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Zakia Zaki

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Zakia Zaki era afghana,  viveva nel distretto di Jabal Saraj, nella provincia di Parwan, poco a nord di Kabul, una delle zone in mano alle forze anti-talebane. Era madre di sei figli piccoli, quattro maschi e due femmine, d’età compresa tra i venti mesi e gli otto anni. Zakia era un’insegnante e dal 2001 dirigeva la stazione radio Radio Peace, fondata dagli americani.

La sua era una voce d’informazione libera e indipendente e, proprio per questo, riceveva continuamente minacce e intimidazioni. A testimoniarlo è la viva voce del marito, Abdul Ahad Ranjbar. Intervistato dalla BBC News, Abdul ricorda come Zakia fosse ormai continuamente oggetto di minacce, dovute alla libera attività della sua radio, ma anche al suo impegno a difesa dei diritti umani e civili e alla sua rilevante personalità politica e culturale nella provincia. Minacce che, a causa dell’assiduità con cui arrivavano, avevano forse perso la loro forza intimidatoria su Zakia. Fatto sta che non rivelò a nessuno le minacce ricevute tra fine giugno e inizio luglio 2007. Ne informò soltanto la sorella, Nazifa Zaki, generale militare. Nessuna delle due, purtroppo, si rese tempestivamente conto della gravità della situazione.

All’alba del  giugno 2007, un commando di uomini armati irruppe in casa di Zakia, mentre tutti erano ancora immersi nel sonno: i quattro bambini più grandi dormivano in una stanza, Zakia divideva la sua con i più piccoli, mentre il marito era assente. La spedizione fu rapidissima: Zakia colpita da sette colpi al volto e al petto, e poi rapida la fuga. I suoi figli rimasero illesi e, quasi come in un grottesco episodio fantastico, i due che dormivano con lei furono svegliati dal rumore insopportabile, ma non capirono cosa era successo. Solo quando venne accesa la luce la scena si schiarì anche alle loro menti innocenti.

Sei uomini originari della stessa provincia in cui viveva Zakia furono immediatamente arrestati e ricollegati all’omicidio. Il responsabile delle operazioni anti-terrorismo Abdul Manan Farahi da subito dichiarò il loro legame con Hezb-e Islami, gruppo terroristico guidato da Gulbuddin Hekmatyar e in lotta contro il governo afghano e le forze straniere presenti nel territorio nazionale. Sebbene le persone arrestate furono sei, testimoni hanno dichiarato che ad irrompere in casa di Zakia furono soltanto in tre. Né Abdul Manan Farahi né altri esponenti del potere hanno mai precisato il motivo dell’omcidio: “è un caso troppo delicato per poter fare supposizioni”. Questa l’unica dichiarazione ufficiale. Sebbene il caso abbia scosso l’opinione pubblica e la first lady americana allora in carica, Laura Bush, abbia pubblicamente espresso parole di condanna per l’accaduto, quella di Zakia resta una delle 22 voci libere uccise durante il conflitto afghano dal 2001 al 2012 e che non hanno ancora ottenuto piena giustizia.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 11 Aprile 2013 12:04 )  

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