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Come un filo di perle: le Shot of Love in concerto

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Per il nome bisognerà pure ringraziare Bob Dylan, ma il progetto è tutto al femminile: sono le Shot of Love - Filomena Menna alla voce, Federica Fabbri alla chitarra acustica e voce, Oretta Giunti alle percussioni e voce - e portano sul palco cover pop e rock in forma acustica: niente amplificazione, solo voci, corde e ritmo e un’autentica rivisitazione di brani che conosciamo in altra forma e che ci sorprenderanno, rivisti così.

Il palco è quello dell’area Pettini Burresi o, ad essere più precisi, quello del suo bistrot Fico: appuntamento giovedì 4 settembre, a partire dalle 20.00.

Shot Murate

Come accennato, il nome del gruppo viene dal 21mo disco in studio di Bob Dylan, quello Shot of Love del 1981 che trovò la critica dell’epoca piuttosto scettica. Ma qui la citazione fa un giro strano e interessante: un uomo, il più autorevole dei cantautori americani del Novecento, presta il suo titolo a un progetto interamente femminile, che di quella mascolinità canonica non vuole sapere niente - o meglio, la usa come trampolino per saltare altrove. L’amore come iniezione, come urgenza, come colpo improvviso: questo rimane. Tutto il resto viene riscritto.

Il repertorio delle Shot of Love è costruito con un criterio preciso: brani scritti da donne, interpretati da donne o che di donne parlino. Janis Joplin, Madonna, Britney Spears, PJ Harvey, Amy Winehouse, Skunk Anansie - un canone che è esso stesso un argomento critico, una proposta di ascolto diversa. Non si tratta di un jukebox in chiave gender: si tratta di un archivio affettivo e politico, di una genealogia costruita con cura. Mettere insieme Joplin e Spears, Harvey e Winehouse, significa rifiutare le gerarchie di valore con cui la critica rock - storicamente maschile, storicamente sospettosa del pop - ha separato la musica commerciale dalle urgenze dell’autorialità, la musica scritta da quella prodotta.

Le Shot of Love non fanno questa distinzione e nell’atto di tale rifiuto dicono qualcosa di molto preciso, sulla cultura musicale e su chi ha il diritto di abitarla.

Il trio racconta l’universo femminile attraverso brani completamente riarrangiati e proposti in chiave unplugged: la forma acustica non è una scelta di comodità, è una postura estetica. Spogliare il pop-rock della sua infrastruttura elettrica significa ritornare alla voce, alla struttura armonica, al ritmo percussivo nella sua forma più elementare. Significa anche spostare l’attenzione: da ciò che travolge a ciò che rimane. E ciò che resta, nei pezzi che le Shot of Love scelgono per le loro scalette, è quasi sempre la storia di una donna che cerca il proprio posto nel mondo - a volte con furore, a volte con ironia, a volte con una leggerezza che è la forma più sofisticata di resistenza.

Menna, Fabbri e Giunti, le musiciste che compongono il trio hanno tutte formazione solida, sono radicate nella scena fiorentina da anni, avendo suonato tanto e in tante situazioni differenti. Ma la loro storia più significativa e che rivendicano con orgoglio è quella che le ha portate a essere presenti in contesti di attivismo culturale: al Florence Queer Festival, accanto alla comunità LGBTQIA+; in eventi di raccolta fondi per documentari su matrimoni tra donne in un’Italia che ancora non li riconosceva; in giornate di confronto sul femminismo e sull’autodeterminazione.

Shot cover

È questo il contesto che dà spessore (se alla musica vogliamo aggiungere un peso politico) al loro progetto: le Shot of Love non sono soltanto un trio acustico di qualità, sono un gruppo che ha scelto con chiarezza da che parte stare e lo ha fatto attraverso l’espressione musicale - che è forse il modo più efficace, perché meno didascalico. Un concerto non è un convegno ma può lasciare lo stesso segno, con meno fatica e con più piacere, con più profondità empatica.

Il 4 settembre al Fico sarà una di quelle serate in cui la musica e il luogo si incontrano nel modo giusto, proprio come in una canzone, in un testo csritto apposta per funzionare: un bistrot, un’ora serale di fine estate, tre donne sul palco con chitarra, percussioni e voci che si intrecciano. Un filo rosso anzi un filo di perle che tiene insieme Janis e Amy, attraverso Madonna e PJ Harvey (ma anche Joy Division o Depeche Mode, quando le loro canzoni parlano di universo femminile), attraverso tutto ciò che queste donne hanno urlato o sussurrato per decenni - e che adesso arriva qui, in forma acustica, a Firenze, ad aspettarci. Per restituirci la forza più potente che c’è, l’amore.

 

crediti fotografici: dal web

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