Rimbalzano sempre gli stessi nomi, sempre le stesse mani pulite, in questa faccenda. In questi ignobili affari sporchi, sempre le stesse categorie. Sto parlando del segreto di Stato, dei corrispondenti servizi segreti, di nomi elevati (d)alla P2 e della stagione delle stragi in Italia. Il comun denominatore, gli anni di Piombo e la Seconda Repubblica, quelle controverse stagioni inaugurate mettendo a ferro e fuoco la penisola con la politica stragista della criminalità organizzata. Ancor prima di fare insinuazioni sull'intreccio che si sarebbe avviluppato tra l'ascesa di un partito italiano “delle libertà” e gli anni delle stragi impunite, atteniamoci ai fatti, che meglio di ogni altra argomentazione riescono a restituire il peso specifico di ciò che vogliamo dire.
Voglio parlare del segreto di Stato e di quel che, questo gigantesco vaso di Pandora, potrebbe scatenare, se abrogato. Non sarebbe nemmeno poi tanto eloquente, tanto immediato nel suo carattere scandalistico, scrive sul Corriere della sera Pierluigi Battista, lo scorso mese; magari lo fosse! (“Sarebbe come una continuazione letteraria dell'Isola del tesoro o di un romanzo di Dan Brown. La realtà, e la storia, sono molto diverse”). Il segreto di Stato è una proposizione giuridico-legislativa che vieta la divulgazione di limitate notizie. Non c'è universalità, per questo vincolo giuridico: esso riguarda singoli fatti e individui. E, nota bene: esclude i cittadini dalla piattaforma gestionale del potere tramite la (censurata) mediazione della stampa. Quanto sia importante l'informazione dei cittadini per una corretta (perchè coscienziosa) attività politica spero si dia per presupposta, data la sua evidenza. Come giustifica e deduce lo Stato italiano la necessità di escludere dal dominio dell'opinione pubblica determinati avvenimenti? Con la sicurezza e la sovranità nazionale.
Eppure l'ombra di misteri che giace, granitica, sull'intera Storia d'Italia, alimenta un (pericolosissimo) scetticismo generale sulla credibilità stessa delle istituzioni. Sulla legittimità della governabilità, data l'illegalità dei suoi detentori. Il rottamatore del Pd, salito alle soglie di Palazzo Chigi, annunciava che avrebbe abolito il segreto di Stato.
Ma torniamo a quella lista di nominativi di cui parlavo nell'incipit. I profili che hanno affrontato le aule dei tribunali italiani e che sedevano al (o spalleggiavano il) trono del Sismi (Servizio Informazioni e Sicurezza Militare). Le informazioni che questi nuclei statali raccolgono si sono avvalsi spesso di metodi illegali, non formalmente previsti: pratiche grige e celesti nelle cassaforti delle massonerie italiane. Pio Pompa, Emanuele Cipriani, Licio Gelli, Marco Mancini, Niccolò Pollari. Gli ultimi due, assolti nel 2010 per impossibilità di procedere in un'indagine, a causa del segreto di stato. Il fatto non sussiste(rebbe)!
Di quali mali saremmo dispensati, abrogato il segreto di stato? Difficile a dirsi e quanto più a farsi.
Il Sismi è stato accusato dal Csm di attività di spionaggio: l'apparato statale avrebbe raccolto informazioni che sarebbero servite per far pressioni sulle indagini in corso, tramite i giudici a cui erano affidate. Uno stupro di gruppo operato da arzigogoli tecnico-informatici. Cioè, la pratica del potere è una diplomazia che indaga per il ricatto e l'acquisizione di altro potere?Pubblici ufficiali corrotti che passerebbero informazioni “segrete” ad agenzie investigative private in cambio di tangenti? Il Potere ha veramente poco a che fare con la libertà, se lo guardiamo da questo punto di vista. E' un potere che non ha nemmeno la farsa di un potere: è direttamente un dominio, pronto a sviscerare con cavilli illegali persone e situazioni. Il fine? Le sentenze a carico di ex capi del Sismi o allegati ci dimostrano che la sicurezza nazionale è stata spesso messa in secondo piano rispetto alle aspettative personali. Si è parlato di possesso abusivo di informazioni riservate. Il risultato è la strage di Bologna, l'archivio di via nazionale, il caso Abu Omar, lo scandalo Telecom-Sismi e chissà quanti altri.
Il segreto di stato spesso ha carattere militare, sia come “condotta” che come oggetto specifico. E' curioso come leggendo (dei casi di “abuso”) del segreto di stato io sia sempre più prudente ad associare la sicurezza dello Stato a una pratica militare! Da strategia per la sicurezza nazionale, il segreto di stato diventa metodo di conduzione dei propri affari; più in generale, è una pratica dallo Stato allo Stato. Per lo Stato. Si esaurisce in se stessa e da quest'autoreferenza perisce nel suo intento di sicurezza e sovranità nazionale (semmai sia stata questa la sua linea programmatica!). Cioè, siamo pronti a tutto per l'integrità dell'Italia?Ma poi di quale sicurezza parliamo?Della P2 che gestiva gli appalti pubblici e in cui compare il nome di chi abbiamo eletto per quattro legislature a governarci?Stiamo parlando di uno Stato formale, svuotato di verità, di sensi. Forse pecchiamo di lungimiranza, ma quel che ci piacerebbe sarebbe una politica snella e trasparente, che sia abbastanza forte da assumersi il coraggio del suo esecutivo; che si tratti del passato, di trattative con Cosa Nostra, o del presente, di traffici clandestini di armi con l'Africa. E' normale che ci si aspetti di più dalle dichiarazioni del pentito (udite, udite!) Antonio Iovine, che da chi ha gestito lo Stato? I confini tra ciò che è legale e ciò che non lo è sta diventando pericolosamente labile. Ogni notizia, ogni evento preso singolarmente è un punto, e come tale resta irrisolto, ma se con quei punti riusciamo a tracciarne la storia, il percorso, allora una costellazione così ottenuta sarebbe incredibilmente utile per costruirci liberi dai compromessi e dalle fazioni che ammanettano il senso civico alla sconfitta di se stesso.
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