre una forte emozione inconscia.

Nei suoi quadri affronta la scena descritta con determinazione e mostra ciò che lui intende esprimere con sguardi da sognatore portandoli a dialogare con l'esterno. Mi ha sorpreso la sua opera dal titolo "Sdraiato nel bosco a guardare il cielo". Ho chiesto a lui quale sia la sua spinta motivazionale e mi  descritto la sua passione per i colori e il confronto con l'inconscio. Mi ha parlato di uno dei suoi quadri "un angelo" che credevo avesse un volto nero e mi ha riposto che non è un volto nero, ma il viso è coperto dalla folta chioma corbina. Ha aggiunto: "Ho usato colori molto tenui e lei è diafana con queste ali enormi che stanno a significare il suo  "poter volare" e  Il colore celeste  è servito per addolcire l'angoscia che la figura prova nell'essere in una terra piena di paure ...e la tristezza di non poter essere d'aiuto la trasmette essendo rannicchiata su sè stessa quasi a riflette sul da farsi.

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Maggio 2026 15:38 )  

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