La forza di volontà è un fattore importante nella vita delle persone; una chiave motivazionale che permette di muoversi verso una direzione specifica e arrivare fino in fondo. Ma non sempre la volontà è sufficiente: siamo esseri umani e non macchine, dotati di sentimenti, di emozioni, di passioni. La voglia di cambiare è tanta perché le sensazioni d'insofferenza o di inadeguatezza sono alte. Urge dunque un cambiamento che molto spesso riguarda il lavoro, l'impiego che ci procura l'interesse comune per eccellenza – i soldi. Un cambiamento per rendere felici se stessi e perchè no, anche gli altri.
Un paese che cambia può progredire come recedere: nel primo caso è un paese che prima di tutto è capace di ricostruirsi nelle sue fondamenta, con un ricambio generazionale dove i vecchi sono sostituiti dai nuovi. E nel caso dell'Italia questo avviene con difficoltà rispetto alle altre nazioni. Quelli che dovrebbero essere i portavoce di un'Italia che guarda al futuro, sono consapevoli invece che lo stesso sistema nazionale non garantisce quelle basi giuridiche e quelle opportunità di cui essi avrebbero bisogno.
Un tema che, per questo motivo, ha assunto rilevanza è quello dei cosiddetti "cervelli in fuga", giovani italiani con un desiderio di costruirsi un futuro con le proprie mani grazie alla propensione nello studio e all'apprendimento che abbandonano la terra natìa. Talenti che dimostrano di avere grandi capacità (oltre ad una forza di volontà rilevante) nel proprio campo e che per perseguire i loro progetti decidono di cambiare il contesto in cui farlo.
Quello della fuga di potenziali talenti è forse la più grave tra le tante pecche innegabili che stanno declassando (a livello statistico) questo paese, perché in questo modo non si garantisce quella dinamicità essenziale al progresso di una società.Ma oltre all'esodo dei giovani, all'estremo anagrafico c'è una nuova categoria di persone che decide di lasciare il paese. Si tratta dei pensionati, persone che raggiunta la soglia anagrafica adeguata, finiscono di lavorare ed entrano nell'età di retribuzione dovuta dallo Stato per gli sforzi fatti e i contributi INPS emessi di conseguenza.
Negli ultimi 5 anni il numero dei pensionati che hanno deciso di emigrare in un altro paese e godersi i contributi pensionistici ha oltrepassato quota 16 mila. Un numero sempre crescente di persone che si trasferisce in Paesi che hanno un livello sufficiente di servizi sociali, in particolare quello sanitario, con un costo della vita più basso di quanto avviene in Italia e il peso del fisco che incide in misura inferiore. La pressione fiscale sul suolo italiano è notoriamente alta, con un intervallo che varia tra il 23% e il 43% per l'aliquota IRPEF: in media negli altri paesi europei si paga il 30% in meno di tasse.
I paesi più gettonati rimangono in maggioranza quelli Europei, ovviamente per questioni di vicinanza all'Italia in caso di bisogno. Il Portogallo è in assoluto quello più ricercato perchè offre un equilibrio quasi perfetto tra uno stile di vita adeguato (affitti bassi, ottima cucina, clima gradevole e come detto servizi sufficienti) e una fiscalità decisamente non soffocante come in Italia. Poco lontano c'è un altro luogo particolarmente rinomato, ovvero le Canarie. Ottima cucina e clima temperato ne fanno da sempre una meta vacanziera prediletta ma è diventata preferibile per fasce di età anziane che con un retribuzione pensionistica adeguata. Ci sono differenze tra isola ed isola poiché i servizi più alti hanno sempre un costo maggiore ma la tendenza è quella di un range di prezzi più bassi e quindi di sacrifici decisamente meno pesanti. Altri paesi europei preferiti sono la Bulgaria, Cipro e Il Nord Africa con Marocco e Tunisia in testa.
Ma non tutti i pensionati hanno le stesse facilitazioni - c'è una differenza sostanziale tra un ex-dipendente INPDAP e uno ex-INPS. Un pensionato ex INPDAP, cioè un pensionato della Pubblica Amministrazione e quindi uno statale, un parastatale, un ex dipendente degli Enti Locali (Regioni, Provincie e Comuni) non può chiedere la defiscalizzazione della sua pensione, in caso risieda all'estero, mentre ciò è concesso, ai pensionati INPS "puri", cioè gli ex lavoratori del settore privato. Questo è sancito da tutta una serie di trattati stipulati per evitare le doppie imposizioni, che l'Italia ha sottoscritto con numerosi altri Paesi.
La cosa certa è il risvolto negativo nelle casse dello Stato con perdite di milioni di euro. Ma per alcuni contesti italiani la situazione è ancora peggiore: è il caso del comune parmense di Bardi che sta rischiando la bancarotta. Basta un solo dato per spiegare la grave crisi di questo comune montano: su 2185 abitanti certificati oltre 1500 non risiedono più avendo scelto altre mete estere e sulle cui proprietà natie non hanno più obbligo di pagare Imu e Tari; risultato che comporta oltre 120 mila euro in meno nelle casse comunali. Un problema che secondo il sindaco del paesino Valentina Pontremoli, deve essere risolto tempestivamente dallo Stato attraverso l'attuazione del fondo stanziato per comuni a retribuzione minoritaria.
Il crollo delle vendite immobiliari conseguente alle fughe di massa, pone un accento sulla gravità del problema in generale: chiedersi come fare a migliorare questa situazione e a prevenire queste fughe che sono sintomo d'insostenibilità. Secondo l'INPS occorre rivedere quegli accordi internazionali che hanno favorito questo trend. Una ripercussione grave che lascia scoperte fasce di popolazione che non conferiscono più un gettito costante di denaro, oltre a dimostrare una sempre più marcata mancanza di fiducia nello Stato italiano, divenuto ormai una "Terra di mezzo" tra chi non vuole o non può cambiare.
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






