
"Ma chi l'ha voluto? Né io, né lei! Questo è positivo! Ora, scusa: chi è imputabile? L'intenzione, è vero? Non il caso. Se tu l'intenzione non l'hai avuta! Resta il caso. Una disgrazia!"
Dal 1 al 6 dicembre, al Teatro della Pergola a Firenze, va in scena "L'uomo, la bestia e la virtù", spettacolo con regia di Giuseppe Dipasquale, interpretato dagli applauditissimi Geppy Gleijeses, Marco Messeri, Marianella Bargilli, Renata Zamengo, Francesco Benedetto e Vincenzo Leto.
La commedia di Pirandello ruota intorno ad una storia grottesca e ad un piccolo numero di personaggi. All'inizio dello spettacolo molte parti della storia restano in penombra, intuibili ma non chiare. I personaggi che incontriamo in questa prima parte sono la governante Rosaria, il signor Paolino, la signora Perella e suo figlio Nonò, il dottor Nino Pulejo e suo fratello farmacista, il signor Totò. Interessanti i costumi scelti per loro da Adele Bargilli, con giacche trasparenti, improbabili copricapo e kimono.
Mano a mano che le scene si susseguono, accompagnate perfettamente dalle musiche di Mario Incudine, diventa sempre più chiaro il rapporto tra i vari personaggi (così come sempre più limpido appare lo sfondo del palco), ed in particolare quello tra il signor Paolino, insegnante privato di latino di Nonò, e la signora Perella, sposata con un capitano di marina sempre assente per lavoro: il Capitano Perella. Quest'ultimo lo incontriamo, insieme a Grazia, domestica di casa Perella, nella seconda metà della commedia, quando, di ritorno dai suoi viaggi per una sola notte, sarà vittima di una sorta di complotto per convincerlo a giacere ad ogni costo con la moglie, per salvare "la maschera" degli altri personaggi.
Paolino: che cosa fanno i commedianti?
Dottor Nino Pulejo: Mah... rècitano, mi pare.
Paolino: Le pare? Non ne è sicuro? E perché rècitano, si chiamano ipocriti? Le pare giusto chiamare ipocrita uno che recita per professione? Se recita, fa il suo dovere! Non può chiamarlo ipocrita! — Chi chiama così lei, invece, cioè con questo nome che i greci davano ai commedianti?
Dottor Nino Pulejo: Ah, uno che finge!
Paolino: Ecco. Uno che finge, come un commediante appunto, che finge una parte, poniamo di re, mentre è un povero straccione; o un'altra parte qualsiasi. Che c'è di male in questo? Niente. Dovere! professione! — Quand'è il male, invece? Quando non si è più così ipocriti per dovere, per professione sulla scena; ma per gusto, per tornaconto, per malvagità, per abitudine, nella vita — o anche per civiltà — sicuro! perché civile, esser civile, vuol dire proprio questo: — dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in corpo fiele; in bocca miele. O quando si entra qua e si dice: — Buon giorno, signor professore, invece di: — Vada al diavolo, signor professore!
La storia, infatti, gioca sul personaggio che ogni essere umano si costruisce intorno, su come vorrebbe apparire agli occhi degli altri. Una maschera tarata sui valori della società in cui vive, sulla morale pubblica ma anche sul desiderio e sugli istinti animaleschi. Da qui, appunto, il titolo dell'opera: "L'uomo, la bestia e la virtù". Con il tempo questa maschera rischia di prendere il sopravvento, obbligando l'uomo ad agire secondo un meccanismo artificiale per rimanere coerente col proprio personaggio.
Ed è proprio il caso dei nostri personaggi: l'onesto professor Paolino (l'Uomo), l'immorale capitano Perella (la Bestia) e la pudica signora Perella (la Virtù).
A causa della perenne assenza del Capitano Perella, che nel frattempo ha messo su una seconda famiglia altrove, la moglie inizia una storia segreta col professor Paolino. Tuttavia la sorte vuole che la signora Perella resti incinta poco prima del ritorno di suo marito, che da tempo non vuole più avere rapporti con la moglie.
"Guarda: è come se tu avessi una terra, e la lasciassi abbandonata. C'è un albero in questa terra, e tu non te ne curi. Come se fosse di nessuno! Bene. Uno passa. Coglie un frutto di quell'albero; se lo mangia; butta via il nocciolo. Lo butti... così, per il solo fatto che hai colto quel frutto abbandonato. — Bene. Un bel giorno, da quel nocciolo là ti nasce un altro albero! L'hai voluto? No! Né lo ha voluto la terra che ha ricevuto... così... quel nocciolo. Scusa: l'albero che nasce a chi appartiene? A te, che sei il proprietario della terra!"
Per salvare le proprie maschere, i personaggi capiscono che l'unica soluzione è quella di convincere il marinaio a giacere con la moglie nella sua unica notte di permanenza. Con la complicità del dottor Nino Pulejo e di suo fratello farmacista, Totò, il signor Paolino tenterà tutto il possibile, tra mille imprevisti che divertono lo spettatore.
Il risultato è che, al di là del successo o meno del piano, ogni maschera cade (perlomeno agli occhi del pubblico) portando lo spettatore a chiedersi se non sia più logico metter da parte tanta finzione ed accettare che ognuno di noi può essere, a seconda delle situazioni, uomo, bestia o virtù.
Paolino: Mi scusi capitano, sono io che sono una bestia.
Perella: Eh, caro professore, bisogna essere uomini!
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