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Krishna Biswas: le visioni ascoltando "Radha"

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Krishna Biswas
“RADHA”

COVER KRISHNA

“Baliset” - Official HD

Parliamo di un ascolto difficile, per quanto abbia senso parlare di difficoltà in campo artistico. Di certo ci riferiamo ad un ascolto che non sfrutta comunicazioni immediate, strutture pop e soluzioni popolari. Parliamo di un disco ampio, di 15 scritture per sola chitarra acustica per lo più realizzate in presa diretta (elemento di grande fascino che arricchisce l’ascolto di interesse e curiosità). Parliamo del nuovo disco di Krishna Biswas dal titolo “Radha”: chitarrista e compositore toscano di origine indiana che proprio al suo paese - o meglio alla tradizione iconografica di figure spirituali come Krishna e Radha - dedica questo lavoro dal suono concettuale e raramente struttura secondo le nostre consuete abitudini di stile. Un lavoro che la RadiciMusic pubblica anche in vinile (con le belle grafiche di frenopersciacalli) e che richiede attenzione e sosta: ecco accodarci alla rapida e decisa risposta di Biswas che dimostra sicurezza e ambizione quando ci dice che dice: “Mi piacerebbe che si fermassero” alludendo alle orecchie in ascolto. Fermarsi dunque: silenzio attorno e immersione nell’opera visionaria ricca soltanto - si fa per dire - del suono di una chitarra acustica.

Torniamo a parlare della nostra Toscana e ritroviamo il cantautore e chitarrista Krishna Biswas. Perché il nostro territorio è anche pregno di produzioni artistiche che spaziano oltre il territorio del solito pop. Ecco: ci racconti da dove nasce il bisogno e la necessità artistica di battere terreni così solitari e individuali?
Il mio interesse nasce dalla saturazione della pratica di linguaggi convenzionali; la mia proposta si alimenta nella ricerca di una voce personale.

Quanto ha pesato e in che modo ti ha contaminato Firenze e i suoi derivati? Quanto la sua cultura e la sua tradizione?
Non credo di essere nella posizione di poter fare un'osservazione così distaccata; se dovessi dare un' opinione, anche se azzardata, direi davvero poco a che vedere con Firenze e la Toscana.

Che poi le tue origini hanno ben altro peso e natura… in questo disco, se non erro, subentra la tradizione indiana. Eppure, forse parlando da profano, mi sarei aspettato una più sfacciata assonanza con quello che siamo abituati a sentire pensando alla cultura indiana o sbaglio? Quindi un certo tipo di scrittura, di scale, di visioni…
Il contatto con l'India è presente nella mia vita poichè per metà mio padre è originario del Bengala e per metà fiorentino. Mia madre era invece di San Francisco di origine svedese. Capisco in effetti che la tentazione di accostarmi all'India ci sia, ma in effetti non credo che emergerebbe se qualcuno ascoltasse la mia proposta senza sapere il mio nome.

Chitarra acustica… ma se ti dicessi sitar? Ci hai mai pensato? O forse si… e qui mi scuso anzitempo per non conoscere a pieno la tua carriera passata…
Ho ascoltato per osmosi musica classica indiana ed occidentale; non sono, confesso, un attento ascoltatore della tradizione indiana.

Non so entrare nel merito del disco che però dalla sua mi comunica visioni e sensazioni forti, come nel brano “Dicembre” che trovo un momento di grande apertura ad un orizzonte verso cui sento di dover correre. Ecco: cosa vorresti che arrivasse alle orecchie e al cuore delle persone che ascoltano il disco? E mi riferisco al 90% del pubblico che non avrà mezzi e competenza per capirlo come meriterebbe…
Mi piacerebbe che si fermassero.

Una volta parlando con Tony Levin per una intervista mi disse che spesso accade di fare errori nei concerti ma che in fondo sono talmente fini e richiedono appunto una conoscenza tecnica così elevata che nessuno se ne accorgerà mai. Nessuno: insomma è davvero raro trovare un orecchio così fine da evidenziare tali smagliature. Ecco: in questo disco o nei tuoi live, quanti “errori” hai contemplato o quante smagliature ci sono che però hai lasciato correre anche in ragione di una esecuzione globale migliore?
Questo disco è registrato tutto in presa diretta, e tra tutti i miei lavori è quello più preciso come esecuzione; sono presenti passaggi che vorrei eseguire meglio, certo, ma che non sono stato in grado di fare.

E come ultima domanda vorremo che portassi nel mondo della copertina di questo disco…
La copertina del disco la devo all'artista visivo frenopersciacalli; quella presente in copertina è la prima opera che ho visto della sua produzione e quella a mio avviso più vicina al clima emotivo del disco.

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