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DUBAI - il lusso frutto di schiavitù

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Dubai, 8 febbraio

Pochi credono  che Dubai possa  fallire,  ma  la  crisi  c'è!30 anni fa il territorio era desertico; non lasciava speranze di vita se non a cactus e scorpioni. Verso la metà del Settecento era nato un piccolo villaggio cosmopolita poiché composto da pescatori di perle venuti dalla Persia, dall'India e da altri paesi arabi.La chiamarono Dubai da “daba”, una locusta comune che divora tutto. La cittadina fu presto conquistata dall'impero britannico che la tenne fino al '71. Finalmente libera dal giogo britannico, Dubai decise di allearsi con sei paesi vicini dando vita agli Emirati Arabi Uniti. Gli Emirati Arabi Uniti hanno da poco compiuto 40 anni.Gli sceicchi che da nomadi si ritrovarono al potere dovettero decidere cosa fare di quel “tesoro”. Lo sceicco di Dubai, aveva un rivoletto di petrolio e decise di creare qualcosa che potesse sopravvivere al tempo - una città che diventasse il centro di attività turistiche e finanziarie, attraendo capitali e talenti da tutto il mondo con la promessa di un paradiso esentasse. Alla chiamata hanno risposto milioni di persone: gli autoctoni ormai costituiscono solo il 5% della popolazione.  Dal momento che la popolazione è solo il 5% è evidente  che i nuovi  schiavi  hanno  costrutito la capitale del lusso. Una città che grazie al sistema schiavistico è passata dal tenore di vita di un paese africano ad un reddito medio pro capite di 80mila euro all'anno.Circa  300mila schiavi vengono caricati ogni sera su camioncini e trasferiti nella vicina Sonapur, un mosaico di casette di cemento armato che si estende per chilometri su una superficie coperta di calcinacci. Schiavi che vengono resi tali dalle imprese edili che li vanno a cercare nei paesi sottosviluppati, e li convincono a trasferirsi con la promessa di una vita migliore ma che vengono privati dei documenti.Il tutto per una paga mensile di intorno ai  200 euro. Tutti a Dubai hanno cameriere che rendono schiave con lo stesso sistema e forti del fatto che, senza soldi e non parlando l'arabo, non possono andare da nessuna parte.Oltre al problema sulla profonda disattenzione per i diritti umani, Dubai vive in una forma di monarchia assoluta mascherata da democrazia; all'epoca della prima crisi economica si aprì uno spiraglio di vera democrazia voluta dai commercianti che fecero causa comune contro lo sceicco e pretesero il controllo sulle finanze dello stato. La novità durò solo qualche anno prima che lo sceicco la soffocasse con l'aiuto dei britannici.Oggi lo sceicco  ha trasformato Dubai in una creditopoli,  indebitata per il 107% del suo pil; sarebbe già fallita se la vicina Abu Dhabi, che sguazza nel petrolio, non avesse aperto il libretto degli assegni.Cià è dovuto a gestione e pianificazione della città, che ignora i propri limiti finanziari e ambientali. Molti  gli edifici incompleti.Progetti realizzati prima della crisi finanziaria hanno un aspetto desolato e fatiscente. I prati, curatissimi sono tutti irrigati ei turisti si tuffano in vasche enormi per nuotare con i delfini, o si recano in un freezer enorme con una pista coperta da vera neve.La terra stessa sta cercando di respingere Dubai.  Acqua, il principale problema di Dubai; l'acqua degli Emirati uniti è la più cara al mondo, la sua produzione è più costosa di quella del petrolio e riversa nell'atmosfera quantità enormi di biossido di carbonio.Se la recessione si trasformasse in depressione, Dubai si ritroverebbe senz'acqua poiché il governo non ha predisposto piani di emergenza e dispone di riserve che non basterebbero che per una settimana. Se si trovasse un'energia alternativa al petrolio, per Dubai sarebbe la fine.


Maria Grazia Silvestri

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 02 Maggio 2013 16:12 )  

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