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Quel che resta della Libia. Non si fermano i moti indipendentisti della Cirenaica

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La Libia rischia di cadere a pezzi.

Da una parte Tripoli, capitale del Paese e della Tripolitania, nella zona settentrionale, e sede del governo del Primo Ministro Ali Zeidan; dall'altra Bengasi, città d'origine delle rivolte che hanno portato alla caduta di Gheddafi e capoluogo della Cirenaica, nella parte orientale.

C'è poi la regione meridionale sahariana del Fezzan, praticamente abbandonata a sé stessa, in cui da giorni sono in corso scontri tra tribù rivali, la cui violenza senza precedenti – almeno quindici i morti – ha costretto il Congresso nazionale a dichiarare lo "stato d'emergenza".

Adesso il consiglio regionale autonomo che a Ottobre ha proclamato l'indipendenza della Cirenaica dal governo di Tripoli potrebbe rappresentare il colpo di grazia per un'entità politica – la Libia – che dalla caduta del regime di Gheddafi ha mostrato sempre più i segni della fragilità su cui poggia la sua coesione territoriale.

Infatti la sopracitata nascita del governo locale di Barqa (in italiano, appunto, Cirenaica) è solo l'ultimo episodio di un'escalation di tensioni tra le due aree del Paese, iniziate già dopo la fine delle rivolte anti-Gheddafi, quando da Bengasi era stata mossa a Tripoli l'accusa di aver colpevolmente tardato ad unirsi alla ribellione, e ancora preceduta dalla più blanda rivendicazione, nel Marzo 2012, della natura semi-autonoma della regione da parte del presidente del Consiglio Transitorio della Cirenaica, Ahmad Al Zubair Al Senoussi (che si è però dissociato dalla recente dichiarazione d'indipendenza).

In realtà tornando ancora indietro nel tempo scopriamo che un'unità politica, sociale e culturale tra questi territori non è mai esistita: infatti già nel '49, finita con la seconda guerra mondiale l'occupazione italiana, la Cirenaica aveva ottenuto dal Regno Unito l'indipendenza, poi revocata nel '51 per consentire la creazione del più “pratico” Regno di Libia, e le successive rivendicazioni di autonomia della regione, sempre frustrate dal potere centralizzante di Gheddafi, avevano ulteriormente logorato la percezione di questa convivenza forzata.

E poi c'è il petrolio.

Sì, perché (tanto per cambiare) la Cirenaica ospita la maggior parte delle raffinerie libiche, ed è attraversata da tutti i principali oleodotti della regione: questo di conseguenza la rende un'area strategica per il Paese, sia per quanto concerne l'ambito strettamente economico, sia per le relazioni internazionali che negli anni si sono venute a creare intorno al business del cosiddetto “oro nero”.

Di qui la ferma opposizione del governo di Tripoli, che ha immediatamente dichiarato illegale la risoluzione d'indipendenza della Cirenaica e fuorilegge i suoi promotori, appellandosi al senso d'unità nazionale come unica strada per uscire dalla crisi politica.

E così non sembrano destinati ad avere breve termine i disordini, anche gravi, conseguenza del clima di tensione ormai instauratosi; anzi, ai frequenti attentati diretti contro le forze di sicurezza, soprattutto a Bengasi e nelle zone limitrofe, si sono aggiunti gli episodi senza precedenti dell'assassinio del viceministro all'Industria Hassan Al-Droui e il recente rapimento dei due operai edili italiani vicino Derna, in piena Cirenaica.

Aspettando una soluzione che però sembra ancora difficile intravedere, e soprattutto nel timore che il peggio, come si vuol dire, debba ancora venire.

Stefano Campo/DEApress

 

 

Fonti:http://www.corriere.it/esteri/14_gennaio_18/due-operai-italiani-scomparsi-libia-7833d7ae-8022-11e3-be9a-e1e430257234.shtml

http://www.lindipendenza.com/indipendenza-in-cirenaica-la-hanno-dichiarata-alcuni-capi-autonomisti/

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/cirenaica-si-dichiara-indipendente-924868.

htmlhttp://www.treccani.it/enciclopedia/cirenaica/

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 21 Gennaio 2014 16:42 )  

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