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Diario di viaggio in Iran

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Ecco com'è andata

 

L'ho rivista dopo quattro anni.
Lunedi scorso ci siamo date appuntamento alle dieci e mezzo all'interno della galleria di tappeti che si trova all'incrocio con la piazza Ferdowsi.
Per essere certa che ci saremmo subito riconosciute le avevo detto per telefono che avrei avuto con me uno zainetto rosso. Temevo di non riconoscerla e di non essere riconosciuta, non solo perche' era passato tanto tempo, ma perche' dovendo avere il capo coperto, l'immagine che in realta' conservavo di lei, nonostante in questi anni abbia avuto occasione di vedere qualche foto su facebook, era quella che mi svelo', senza chador e senza foulard in testa, quando mi accompagno' in albergo, a Tabriz.
Somayeh e'  arrivata prima di me e invece di aspettare li', mi ha fatto una sorpresa ed e' venuta a riscontrarmi alla fermata dell'autobus. L'ho vista subito. Ho incrociato il suo volto tra mille. In una frazione di secondo mi sono detta "come avrei potuto non riconoscerti".
Dio mio com'era bella.
La "fortuna" di essere donne  in Iran, ci ha permesso di abbracciarci e scambiarci un sacco di baci in mezzo alla folla. Poi sono stata un po' a guardarla. A guardare quel volto bellissimo cercando dentro l'infinito dei suoi occhi neri, tracce del suo dolore.
Per fortuna non c'era piu'. E l'incanto del suo sguardo me lo ha confermato.
"Come stai?" le ho detto. "Bene. Adesso bene" mi ha risposto. "Lo sai che ho un fidanzato? Si chiama Ali e lavora in negozio qui a Tehran" solamente nominandolo le si e' illuminato il volto. " Sono felice per te. Significa davvero che stai bene e che i tuoi problemi hanno trovato una soluzione".
Chiacchierando e ridendo, siamo andate a vedere una mostra in una galleria non troppo distante da li'.
E' strano, ma entrambe ci ricordavamo molte cose che ci eravamo dette e che avevamo fatto in quelle poche ore che avevamo trascorso insieme quattro anni fa, in autobus e poi a Tabriz.
Quando siamo andate a pranzo poi, Somayeh si ricordava addirittura che cosa avevo mangiato quel giorno. Anch'io mi sono ricordata che cosa mangio'. Tre fette di cetriolo in mezz'ora.
Stavolta invece in mezz'ora ha mangiato uno spiedino di pollo, un piatto colmo di riso e tanti cetriolini.
Mentre mangiava, la guardavo. Li', davanti a quel piatto, ho avuto un'ulteriore conferma che davvero le sue sofferenze avevano cessato di esistere.
Quando avevo ancora il boccone in bocca, si e' alzata ed e' andata a pagare. Avrei voluto offriglielo io quel pranzo, ma in Iran e' impossibile. Io sono un'ospite, e agli ospiti non permettono assolutamente di tirar fuori una ryal quando sei con loro.
Mentre eravamo sull'autobus dirette all'Azadi Tower ho ricevuto un messaggio da Parastoo che mi chiedeva dove potevamo incontrarci per uscire insieme quella sera. "All'Azadi Tower, alle quattro" le ho risposto.
Sia per me che per Somayeh era la prima volta che vedevamo quel monumento e grazie al cielo, la poca affluenza di turisti ha reso la visita ancora piu' piacevole.
Alle quattro siamo uscite. Lei ha aspettato con me che arrivasse Parastoo. Li', sul bordo della piazza, dove passano migliaia di auto, temevo che anche Parastoo avesse qualche difficolta' a riconoscermi. Anche a lei avevo detto che avevo uno zainetto rosso.
Dopo poco, sfidando la follia degli automobilisti che non si fermano mai quando i pedoni attraversano la strada, l'ho vista arrivare a braccia aperte. Sono passata dai baci e gli abbracci con arrivederci di Somayeh a quelli di benvenuto di Parastoo. Mi ha presa per mano e mi ha detto "andiamo, ti faccio conoscere il mio fidanzato". Naim aspettava in macchina.
Siamo partiti e, nel  traffico diabolico cittadino, siamo andati a prendere due loro amici, dall'altra parte di Tehran.
Le ho chiesto se lavorava ancora per il giornale "New Holidays". "No. Adesso lavoro per un canale televisivo. Nel 2012 il New Holidays e' stato chiuso dal governo" mi ha risposto. "Ma come e' possibile? Era soltanto un settimanale di viaggi!" le ho detto. Mi ha guardata, ed ho capito che le mia domanda aveva poco senso. Tutti i ragazzi e le ragazze che avevo conosciuto quattro anni fa a Kashan e che lavoravano per quel giornale hanno intrapreso strade e percorsi professionali diversi. Il governo non ha chiuso solo un giornale. Ha smembrato per sempre un gruppo di amici che il destino mi aveva fatto conoscere e amare.
Dopo "soltanto" due ore abbiamo raggiunto Sohel e Matin, che da soli, secondo me, potrebbero far crollare questo regime con la forza della loro simpatia. Inseme, siamo andati prima, all'Iranian Art Forum, piu' che una galleria, un luogo di aggregazione della gioventu' di Tehran, e poi dopo "soltanto" altre due ore, di nuovo in mezzo al traffico, a casa Sorush.
Sorush ci ha preparato un bel cocktail di benvenuto, fatto con l'arakgh, un distillato super alcoolico, fatto in casa, come si conviene nei migliori regimi proibizionisti.
Abbiamo trascorso una serata all'insegna delle chiacchiere, quelle spensierate e quelle che fanno riflettere a lungo, troppo a lungo, su questa societa'.
Ieri mattina avevo appuntamento con Marzie davanti all'entrata del Niavaran Palace. Anche lei lavorava per il New Holidays. Prima ancora della chiusura dl giornale se ne era andata ed aveva iniziato a lavorare, sempre come giornalista, per le Nazioni Unite, occupandosi della condizione femminile nel mondo. il giornale per cui scrive e' stato chiuso dal governo per sei mesi, ma fortunatamente un mese fa e' stato riaperto.
A Marzie ho evitato di fare la solita domanda che avevo fatto a Parastoo, anche se, chiudere un giornale delle Nazioni Unite, mi da' da pensare ancora di piu' di un gionale che si occupa di viaggi.
Anche a lei ho chiesto se vedeva ancora tutti quelli che avevo conosciuto a Kashan. E anche lei mi ha risposto di no.
Sono tornata in Iran dopo quattro anni per sapere anche come era andata.

 


Ecco com'e' andata.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 19 Novembre 2015 12:13 )  

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