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Marocco: no pena di morte per apostasia

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Secondo le regole tradizionali dei paesi islamici l’apostata va condannato a morte: chi si converte a un’altra religione diventa un infedele e si interpreta letteralmente nella condanna quella “lotta agli infedeli” di cui parla il Corano.
In realtà la lettura estremista è solo una di quelle possibili, e potrebbe risultare anzi forzata: più volte il Corano invita il musulmano a fare opera di proselitismo e quella che è stata frettolosamente letta come “guerra santa” per molti indica solo un “impegno” nella via del Signore: la parola araba jihad infatti deriva proprio dalla radice di “sforzo, impegno”. Anche sulla dura legge che condanna a morte chi si converte è fortemente contrastata da passi del Corano come “Non vi sia costrizione nella fede, perché la retta via si distingue bene dall’errore” (Sura 2, 256).

Tuttavia ancora oggi l’apostasia è duramente condannata, ma dal Marocco il consiglio degli ‘ulema apre la possibilità di conversione. Nel paese non è prevista la pena di morte ma il codice penale parla di detenzione fino a tre anni.
La nuova fatwa si distacca da quella del 2012 che ancora manteneva le posizioni tradizionali.
Oggi invece gli ‘ulema argomentano: “la comprensione più accurata, e la più coerente con la legislazione islamica e la sunna del Profeta, è che l’uccisione dell’apostata significava l’uccisione del traditore del gruppo, l’equivalente di tradimento nel diritto internazionale, gli apostati in quell’epoca rappresentavano i nemici della umma proprio perché potevano rivelare segreti agli avversari”. Si pongono quindi un contesto bellico e ragioni più politiche che religiose alla base della forte condanna da rivalutare nel presente.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 08 Febbraio 2017 12:28 )  

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