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Teatro della Pergola: "L'uomo, la bestia e la virtù"

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Teatro della Pergola

L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ

di Luigi Pirandello

luomo la bestia

 

 

 

 

1 – 6 dicembre

(feriale ore 20.45; festivo ore 15.45)

Con Renata Zamengo, Francesco Benedetto, Vincenzo Leto

Regia Giuseppe Dipasquale

Durata dello spettacolo: 2h con intervallo.

 

Dopo i successi di Erano tutti i miei figli e Il giardino dei ciliegi, Giuseppe Dipasquale dirige al Teatro della Pergola, da martedì 1 a domenica 6 dicembre, L’uomo, la bestia e la virtù di Pirandello nell’interpretazione di Geppy Gleijeses e Marianella Bargilli, a loro volta reduci dai grandi esiti di Miseria e nobiltà, A Santa Lucia e L’importanza di chiamarsi Ernesto (con Lucia Poli). Con loro in scena Marco Messeri, che figurò nella compagnia de Il Pigmalione, uno dei più grandi successi della ditta ‘Gleijeses-Bargilli’. Messeri, vincitore di Nastri d’Argento e Ciak d’Oro, torna al teatro dopo qualche anno.

L’uomo, la bestia e la virtù”, spiega Geppy Gleijeses, “è una delle satire più dure contro l’umanità e i suoi astratti valori. Tutti i personaggi sembrano farsi guidare da un meccanismo artificiale, vivendo un’esistenza di marionette, dove ognuno porta in faccia la sua maschera: la maschera così cara a Pirandello.”

Pirandello francamente comico, ma con risvolti di grande amarezza di fronte ai soprusi di un uomo prepotente e dispotico perpetrati nei confronti di una moglie debole e trascurata e di un modesto professore innamorato di lei. Il pubblico, che forse non si aspettava dal drammaturgo agrigentino una commedia dai toni farseschi e scollacciati, non accolse bene la prima rappresentazione dell’opera a Milano nel 1919. Successivamente rivalutata dalla critica e dal pubblico, la commedia ebbe così tanto successo in Italia e all’estero da essere una delle più rappresentate della produzione teatrale di Pirandello. Ora arriva al Teatro della Pergola da martedì 1 a domenica 6 dicembre, diretta da Giuseppe Dipasquale e interpretata da Geppy Gleijeses, Marco Messeri, Marianella Bargilli.

“La messinscena che proponiamo è un apologo straordinario”, afferma Gleijeses, “non ci sono altre commedie di questo genere nel teatro pirandelliano: si tratta di un autentico grottesco, gli spettatori possono ridere e commuoversi anche a distanza di poche battute”.

Gleijeses interpreta il ruolo del Signor Paolino, ed è anche capocomico e produttore: in questo modo riesce ad avere una visione totale del lavoro in scena.

“Assolutamente sì e poi teatralmente io sono nato come capocomico”, interviene l’attore, “ho debuttato a 25 anni come il più giovane capocomico d’Italia e capocomici sono stati tutti i più grandi: Tino Buazzelli, Gianni Santuccio, Eduardo De Filippo, Giulio Bosetti, Glauco Mauri, Luca De Filippo, Gabriele Lavia, Umberto Orsini… La nostra tradizione è quella, non c’è niente da fare, appartiene al nostro essere italiani”.

Il farsesco tema trattato dalla commedia è ben rappresentato dal titolo: L’Uomo è la prima maschera, quella appunto del Signor Paolino che nasconde sotto il suo ostentato perbenismo la tresca con la Signora Perella (Marianella Bargilli), che indossa la maschera della Virtù, quella cioè di una morigerata e pudica madre di famiglia praticamente abbandonata dal marito, il Capitano di marina che appare agli occhi della gente con la maschera della Bestia (Marco Messeri). Egli convive con una donna a Napoli e, nelle rare occasioni in cui incontra la moglie rifiuta, con ogni pretesto, di avere rapporti con lei.

“Indubbiamente in quest’opera di Pirandello si ride, ma l’umorismo pirandelliano ha sempre una nota amara di fondo”, prosegue Gleijeses, “l’umorismo è la possibilità di far ridere, ma lasciando sempre aperto un certo humor nero tra le righe… In questo modo ti puoi divertire e contemporaneamente anche soffrire, come avviene un po’ nel nostro spettacolo: tutti i personaggi vengono visti sotto una lente negativa, non ci sono personaggi ‘puliti’. Del resto, i personaggi troppo positivi alla fine non fanno ridere, chissà perché…”

La commedia in maschera potrebbe proseguire con piena soddisfazione di tutti se il destino e il caso non intervenissero a far cadere le false apparenze. La virtuosa Signora Perella rimane infatti incinta a opera del trasparente Signor Paolino che dovrà, al di là di ogni morale, rimettere in piedi l’ipocrita buon ordine borghese: dovrà convincere tutti che la Signora Perella è rimasta incinta in una delle rare occasioni dal marito e quindi dovrà far sì che il recalcitrante Capitano abbia almeno un rapporto sessuale con sua moglie. Tutto dovrà avvenire in una sola notte perché tanto è il tempo che il Capitano soggiornerà in casa prima di ripartire e rimanere assente per due mesi. Il Signor Paolino allora dovrà fare in modo che la sua pudica amante ceda alle voglie della Bestia. Per essere sicuro del risultato, il professore si farà preparare un afrodisiaco per stimolare i sopiti sensi del Capitano e inciterà la vergognosa amante a mostrare le grazie che tiene virtuosamente nascoste.

“Altre commedie borghesi di Pirandello sono più scritte, invece nel caso de L’uomo, la bestia e la virtù le maschere dei personaggi possono essere interpretate in mille modi diversi. Io, Marianella Bargilli e Marco Messeri”, spiega Gleijeses, “ci siamo divertiti a scovare letture differenti ogni volta, scoprendo sempre risvolti nuovi nell’adattamento fatto da Giuseppe Dipasquale. Alla ripresa di questo spettacolo molte cose sono state modificate dalla prima versione, in cui il Capitano Perella era interpretato da Lello Arena, perché il cambiamento è fondamentale quando si interpreta un autore come Pirandello”.

Tutto è pronto per la trappola sessuale in cui dovrà cadere la Bestia. Il Signor Paolino se ne andrà lasciando campo libero al Capitano, rimanendo d’accordo con la Signora Perella che: “Verrò domattina all’alba, davanti alla tua casa. Se è ‘sì’ fammi trovare un segno; ecco, guarda, uno di questi vasi di fiori qua, alla finestra della veranda.” Ma la mattina successiva nessun vaso di fiori appare alla finestra…

Ciascuno di noi, infatti, può essere, di volta in volta, ‘Uomo’, ‘Bestia’ e ‘Virtù’, ma nessuna di queste maschere è assoluta né definitiva. Ognuno di questi caratteri è contraddistinto da contorni sfumati, a dimostrazione di quanto l’umanità possa assumere – in relazione alle situazioni che di volta in volta si trova a dover vivere e gestire – volti, modi ed espressioni differenti.

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