Uno spettacolo leggero, divertente, ma quanto mai attuale e impegnato. Un marito ideale di Oscar Wilde è in scena alla Pergola fino a domenica 27 gennaio. E dietro i costumi e i modi ottocenteschi, è davvero facile percepire un richiamo ai conflitti e alle ipocrisie di oggigiorno. La trama è presto detta: sir Robert Chiltern, celebre uomo politico inglese, modello di tutte le perfezioni sociali e morali, vive il suo idillio amoroso con la moglie Gertrudh, in una lussuosa casa londinese. Ma la minaccia si nasconde dietro l’angolo, incarnata dall’affascinante e scaltra signora Cheveley, ma soprattutto da un oscuro e ignobile segreto. L’intrigo sarà infine sdipanato dal più improbabile dei consiglieri, il leggero e ironico Lord Goring.

Ed è proprio quest’ultimo, campione di un dandismo à la page (e malcelato autoritratto dello stesso Wilde) a conquistare immediatamente il pubblico, nella brillante interpretazione di Pietro Bontempo. Le risa e gli applausi a scena aperta scoppiano a ripetizione, in gran parte calamitati proprio da questo inverosimile deus ex machina. Un apprezzamento a tratti forse eccessivo, che sconfina quasi in un tedioso divismo, ma non c’è che dire: l’interpretazione e lo spessore del personaggio, inseriti con intelligenza nel complesso della trama, meritano davvero un piccolo strappo alla regola. L’insieme della compagnia, intanto, funziona come un meccanismo perfettamente collaudato: un poco stereotipati, ma proprio per questo perfettamente calati nella parte, i due “coniugi” Roberto Valerio (che è anche autore e regista dello spettacolo) e Chiara Degani; sempre piccante e a tratti splendidamente antipatica la “ricattatrice” Valentina Sperlì; agili e mature “spalle” per gli spassosi siparietti con Lord Goring, Alarico Salaroli e Luca Damiani. A conclusione di spettacolo e dopo abbondanti applausi, lo stesso Salaroli prenderà la parola per un commosso ricordo di Massimo Castri: dopo tante risate ed emozioni (non solo queste di una sera, ma quelle concesseci dal maestro in una vita dedicata al teatro), un minuto di silenzio è doveroso e più che mai sentito.

Ma tornando allo spettacolo: la regia si distingue per asciuttezza ed equilibrio. Dopo un avvio “in effetto rewind” (un gioco originale e straniante, ma forse un poco gratuito), la trama procede limpida e brillante, sostenendosi sull’inventiva witty di una lingua tra il sagace e il surreale. Sullo sfondo, una scenografia al limite del minimale, ma capace di ottime suggestioni cromatiche. Il testo risente a tratti della sua età, e certe battute piuttosto sessiste (ma ambiguamente anestetizzate, quando messe forzosamente in bocca a una donna) stridono un poco con la sua attualità. Perché una strana sensazione ci aveva colto allo stomaco, proprio quando sir Chiltern, parlando con sussiego delle doti irrinunciabili per un uomo politico, ne aveva indicato la più importante: la moralità.
Per DEApress, Simone Rebora
Un marito ideale di Oscar Wilde
traduzione e regia di Roberto Valerio
produzione Compagnia Lavia Anagni
al Teatro della Pergola di Firenze fino al 27 gennaio
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